Pagamenti digitali e piccole imprese in Italia: territori, settori e prospettive
Ultimo aggiornamento: 07.10.2026
Un’analisi del mercato italiano e dei dati myPOS sugli esercenti per approfondire l’adozione dei pagamenti digitali tra territori, settori e profili d’impresa.
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In Italia i pagamenti digitali continuano a crescere, senza rendere marginale il contante. Secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2025 il loro valore ha raggiunto 518 miliardi di euro, il 7% in più rispetto all’anno precedente. Gli strumenti elettronici hanno rappresentato il 45% del valore dei consumi, contro il 38% del contante.
Dietro questo andamento nazionale si trovano attività molto diverse per settore, organizzazione e modalità di incasso. Alla fine del 2025, myPOS contava oltre 95.000 esercenti attivi in Italia. Il 57% era localizzato nel Mezzogiorno, comprese le Isole, dove veniva generato il 58,9% delle transazioni. Nella stessa area, il numero delle operazioni è aumentato del 48% rispetto al 2024, contro il 40,9% del Nord e il 40,1% del Centro YoY.
All’interno della piattaforma, quindi, il Mezzogiorno rappresenta il principale bacino per numero di esercenti e transazioni. Il dato non misura la digitalizzazione complessiva delle diverse macroaree italiane, ma mostra che la crescita osservata da myPOS coinvolge in misura rilevante anche le piccole attività meridionali.
Emergono inoltre differenze precise: al Nord hanno più peso i trasporti, nel Mezzogiorno il commercio di prossimità e le forme individuali, mentre il Centro presenta una maggiore incidenza delle società di capitali.
Questo whitepaper combina fonti pubbliche sul mercato italiano dei pagamenti con dati interni myPOS relativi agli esercenti attivi sulla piattaforma. Offre un’analisi delle principali dinamiche in corso, delle differenze tra i profili d’impresa e dei fattori operativi che incidono sulla gestione e sulla scelta degli strumenti di pagamento.
Il quadro porta a una conclusione operativa: non esiste un’unica configurazione di pagamento adatta a tutte le imprese. Luogo fisico in cui avviene la transazione, come pure il numero di addetti, la disponibilità delle somme ricevute e l’integrazione con le vendite e gli adempimenti fiscali diventano criteri centrali nella scelta degli strumenti di pagamento.
I pagamenti digitali crescono, ma il contante resta centrale
Nel 2025, il valore dei pagamenti digitali in Italia ha raggiunto i 518 miliardi di euro, il 7% in più rispetto all’anno precedente. Carte, smartphone e altri strumenti elettronici sono ormai parte delle abitudini quotidiane di pagamento.
Il cambiamento emerge ancora più chiaramente dalla distribuzione dei consumi in Italia. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2025 il 45% del loro valore è stato pagato con strumenti elettronici. Il contante ha rappresentato solo il 38%, mentre bonifici e addebiti diretti hanno coperto il restante 17%.
Fonte: dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano.
Il sorpasso del digitale è quindi avvenuto, ma non coincide con la scomparsa del contante. Le persone continuano a scegliere come pagare in base all’importo, al tipo di acquisto, alle proprie abitudini e alle opzioni offerte dall’esercente. Per le piccole attività, almeno nel breve periodo, la sfida non consiste nel sostituire completamente un metodo con un altro, ma nel gestirne la convivenza senza complicare il lavoro quotidiano.
Il peso dell’accettazione digitale emerge soprattutto nei punti vendita fisici.
Nel 2025, i pagamenti con carta effettuati in negozi e altre attività aperte al pubblico hanno raggiunto 406 miliardi di euro. Di questi, 47 miliardi provenivano da turisti stranieri. Per ristorazione, commercio e servizi legati al turismo infatti, accettare strumenti utilizzati da una clientela internazionale è parte integrante dell’esperienza di acquisto, non un’esigenza occasionale.
Il contactless cambia l’esperienza di pagamento
Nel 2025, i pagamenti contactless con carta, smartphone o dispositivi indossabili hanno raggiunto i 323 miliardi di euro, con un aumento dell’11% rispetto al 2024. Sono diventati la modalità prevalente nei negozi fisici.
La carta resta al centro di molte di queste operazioni, ma cambia l’interfaccia utilizzata dal cliente. Secondo i dati di Statista Consumer Insights, la quota degli intervistati online italiani tra 18 e 64 anni che ha dichiarato di avere utilizzato smartphone o smartwatch in un punto vendita è passata dal 7% nel 2018 al 16% rilevato nel primo trimestre 2026.
Per chi paga, avvicinare una carta o uno smartphone al terminale produce un’esperienza molto simile. Per gli esercenti, invece, la diffusione del contactless amplia le configurazioni disponibili.
Al terminale tradizionale si affiancano lo Smart POS e le soluzioni software che consentono di incassare attraverso dispositivi compatibili. Il pagamento può così spostarsi dal bancone al tavolo, alla consegna o al luogo in cui viene prestato il servizio.
Si diversificano anche gli strumenti per incassare
Nel 2025 in Italia erano presenti 3,6 milioni di terminali POS. Gli Smart POS rappresentavano il 19% del totale, mentre i Software POS avevano raggiunto le 165.000 unità, sempre secondo i dati del Politecnico di Milano.
Un Software POS, o SoftPOS, permette di ricevere pagamenti contactless direttamente tramite uno smartphone o un tablet compatibile, senza collegare un lettore di carte separato. Non sostituisce necessariamente il terminale tradizionale: può diventare la soluzione principale per chi lavora in mobilità oppure una postazione aggiuntiva da attivare nei momenti di maggiore affluenza.
Il mercato nazionale mostra quindi due cambiamenti paralleli: aumenta il valore dei pagamenti digitali e, allo stesso tempo, si moltiplicano i modi in cui un’attività può accettarli. Su questa base, i dati myPOS permettono di spostare l’attenzione dal mercato nel suo complesso alle imprese che utilizzano la piattaforma.
Il Mezzogiorno al centro della base myPOS
Alla fine del 2025, myPOS contava oltre 95.000 esercenti attivi in Italia, il 40,8% in più rispetto all’anno precedente. Il 57% si trovava nel Mezzogiorno, comprese le Isole, contro il 25% del Nord e il 16% del Centro.*
Fonte: elaborazione su dati interni myPOS, 2025.
La distribuzione delle transazioni segue da vicino quella degli esercenti. Nel corso dell’anno, il 58,9% delle operazioni effettuate tramite myPOS in Italia è stato generato nel Mezzogiorno. La quota è leggermente superiore al peso dell’area sulla base attiva, segno che il suo ruolo non dipende soltanto dal numero di attività presenti sulla piattaforma.
Il confronto con il 2024 aggiunge un secondo elemento. Nel Mezzogiorno il numero di transazioni è cresciuto del 48%, più della media nazionale del 44,8%. Nord e Centro hanno registrato aumenti rispettivamente del 40,9% e del 40,1%.
Fonte: elaborazione su dati interni myPOS, 2025.
Dimensione della base, quota delle transazioni e crescita del numero di operazioni convergono quindi sulla stessa indicazione: nel perimetro osservato da myPOS, il Mezzogiorno non costituisce un mercato secondario, ma la principale area della piattaforma in Italia.
Questa evidenza non consente di stabilire se il Sud sia complessivamente più digitalizzato del Nord o del Centro. Permette però di superare un’interpretazione puramente geografica: la distribuzione degli esercenti myPOS acquista significato soprattutto quando si osservano le attività che compongono la base. È qui che emergono le differenze tra settori e forme giuridiche.
*Le percentuali territoriali sono riportate come fornite da myPOS con arrotondamenti matematici. I dati si riferiscono agli esercenti attivi sulla piattaforma, non all’insieme delle imprese italiane.
Un mercato nazionale, profili d’impresa diversi
Il tessuto imprenditoriale italiano non si muove in modo uniforme. Secondo il bilancio Movimprese 2025 di Unioncamere e InfoCamere, nell’ultimo anno le imprese registrate hanno segnato un tasso di crescita dello 0,96%. Il Centro ha ottenuto l’aumento più consistente, pari all’1,20%, seguito da Sud e Isole con l’1,07%, Nord-Ovest con l’1% e Nord-Est con lo 0,46%.
Anche la forma giuridica ha inciso sull’andamento complessivo. Le società di capitali sono aumentate del 3,48%, mentre le imprese individuali sono rimaste sostanzialmente stabili, con una variazione dello 0,04%. Dietro il dato nazionale si trovano quindi territori e tipologie d’impresa che seguono traiettorie differenti.
I dati myPOS restituiscono un’eterogeneità simile, osservata questa volta attraverso i settori e le forme giuridiche degli esercenti presenti in piattaforma. Questi dati non sono rappresentativi dell’intero tessuto imprenditoriale italiano, ma offrono un punto di osservazione utile sui diversi profili delle attività presenti sulla piattaforma.
Bar e ristorazione sono il principale punto in comune
Bar e ristorazione rappresentano il primo settore in tutte le macroaree. Il loro peso raggiunge il 20,8% tra gli esercenti myPOS del Mezzogiorno, rispetto al 16,6% del Nord e al 15,7% del Centro.
La ristorazione costituisce quindi una componente importante dell’intera base clienti italiana. Le differenze più nette compaiono nelle categorie successive e mostrano quanto possa cambiare il profilo delle attività che utilizzano myPOS da un’area all’altra.
Al Nord spiccano i trasporti
Il settore dei trasporti rappresenta il 13,4% degli esercenti myPOS del Nord. Nel Mezzogiorno la quota si ferma al 3,5%: è lo scarto settoriale più ampio tra le due macroaree.
Il dato individua anche una specifica condizione operativa. Nei trasporti il pagamento avviene spesso lontano da una sede fissa, durante una corsa, una consegna o un altro servizio in mobilità. Portabilità e connettività assumono quindi un peso diverso rispetto a quello che avrebbe una cassa tradizionale.
Al Sud pesa di più il commercio di prossimità
Il commercio di prossimità rappresenta il 16,9% degli esercenti myPOS del Sud e delle Isole, quasi il doppio rispetto all’8,5% del Nord. Anche l’abbigliamento ha un’incidenza superiore, pari al 10,5% contro il 7,4%.
Sommando queste due categorie a bar e ristorazione, si arriva al 48,2% degli esercenti myPOS del Mezzogiorno. Quasi metà della base meridionale opera quindi in tre ambiti caratterizzati da un rapporto diretto e frequente con il consumatore.
Fonte: elaborazione su dati interni myPOS, 2025.
Il Centro presenta una maggiore quota di società di capitali
Nel Mezzogiorno, il 69% degli esercenti myPOS è costituito da ditte individuali o lavoratori autonomi. La quota scende al 62,3% al Nord e al 59,9% al Centro.
Tra le società di capitali, il rapporto si inverte. Al Centro rappresentano il 28,3% della base clienti myPOS, rispetto al 23% del Nord e al 21,7% del Mezzogiorno. Il Centro presenta quindi una maggiore incidenza di società di capitali, mentre al Sud prevalgono più nettamente le forme individuali.
La forma giuridica non permette di stabilire le dimensioni di un’attività, ma offre indicazioni sulla sua organizzazione. Un lavoratore autonomo che gestisce gli incassi in prima persona può avere priorità diverse da una società con più addetti, postazioni o punti vendita.
Crescita percentuale e nuove attivazioni raccontano aspetti diversi
Nel 2025, il Centro ha registrato l’aumento percentuale più elevato delle nuove attivazioni di esercenti su myPOS: +49,9% rispetto all’anno precedente. Seguono il Nord con il 39,4% e il Mezzogiorno con il 34,7%.
In termini assoluti, però, il quadro cambia. Delle 35.000 nuove attivazioni effettuate nel corso dell’anno, 19.082 provenivano dal Sud e dalle Isole, pari al 54,5% del totale. Il Centro registra quindi l’incremento percentuale maggiore rispetto al 2024, mentre il Mezzogiorno continua a generare più della metà dei nuovi ingressi sulla piattaforma.
Cosa cambia nella pratica per le piccole attività
I profili analizzati portano ad una conseguenza concreta: non esiste una configurazione adatta a tutte le imprese. La scelta dipende soprattutto dal luogo in cui avviene l’esperienza di incasso, dal numero di persone autorizzate a ricevere pagamenti, dalla necessità di emettere ricevute e dal tempo necessario per avere a disposizione le somme incassate.
L’impatto di questi fattori emerge concretamente nei modi in cui le piccole imprese gestiscono gli incassi e organizzano i propri punti di pagamento.
Il luogo di incasso non è sempre il bancone
In un negozio, il pagamento avviene generalmente in una postazione definita. In un ristorante può spostarsi dal bancone al tavolo, mentre per tassisti, corrieri, venditori ambulanti e professionisti coincide spesso con il luogo in cui viene prestato il servizio.
Un terminale fisso può essere la scelta più naturale per una cassa con un flusso regolare di clienti. Un dispositivo portatile permette invece di accettare pagamenti all’interno del locale o durante gli spostamenti. In altri casi può essere sufficiente uno smartphone compatibile.
È il principio su cui si basa myPOS Glass, il SoftPOS che consente di ricevere pagamenti contactless direttamente da un telefono Android o iOS dotato di NFC, senza collegare lettori o altri accessori. Può essere utilizzato da chi lavora in mobilità oppure come postazione aggiuntiva durante eventi, fiere e periodi di maggiore affluenza.
La scelta non riguarda quindi soltanto il modello di POS. Occorre capire in quali momenti e in quali luoghi deve essere possibile incassare, evitando che lo strumento rallenti il servizio o costringa l’esercente a modificare il proprio modo di lavorare.
Anche il numero di persone che incassano fa la differenza
Un lavoratore autonomo può gestire tutte le operazioni da un unico dispositivo. Un ristorante, un negozio con più addetti o un’attività presente in diverse postazioni deve invece coordinare persone e punti di incasso.
In questi casi non conta soltanto disporre di più terminali. Diventano importanti la possibilità di controllare le operazioni in modo centralizzato, distinguere le vendite per postazione e mantenere una visione aggiornata degli incassi. Nei periodi di maggiore affluenza, aggiungere temporaneamente un punto di pagamento può inoltre ridurre le attese senza modificare in modo permanente l’organizzazione dell’attività.
Il numero di dispositivi necessario non dipende quindi dalle dimensioni dichiarate dell’impresa, ma dal modo in cui il lavoro viene distribuito tra addetti, sedi e momenti della giornata.
Dopo il pagamento conta la disponibilità dei fondi
La rapidità con cui il cliente completa l’operazione rappresenta solo una parte del processo. Per una piccola attività conta anche quanto tempo passa prima che le somme ricevute possano essere utilizzate per pagare fornitori, acquistare merce o sostenere le spese quotidiane.
Nel sistema myPOS, gli importi ricevuti tramite carta vengono resi disponibili sul conto business dell’esercente pochi secondi dopo la transazione. L’accredito immediato riduce l’intervallo tra la vendita e la possibilità di utilizzare il denaro incassato.
È un criterio da valutare insieme alle commissioni, ai costi fissi, alla semplicità di gestione e alla compatibilità con gli altri strumenti dell’attività. La tariffa più bassa per singola operazione non è necessariamente la soluzione più conveniente se allunga i tempi di accesso ai fondi o rende più complesso il lavoro quotidiano.
Pagamenti e adempimenti fiscali fanno parte dello stesso flusso
Dal 2026 gli esercenti tenuti alla trasmissione telematica dei corrispettivi devono associare gli strumenti utilizzati per i pagamenti elettronici ai propri registratori telematici. Come spiega l’Agenzia delle Entrate nella sezione dedicata al collegamento POS-RT, l’associazione avviene attraverso un servizio online e non richiede un collegamento fisico tra i dispositivi.
La novità rafforza un’esigenza già presente: gestire pagamenti, vendite, ricevute e rendicontazione come parti dello stesso processo. Ridurre i passaggi manuali può semplificare il controllo delle operazioni e limitare il tempo dedicato alla riconciliazione dei dati.
Per esempio, myPOS Order integra l’accettazione dei pagamenti con la gestione di prodotti, ordini, ricevute e report fiscali. Una configurazione di questo tipo può essere adatta soprattutto alle attività che gestiscono molte operazioni al banco, al tavolo o attraverso più addetti.
La tecnologia deve seguire il modello operativo
Un negozio tradizionale, un ristorante con più persone addette al servizio e un professionista che lavora presso il cliente possono accettare gli stessi metodi di pagamento, ma hanno esigenze organizzative differenti.
Per alcuni esercenti sarà prioritario integrare POS, vendite e corrispettivi. Per altri conteranno soprattutto portabilità, rapidità di attivazione o possibilità di ricevere pagamenti senza acquistare un altro dispositivo. Per le attività stagionali e per chi organizza o gestisce eventi, invece, può esserci bisogno di aumentare temporaneamente i punti di incasso.
Il territorio contribuisce alla presenza dei diversi modelli d’impresa, ma non stabilisce quale soluzione sia più adatta. La scelta parte dal funzionamento concreto dell’attività: dove viene servito il cliente, chi riceve il pagamento, quali operazioni devono essere gestite insieme e quando occorre poter utilizzare le somme incassate.
Le principali esigenze emerse possono essere sintetizzate mettendo in relazione il modello operativo dell’attività con le configurazioni di pagamento da valutare.
| Profilo dell’attività | Esigenza principale | Configurazione da valutare |
| Professionista o attività mobile | Incassare presso il cliente | POS portatile o SoftPOS |
| Negozio con cassa stabile | Continuità e semplicità | POS fisso o Cassa con POS integrato |
| Ristorante o attività con più addetti | Più punti di incasso e controllo centralizzato | Terminali portatili e gestione integrata |
| Attività stagionale | Flessibilità nei periodi di picco | Dispositivi aggiuntivi o SoftPOS |
Tabella: Profili operativi, esigenze e configurazioni di pagamento
Verso il futuro: tre direzioni da osservare
I dati del 2025 permettono di prevedere tre direttrici che con molta probabilità accompagneranno l’evoluzione dei pagamenti nelle piccole attività per tutto il 2027 e oltre: la convivenza tra più metodi, un’accettazione meno legata alla cassa e una maggiore integrazione con la gestione dell’impresa.
Più scelta, non semplicemente meno contante
La crescita degli strumenti elettronici non elimina la necessità di gestire il contante. Nel prossimo futuro, per gli esercenti sarà più importante offrire opzioni coerenti con la propria clientela che inseguire un unico metodo considerato dominante.
La combinazione potrà cambiare in base al settore e al pubblico. Un’attività rivolta soprattutto ai residenti avrà abitudini di incasso diverse da un’impresa che lavora con turisti, clienti internazionali o persone abituate a usare wallet e smartphone. La flessibilità riguarderà quindi sia gli strumenti accettati sia il modo in cui vengono organizzati.
Il contactless diventa l’infrastruttura di base
Nella prima metà del 2025, i pagamenti contactless hanno rappresentato l’83% delle operazioni con carta effettuate in presenza nell’area euro. Nello stesso periodo, il 93% dei terminali POS dell’area euro risultava abilitato a questa tecnologia, secondo le statistiche della Banca centrale europea sui pagamenti.
Quando una tecnologia diventa così diffusa, il vantaggio non consiste più soltanto nel renderla disponibile. Acquista importanza la possibilità di accettare pagamenti nei diversi punti in cui avviene la vendita, senza dipendere sempre da una postazione fissa. Terminali portatili, Smart POS e SoftPOS rispondono a questa evoluzione con configurazioni differenti.
La soluzione di pagamento viene valutata nel suo insieme
Il terminale rappresenta soltanto il punto in cui inizia l’incasso. Per l’esercente contano anche registrazione dell’operazione, disponibilità delle somme, controllo delle vendite, emissione delle ricevute e gestione degli adempimenti fiscali.
Nei prossimi anni, la distinzione più utile non sarà quindi tra strumenti tradizionali e innovativi, ma tra soluzioni che si inseriscono bene nel funzionamento dell’attività e soluzioni che aggiungono complessità. Un professionista che lavora da solo può privilegiare semplicità e mobilità; un ristorante o un negozio con più addetti può avere maggiore bisogno di coordinare dispositivi, catalogo prodotti e report.
Il cambiamento più rilevante non riguarda un singolo metodo di pagamento. Riguarda il passaggio da un POS considerato come dispositivo autonomo a un sistema di gestione degli incassi scelto in funzione dell’intero modello operativo.
Conclusioni
I pagamenti digitali non stanno cambiando le piccole imprese italiane nello stesso modo. Territorio, settore e profilo dell’attività influenzano il luogo in cui avviene l’incasso, gli strumenti necessari e il rapporto tra pagamenti e gestione quotidiana.
All’interno della base myPOS, il Mezzogiorno occupa una posizione centrale per numero di esercenti, transazioni e crescita delle operazioni. Il risultato non stabilisce una graduatoria tra aree del Paese: mostra che, nel mercato osservato dalla piattaforma, la diffusione dei pagamenti digitali assume forme diverse e coinvolge con intensità anche le attività meridionali.
Per una piccola impresa, la questione non è più soltanto accettare pagamenti elettronici. Diventa sempre più importante scegliere una configurazione coerente con il modo in cui si lavora, ridurre i passaggi manuali e avere un controllo più immediato sulle vendite e sulle somme incassate.
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Nota metodologica
Il whitepaper utilizza dati proprietari aggregati myPOS relativi alla base clienti italiana, riferiti al 2025 e confrontati, quando possibile, con il 2024. L’espressione “esercenti attivi” segue la classificazione adottata da myPOS. Il numero di transazioni indica la quantità di operazioni, non il loro valore; le nuove attivazioni di esercenti su myPOS costituiscono un indicatore distinto. Le percentuali territoriali e settoriali descrivono la composizione della piattaforma, non l’intero mercato italiano. Le fonti esterne inquadrano l’andamento dei pagamenti, il tessuto imprenditoriale e il contesto normativo.
Domande frequenti
Il contante è destinato a scomparire dalle piccole attività?
Nо, nel 2025 i pagamenti elettronici hanno superato il contante per valore dei consumi, ma quest’ultimo rappresenta ancora il 38% della spesa, secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Per gli esercenti, lo scenario più realistico rimane la convivenza tra metodi di pagamento diversi.
Il territorio determina il modo in cui un’impresa incassa?
Non da solo. I dati myPOS mostrano che alcuni settori e profili d’impresa hanno un peso diverso tra Nord, Centro e Mezzogiorno. Le esigenze di pagamento dipendono però soprattutto dal modello operativo: dove avviene la vendita, chi riceve il pagamento, quante postazioni servono e quanto spesso l’attività lavora in mobilità.
Come scegliere tra POS fisso, portatile e SoftPOS?
Un POS fisso può essere adatto a un’attività con una postazione di cassa stabile. Un terminale portatile consente di incassare al tavolo, durante una consegna o presso il cliente. Il SoftPOS permette invece di usare uno smartphone o un tablet compatibile senza collegare un lettore separato. La scelta dovrebbe partire dalle situazioni in cui l’attività riceve concretamente i pagamenti.
Cosa valutare oltre alle commissioni?
Il costo per transazione è soltanto uno degli elementi da considerare. Contano anche tempi di accredito, connettività, eventuali costi fissi, facilità di utilizzo, gestione delle ricevute e integrazione con gli altri strumenti dell’attività. Una tariffa più bassa può risultare meno conveniente se rende più complesso il lavoro quotidiano.
Perché integrare pagamenti, vendite e adempimenti fiscali?
Gestire queste operazioni in ambienti separati aumenta i passaggi manuali necessari per controllare incassi, ricevute e corrispettivi. L’integrazione permette di seguire la vendita in modo più lineare, dalla registrazione dell’ordine alla rendicontazione. Dal 2026 assume maggiore rilievo anche per il collegamento tra POS e registratori telematici.
Quali saranno le priorità per le piccole attività nel futuro?
Non soltanto accettare più pagamenti digitali, ma farlo con una configurazione coerente con il proprio modo di lavorare. Mobilità, disponibilità rapida delle somme e integrazione con la gestione delle vendite saranno tra i principali criteri da considerare. La soluzione più evoluta non sarà necessariamente la migliore: conterà soprattutto scegliere quella realmente utile all’attività.





