Cos’è la partita IVA: Come si apre e quanto costa
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Cos’è la partita IVA: Come si apre e quanto costa

La Partita IVA è il codice identificativo fiscale di 11 cifre assegnato a chi svolge un’attività economica in modo continuativo in Italia. Rientrano in questa categoria liberi professionisti, artigiani, commercianti, società e imprenditori di ogni settore. Chi riceve compensi in modo abituale ha l’obbligo di aprirla. Chi lavora solo occasionalmente, invece, può farne a meno.

In questa guida trovi tutto ciò che serve sapere sulla Partita IVA nel 2026. Ti spiegheremo cos’è, chi è obbligato ad aprirla e come si apre passo per passo. Inoltre, vedremo quanto costa, quali regimi fiscali esistono, come gestire i pagamenti e come chiuderla correttamente.

Cos’è la Partita IVA?

La Partita IVA è un codice numerico di 11 cifre attribuito dall’Agenzia delle Entrate a ogni soggetto che esercita un’attività economica in Italia in modo continuativo e organizzato. 

Le 11 cifre seguono una struttura precisa: le prime sette identificano il contribuente, le tre successive indicano l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate che ha attribuito il codice e l’ultima è una cifra di controllo, utilizzata per verificare che il numero sia formalmente corretto

La Partita IVA consente di: 

  • Identificare il contribuente ai fini fiscali;
  • Emettere fatture;
  • Applicare o detrarre l’IVA;
  • Assolvere agli obblighi di versamento delle imposte.

Per le persone fisiche (lavoratori autonomi, professionisti, ditte individuali), la Partita IVA è distinta dal codice fiscale. Quest’ultimo è infatti un codice alfanumerico di 16 caratteri usato per l’identificazione anagrafica. Per le società, invece, la Partita IVA spesso coincide con il codice fiscale. 

La normativa di riferimento è il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, istitutivo dell’IVA in Italia, e le successive modifiche introdotte dalle leggi di bilancio annuali.

Chi è obbligato ad aprire la Partita IVA?

L’apertura della Partita IVA è obbligatoria per tutti i soggetti che svolgono un’attività economica in Italia in modo continuativo e con carattere di professionalità, indipendentemente dal settore. 

Tra i soggetti obbligati ad aprire una Partita IVA rientrano:

  • Lavoratori autonomi e liberi professionisti, come consulenti, avvocati, commercialisti, architetti, traduttori, grafici, fotografi e sviluppatori web;
  • Artigiani e commercianti;
  • Titolari di ditta individuale;
  • Chi gestisce un e-commerce o vende prodotti online in modo strutturato.

L’unica eccezione riguarda il lavoro occasionale. Chi svolge prestazioni saltuarie e non continuative, può operare senza Partita IVA. Dovrà però emettere una ricevuta per prestazione occasionale. La ritenuta d’acconto del 20%, se dovuta, è però applicata e versata dal committente, che agisce come sostituto d’imposta, non dal lavoratore. 

Quanto costa aprire una partita IVA forfettaria od ordinaria?

Come aprire la Partita IVA: guida passo per passo

Aprire la Partita IVA in Italia è una procedura gratuita (se eseguita in autonomia) e relativamente semplice. Puoi farlo da solo in pochi giorni oppure affidarti a un commercialista. Ecco i passaggi da seguire.

1. Verifica se hai bisogno della PEC

La PEC (Posta Elettronica Certificata) non è obbligatoria per tutti i titolari di Partita IVA, ma solo in alcuni casi specifici. Questo sistema serve per comunicare ufficialmente con la pubblica amministrazione, ricevere notifiche e gestire alcuni adempimenti burocratici.

La PEC è obbligatoria se:

  • Sei un libero professionista iscritto ad un albo professionale, come avvocati, psicologi, architetti o commercialisti;
  • Hai una società di persone o di capitali, come SNC, SAS o SRL;
  • Hai una ditta individuale artigianale o commerciale iscritta al Registro delle Imprese.

Tuttavia, la PEC non è richiesta a tutti.

La PEC non è obbligatoria se:

  • Sei un privato cittadino;
  • Sei un libero professionista senza albo o senza cassa professionale.

Anche quando non è obbligatoria, può comunque essere utile averla per gestire comunicazioni ufficiali in modo rapido e tracciabile. Puoi attivarla tramite provider accreditati come Aruba, Legalmail o InfoCert, con costi che partono da pochi euro all’anno.

2. Scegli il codice ATECO

Il codice ATECO è un codice che classifica l’attività economica svolta

L’ATECO è determinante perché influenza:

  • Il coefficiente di redditività nel regime forfettario;
  • La cassa previdenziale di riferimento;
  • Alcuni adempimenti specifici del settore. 

L’elenco completo dei codici ATECO è disponibile sul sito dell’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica). In caso di dubbio sulla classificazione corretta, è opportuno consultare un commercialista. Scegliere il codice sbagliato può avere conseguenze fiscali e previdenziali significative.

3. Scegli il regime fiscale

Al momento di presentazione della domanda, devi dichiarare quale regime fiscale intendi adottare tra regime forfettario e regime ordinario

La scelta dipende dal fatturato atteso, dalla tipologia di attività e dalla necessità o meno di dedurre i costi.

4. Compila il modello corretto

Il modulo da compilare dipende dal tipo di attività che vuoi avviare.

Per presentare la domanda, dovrai compilare uno tra i seguenti moduli:

  • AA9/12: per le persone fisiche (lavoratori autonomi, professionisti, ditte individuali). Disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
  • AA7/10: per le società (SRL, SNC, SAS, SPA e altre forme societarie).

Entrambi i moduli richiedono i dati anagrafici del soggetto, il codice ATECO dell’attività, il regime fiscale prescelto e la data di inizio attività.

5. Invia la domanda all’Agenzia delle Entrate

Dopo aver compilato il modulo, puoi inviarlo all’Agenzia delle Entrate per richiedere ufficialmente l’apertura della Partita IVA.

Puoi presentare ufficialmente la domanda di apertura della Partita IVA nei seguenti modi:

  • Online: tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (con SPID, CIE o CNS).
  • Di persona: presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio.
  • Tramite un commercialista o CAF abilitato: che si occupa dell’invio telematico per conto del contribuente.

In tutti i casi, la Partita IVA viene assegnata entro pochi giorni lavorativi.

6. Completa le registrazioni aggiuntive

A seconda della tipologia di attività, dopo l’apertura della Partita IVA è necessario completare ulteriori adempimenti

Alcune iscrizioni e registrazioni da completare includono:

  • Iscrizione alla Gestione Separata INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale): obbligatoria per i lavoratori autonomi non iscritti ad altre casse previdenziali (collaboratori, professionisti senza albo, ecc.).
  • Iscrizione alla Cassa Previdenziale di categoria: per le professioni ordinistiche. Ad esempio, gli avvocati devono iscriversi alla Cassa Forense, i medici all’ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) e gli ingegneri a INARCASSA (Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti).
  • Iscrizione all’INPS Artigiani e Commercianti: per chi svolge attività artigiana o commerciale.
  • Iscrizione al Registro delle Imprese (Camera di Commercio): obbligatoria per le imprese individuali e le società.
  • SCIA al SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive): richiesta per le attività commerciali, alimentari e alcune categorie di servizi che necessitano di specifiche autorizzazioni.

Completare correttamente questi adempimenti fin dall’inizio evita sanzioni e irregolarità nei versamenti contributivi.

Come richiedere l'esenzione IVA

Come verificare una Partita IVA

La verifica della Partita IVA di un fornitore, cliente o partner commerciale è un’operazione consigliabile prima di emettere o ricevere una fattura. L’utilizzo di una Partita IVA non valida o cessata può comportare controlli o contestazioni fiscali.

Ecco gli strumenti ufficiali disponibili per effettuare il check di una Partita IVA:

  • Portale dell’Agenzia delle Entrate: il servizio di verifica è accessibile gratuitamente all’indirizzo telematici.agenziaentrate.gov.it. Inserendo il numero di Partita IVA, il sistema conferma se è attiva o cessata e a quale soggetto è intestata.
  • VIES (VAT Information Exchange System): per verificare la validità delle Partite IVA di soggetti comunitari (imprese UE), lo strumento ufficiale è il portale VIES della Commissione Europea.
  • Registro delle Imprese (Camere di Commercio): tramite Telemaco o il portale imprese.it è possibile ottenere informazioni più dettagliate su una società, come denominazione, sede, forma giuridica, stato di attività e codice ATECO.

La verifica andrebbe effettuata prima di avviare un rapporto commerciale con un nuovo soggetto. Inoltre, va verificata in caso di operazioni intracomunitarie, prima di ogni singola fattura in esenzione IVA.

Quanto costa aprire una Partita IVA?

Aprire la Partita IVA in autonomia è gratuito. Non ci sono infatti diritti o tariffe da versare all’Agenzia delle Entrate per la presentazione del modello. 

Se ti affidi a un commercialista o a un CAF per aprire la Partita IVA, invece, dovrai corrispondere un compenso professionale che varia indicativamente tra:

  • 100-300€ per l’apertura in regime forfettario;
  • 200-500€ per l’apertura in regime ordinario.

Questi importi coprono solo la procedura di apertura. La gestione contabile continuativa ha costi separati.

Costi fissi dopo l’apertura della Partita IVA

Aprire la Partita IVA comporta oneri fissi e ricorrenti da pianificare. 

I principali costi per l’apertura della Partita IVA ncludono:

  • Contributi previdenziali INPS: per i forfettari iscritti alla Gestione Separata, il contributo è percentuale sul reddito. Per artigiani e commercianti esistono quote fisse minimali annue.
  • Supporto contabile e fiscale: il commercialista segue la dichiarazione dei redditi, i versamenti periodici e gli adempimenti IVA (per il regime ordinario). I costi variano tra 500 e 2.000€ l’anno, in base alla complessità dell’attività.
  • Software di fatturazione elettronica: dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria, in linea generale, per i soggetti IVA tenuti all’emissione delle e-fatture. L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione gratuitamente strumenti e portali dedicati. Soluzioni private come Fatture in Cloud, Aruba Fatturazione Elettronica o Zucchetti rappresentano opzioni facoltative, con costi variabili spesso compresi tra circa 50 e 150€ annui per esigenze base o regimi forfettari.
  • Diritto annuale alla Camera di Commercio: per le imprese iscritte al Registro delle Imprese, varia in base alla forma giuridica e alla dimensione dell’impresa (da circa 53€ per le ditte individuali).
  • Imposte e tasse: IRPEF o imposta sostitutiva (per i forfettari), IVA (per il regime ordinario), addizionali regionali e comunali, eventuali IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) e IRES (Imposta sul Reddito delle Società) per le società.

Una stima realistica dei costi fissi annui per un forfettario senza dipendenti si colloca tra i 1.500 e i 3.500€, includendo contributi e supporto professionale.

Regime forfettario: come funziona

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato previsto dalla Legge 23 dicembre 2014, n. 190. È riservato a chi ha ricavi o compensi annui che non superano gli 85.000€.

Le caratteristiche principali del regime forfettario sono:

  • Imposta sostitutiva: pari al 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività, per chi avvia una nuova attività senza aver esercitato negli ultimi tre anni.
  • Reddito imponibile determinato forfettariamente: si applica al fatturato lordo un coefficiente di redditività che varia in base al codice ATECO. L’imponibile è il fatturato moltiplicato per il coefficiente. Su questo importo si calcola l’imposta sostitutiva.
  • Nessuna deduzione analitica dei costi: nel regime forfettario non è possibile dedurre analiticamente le spese sostenute per l’attività, poiché i costi sono determinati in modo forfettario tramite il coefficiente di redditività. Restano tuttavia deducibili i contributi previdenziali obbligatori (INPS o casse professionali), che possono essere sottratti dalla base imponibile prima dell’applicazione dell’imposta sostitutiva.
  • Esenzione dall’IVA: il forfettario non applica né detrae l’IVA nelle proprie operazioni nazionali. Questo semplifica la gestione ma può essere uno svantaggio nei rapporti B2B.
  • Contabilità semplificata: non è obbligatorio tenere le scritture contabili ordinarie. È però necessario conservare le fatture emesse e ricevute.
  • Obbligo di fatturazione elettronica: dal 1° gennaio 2024 è esteso a tutti i forfettari, pur con alcune eccezioni.

Il regime forfettario non esonera dal versamento dei contributi previdenziali. Questi rimangono dovuti indipendentemente dal regime fiscale scelto.

Regime ordinario: come funziona

Il regime ordinario si applica obbligatoriamente a chi supera gli 85.000€ di ricavi annui. È la scelta più comune per le società e per i professionisti con fatturati medio-alti che hanno necessità di dedurre i costi.

Le principali caratteristiche del regime ordinario includono:

  • IVA: viene applicata alle fatture emesse (generalmente al 22%, con aliquote ridotte per alcune categorie) e detratta sugli acquisti inerenti all’attività. La differenza va versata periodicamente (mensilmente o trimestralmente) all’Erario.
  • IRPEF o IRES: le persone fisiche pagano l’IRPEF per scaglioni (23%, 33%, 43% nel 2026); le società di capitali pagano l’IRES al 24%.
  • IRAP: generalmente applicabile alle società e ad alcuni enti collettivi (ad esempio società di persone e associazioni). Dal 2022, l’IRAP non è più dovuta dalle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni. L’aliquota ordinaria è pari al 3,9%, salvo variazioni regionali.
  • Deduzione analitica dei costi: tutte le spese inerenti all’attività (affitti, utenze, materiali, software, trasferte, ecc.) sono deducibili dalla base imponibile, riducendo l’imposta dovuta.
  • Contabilità ordinaria: in alcuni casi, è obbligatoria la tenuta del libro giornale, del registro IVA, del registro cespiti e di altre scritture contabili previste dalla normativa.

La gestione del regime ordinario è significativamente più complessa rispetto al forfettario. Richiede quindi quasi sempre il supporto di un commercialista

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Forfettario vs ordinario: quale regime scegliere

La scelta tra regime forfettario e ordinario deve essere fatta tenendo in considerazione fatturato atteso, costi sostenuti e complessità dell’attività

Inoltre, alcune situazioni, come l’aver percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 30.000€ l’anno precedente, possono escludere l’accesso al forfettario anche per chi avrebbe i requisiti di fatturato.

Ecco una tabella di confronto tra il regime forfettario e ordinario: 

Caratteristica Regime forfettario Regime ordinario 
Limite di fatturato 85.000€Nessun limite 
Aliquota d’imposta 5% (primi 5 anni) / 15%IRPEF per scaglioni o IRES 24%
IVA Non applicabile né detratta Applicabile e detratta 
Deduzione costi Non consentitaConsentita analiticamente 
Contabilità Semplificata Ordinaria
Complessità gestionale BassaAlta
Adatto aChi inizia, piccoli professionistiFatturati elevati, società, chi ha costi deducibili rilevanti

Tabella 1: Confronto di regime forfettario e regime ordinario

Il consiglio di quale regime scegliere è sempre quello di confrontarsi con un commercialista prima dell’apertura.

Fatturazione elettronica: cosa sapere

Dal 1° gennaio 2024, l’obbligo di fatturazione elettronica si applica, in linea generale, ai soggetti passivi IVA residenti o stabiliti in Italia

Dalla fatturazione elettronica sono esclusi i soggetti non residenti e non stabiliti in Italia che siano soltanto identificati ai fini IVA nel territorio dello Stato, nonché alcune specifiche categorie o operazioni per cui sono previste deroghe normative (ad esempio determinate prestazioni sanitarie verso consumatori finali soggette alla trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria). 

Le fatture devono essere emesse in formato XML e trasmesse tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. Per emettere fatture elettroniche è necessario un software abilitato o il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate. 

Le fatture elettroniche non devono essere necessariamente trasmesse nello stesso giorno della transazione. In caso di fattura immediata, l’invio allo SDI deve avvenire entro 12 giorni dalla data dell’operazione, mentre per le fatture differite il termine può arrivare al giorno 15 del mese successivo.

Ai fini della consegna tramite SDI, la fattura può riportare il codice destinatario SDI a 7 caratteri del cliente oppure, in alternativa, il suo indirizzo PEC. Se tali dati non sono disponibili (ad esempio in alcuni casi B2B), può essere utilizzato il codice convenzionale “0000000”. In questo caso la fattura sarà comunque resa disponibile al destinatario nella propria area riservata “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate. Non è quindi sempre necessario acquisire il codice destinatario del cliente.

Per le operazioni con privati consumatori (B2C) la fattura elettronica va emessa e trasmessa all’SDI. Al cliente può essere consegnata una copia di cortesia in formato PDF. La conservazione delle fatture elettroniche deve avvenire in modalità digitale per almeno 10 anni. La mancata emissione della fattura elettronica comporta sanzioni.

Oltre a essere un obbligo normativo, la fatturazione elettronica aiuta nella gestione quotidiana dell’attività, perché consente di tenere traccia delle operazioni, ridurre gli errori amministrativi e semplificare la gestione contabile e fiscale.

Come gestire i pagamenti con la Partita IVA

Una volta avviata l’attività, gestire incassi e pagamenti in modo ordinato è fondamentale sia per la liquidità che per la corretta rendicontazione fiscale. 

Ecco gli strumenti principali per farlo al meglio:

  • Conto business dedicato: tenere separato il conto personale da quello professionale è una buona pratica che semplifica enormemente la contabilità e la riconciliazione delle fatture. Il conto business myPOS include un IBAN europeo, movimenti in tempo reale e accesso immediato ai fondi incassati, senza canone mensile.
  • Pagamenti con POS fisico: un terminale come il myPOS Go 2 permette di ricevere pagamenti digitali con carta, contactless e wallet digitali senza canone mensile e con accredito immediato sul conto.
  • Tap to Pay: con myPOS Tap to Pay puoi trasformare il tuo smartphone Android in un POS mobile, senza hardware aggiuntivo. Ideale per chi lavora in mobilità o vuole una soluzione minimalista.
  • Link di pagamento: per chi lavora da remoto o emette fatture a distanza, la Richiesta di pagamento myPOS permette di inviare un link via email o WhatsApp e ricevere il pagamento con carta in pochi secondi.
  • Pagamenti online: chi gestisce un e-commerce può integrare un gateway di pagamento direttamente nel proprio sito.
  • Riconciliazione e monitoraggio del cash flow: associare ogni incasso a una fattura emessa, verificare i pagamenti ricevuti e monitorare la liquidità disponibile sono operazioni essenziali per evitare sorprese alle scadenze fiscali.

Una gestione ordinata dei pagamenti, con strumenti che generano ricevute automatiche e registrano i movimenti in tempo reale, riduce il tempo dedicato alla contabilità e migliora la precisione della rendicontazione.

Come chiudere la Partita IVA

La chiusura della Partita IVA è gratuita e va effettuata entro 30 giorni dalla cessazione dell’attività

Per chiudere una Partita IVA, basta compilare lo stesso modello usato per l’apertura, ovvero:

  • AA9/12 per le persone fisiche;
  • AA7/10 per le società;

In entrambi i casi, nella casella 3 del Quadro A va selezionata la voce “Cessazione dell’attività” e indicata la data in cui l’attività è effettivamente terminata. La domanda può essere presentata online tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o di persona presso l’ufficio competente.

La chiusura della Partita IVA non estingue però gli obblighi previdenziali e fiscali pregressi. Vanno quindi regolarmente dichiarate le fatture emesse prima della cessazione e versati i contributi INPS del periodo di attività. Inoltre, vanno chiuse separatamente le eventuali posizioni aperte con il Registro delle Imprese o con la Cassa previdenziale di categoria.

Condizioni per l’esenzione IVA

Errori comuni da evitare con la Partita IVA

Molti errori con la Partita IVA si concentrano nelle prime fasi di apertura o nelle scadenze ricorrenti. 

In particolare, gli errori più comuni includono:

  • Scegliere il codice ATECO sbagliato: un codice non aderente all’attività realmente svolta può portare a un coefficiente di redditività errato nel regime forfettario, con conseguente calcolo sbagliato dell’imponibile e delle imposte. Prima di aprire, verifica il codice esatto con un commercialista.
  • Ignorare i contributi previdenziali: gli obblighi contributivi variano in base alla gestione previdenziale di appartenenza. Il mancato versamento dei contributi nei termini previsti comporta interessi e sanzioni.
  • Perdere le scadenze fiscali: le principali scadenze (acconto IRPEF a giugno e novembre, liquidazioni IVA, F24 previdenziali) devono essere pianificate con anticipo. Un calendario fiscale aggiornato o il supporto di un commercialista sono strumenti indispensabili.
  • Confondere il conto personale con quello aziendale: usare lo stesso conto corrente per spese private e per i pagamenti professionali complica enormemente la contabilità e può generare contestazioni in sede di verifica fiscale.
  • Non verificare la Partita IVA dei clienti o fornitori: prima di emettere una fattura o avviare un rapporto commerciale, verificare che la Partita IVA del soggetto sia attiva e valida è una misura di tutela semplice ma efficace.

Gestire correttamente una Partita IVA richiede attenzione costante, soprattutto nei primi anni di attività. Una buona organizzazione amministrativa e il supporto di un professionista possono aiutarti a evitare errori costosi e concentrarti con maggiore serenità sullo sviluppo del tuo business.

Conclusioni

Aprire e gestire una Partita IVA in Italia è un processo accessibile, ma richiede scelte precise fin dall’inizio. In particolare, è fondamentale stabilire subito il giusto regime fiscale e codice ATECO, completare le registrazioni previdenziali e scegliere strumenti adeguati per fatturare e incassare.

Con il regime forfettario il carico burocratico è ridotto al minimo. Con il regime ordinario, invece, la flessibilità è maggiore ma la gestione è più complessa. In entrambi i casi, avere dal primo giorno un conto business dedicato, un software di fatturazione elettronica e un terminale POS conforme agli obblighi di legge permette di partire con la struttura operativa già pronta, senza dover correggere il tiro in corsa.

Domande frequenti 

In Italia, la Partita IVA diventa obbligatoria quando l’attività è abituale, continuativa e organizzata, anche se i guadagni sono bassi. La prestazione occasionale è ammessa solo per lavori saltuari e non strutturati. Non esiste una soglia economica unica che evita automaticamente la Partita IVA. Se emetti fatture con regolarità, hai clienti ricorrenti, promuovi i tuoi servizi o lavori in modo stabile, l’Agenzia delle Entrate può considerare l’attività professionale e richiedere l’apertura della Partita IVA.

Il codice ATECO deve descrivere con precisione l’attività realmente svolta. La scelta è importante perché influenza tasse, contributi INPS, obblighi amministrativi e accesso al regime forfettario. Alcune attività possono utilizzare più codici ATECO, ma occorre individuare quello prevalente. Un codice errato può comportare controlli, contributi sbagliati o un coefficiente di redditività non corretto. Prima dell’apertura è consigliabile confrontare le descrizioni ufficiali ISTAT e verificare la compatibilità con la propria attività concreta insieme a un commercialista.

Nel 2026 il regime forfettario resta accessibile fino a 85.000€ di ricavi annuali, con imposta sostitutiva al 15%, ridotta al 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti previsti. Tuttavia, non sempre conviene. Può essere svantaggioso per chi sostiene molte spese deducibili, recupera molta IVA sugli acquisti o supera facilmente il limite di fatturato. Inoltre, il regime forfettario presenta restrizioni per alcuni ex dipendenti e per chi partecipa a società incompatibili con il regime agevolato.

Per aprire una Partita IVA servono documento d’identità, codice fiscale, indirizzo dell’attività e descrizione precisa del lavoro svolto. Occorre inoltre scegliere il codice ATECO, il regime fiscale e la gestione previdenziale INPS corretta. Per artigiani e commercianti possono essere necessari ulteriori adempimenti presso Camera di Commercio e SUAP. Se l’attività richiede autorizzazioni specifiche, bisogna verificarle prima dell’apertura. La richiesta si presenta all’Agenzia delle Entrate tramite modello AA9/12 per persone fisiche.

L’iscrizione dipende dal tipo di attività svolta. I professionisti senza albo si iscrivono generalmente alla Gestione Separata INPS. Artigiani e commercianti devono iscriversi anche alla Camera di Commercio e alle gestioni INPS dedicate. L’INAIL è obbligatorio solo per attività con specifici rischi lavorativi previsti dalla normativa. Il SUAP del Comune è necessario quando l’attività richiede autorizzazioni amministrative o l’apertura di locali fisici. In molti casi, le pratiche vengono inviate telematicamente insieme alla Comunicazione Unica.

Uno degli errori più comuni è scegliere un codice ATECO non coerente con l’attività effettiva, rischiando tasse o contributi errati. Anche la scelta del regime fiscale deve essere valutata attentamente, considerando costi, fatturato previsto e tipo di clienti. Aprire la Partita IVA troppo presto può generare contributi e adempimenti inutili, mentre aprirla troppo tardi può creare contestazioni fiscali. È importante verificare subito obblighi previdenziali, autorizzazioni necessarie e scadenze fiscali per evitare sanzioni future.

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