Come diventare libero professionista in Italia
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Come diventare libero professionista in Italia

Per diventare libero professionista in Italia è necessario aprire una partita IVA, scegliere il regime fiscale, iscriversi alla gestione previdenziale di riferimento e verificare gli eventuali requisiti previsti per la propria attività. 

Questa guida spiega come iniziare a lavorare in proprio, quali passaggi burocratici seguire, quali costi e obblighi considerare e cosa sapere prima di avviare la propria attività professionale.

Step 1: Verifica se puoi metterti in proprio

A differenza del dipendente, il libero professionista non è subordinato a un datore di lavoro e organizza autonomamente tempi, modalità di svolgimento dell’attività e rapporto con i clienti. 

Questa maggiore autonomia comporta però anche maggiori responsabilità. Il professionista sostiene infatti direttamente i costi della propria attività e provvede al pagamento di imposte e contributi. In quanto tale, inoltre, non dispone di ferie, malattia retribuita o TFR. La tutela previdenziale dipende quindi dai contributi versati durante l’attività.

Questa modalità di lavoro è adatta alle tue esigenze? Il primo passo per diventare libero professionista è allora verificare se puoi esercitare la professione che hai scelto e quali requisiti sono richiesti.

Per la maggior parte delle attività non regolamentate, i requisiti di base sono la maggiore età e, per i cittadini extra-UE, un permesso di soggiorno che consenta lo svolgimento di lavoro autonomo. 

Per le professioni regolamentate, invece, la legge prevede requisiti specifici. Avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti e medici, ad esempio, devono generalmente possedere il titolo di studio richiesto, superare l’eventuale esame di Stato e iscriversi al relativo albo. L’iscrizione è necessaria per poter esercitare la professione.

Per le professioni non regolamentate, come consulente freelance, web designer, traduttore o sviluppatore, non è invece richiesta l’iscrizione a un albo. L’attività può essere esercitata senza abilitazione professionale, fermo restando il rispetto degli eventuali requisiti previsti per la specifica attività.

La Legge 4/2013 disciplina inoltre le professioni non organizzate in ordini o collegi e prevede la possibilità di aderire ad associazioni professionali. L’iscrizione non è obbligatoria, ma può offrire servizi come formazione, aggiornamento professionale e attestazioni di qualità.

Step 2: Scegli la struttura di lavoro autonomo più adatta

Step 2: Scegli la struttura di lavoro autonomo più adatta

Non tutte le attività autonome richiedono l’apertura immediata di una partita IVA. La scelta dipende soprattutto dal tipo di attività e dalla sua continuità.

Se vuoi iniziare in modo sporadico e senza carattere di abitualità, puoi ricorrere alla prestazione di lavoro autonomo occasionale, disciplinata dall’art. 2222 del Codice Civile. Può essere utile, ad esempio, per testare un servizio o verificare la risposta del mercato prima di avviare un’attività professionale continuativa.

Attenzione, però, al limite dei 5.000 euro annui, spesso confuso con la soglia entro cui non serve la partita IVA. In realtà, si tratta di una soglia previdenziale: al suo superamento, quando ricorrono i relativi presupposti, scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e di versamento dei contributi sulla parte eccedente. Da sola, invece, non determina l’obbligo di aprire una partita IVA. Se l’attività diventa abituale e continuativa, la partita IVA è necessaria anche al di sotto dei 5.000 euro.

Per chi svolge un’attività intellettuale, la forma più comune è quella del libero professionista con partita IVA. A seconda della professione, è necessario iscriversi alla relativa cassa previdenziale oppure, in assenza di una cassa di categoria, alla Gestione Separata INPS. Per il solo esercizio dell’attività professionale, invece, non è generalmente richiesta l’iscrizione al Registro delle Imprese.

Chi svolge invece un’attività artigianale o commerciale opera come impresa autonoma e deve generalmente iscriversi al Registro delle Imprese tramite ComUnica e alle relative gestioni INPS.

Infine, quando l’attività coinvolge più soci, dipendenti o investimenti rilevanti, si può valutare la costituzione di una società. Per chi inizia da solo un’attività professionale, comunque, questa soluzione non è generalmente necessaria.

Step 3: Richiedi il codice fiscale

Il codice fiscale è necessario per identificarti nei rapporti con l’Amministrazione finanziaria e per svolgere numerose pratiche legate all’avvio dell’attività. 

Se sei cittadino italiano o hai già una posizione anagrafica in Italia, probabilmente ne sei già in possesso. Se sei un cittadino straniero, invece, puoi richiederlo all’Agenzia delle Entrate oppure, se ti trovi all’estero, al consolato italiano competente.

Prima di procedere con l’apertura dell’attività, verifica che i dati riportati sul codice fiscale siano corretti e aggiornati. È inoltre utile dotarsi di un’identità digitale, come SPID, CIE o CNS. Questi strumenti consentono di accedere ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate e di gestire più facilmente pratiche come l’apertura della partita IVA e la consultazione del cassetto fiscale.

Step 4: Apri la partita IVA

Per aprire una partita IVA devi presentare la dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate. Per le persone fisiche e i lavoratori autonomi si utilizza il modello AA9/12, che può essere trasmesso online oppure tramite un intermediario. La dichiarazione deve essere presentata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. L’apertura della partita IVA non prevede, di per sé, costi di bollo. Eventuali spese possono riguardare l’assistenza di un commercialista. 

Una delle scelte più importanti riguarda invece il codice ATECO, che identifica l’attività svolta e, nel regime forfettario, determina anche il coefficiente di redditività. Dal 2025, inoltre, è in vigore la classificazione ATECO 2025. È quindi importante scegliere il codice che descrive più correttamente l’attività che svolgerai.

Se lavori con clienti esteri, infine, è importante verificare prima di emettere le prime fatture come si applica l’IVA alle operazioni verso clienti UE ed extra-UE. Le regole possono variare in base al tipo di servizio e al cliente.

Step 5: Iscriviti alla previdenza (INPS o cassa)

Step 5: Iscriviti alla previdenza (INPS o cassa)

Aprire la partita IVA non esaurisce gli adempimenti. Devi anche individuare la gestione previdenziale a cui versare i contributi. La scelta dipende dal tipo di attività e dalla presenza di una cassa professionale.

Gestione Separata INPS

È la gestione di riferimento per i professionisti che non hanno una propria cassa previdenziale. 

Nel 2026, secondo la Circolare numero 8 del 03-02-2026, l’aliquota complessiva per i professionisti senza altra previdenza obbligatoria è del 26,07%. Il massimale di reddito contributivo è pari a 122.295 euro. Non è previsto un contributo fisso minimo: i versamenti sono calcolati sul reddito. Su 30.000 euro di reddito, ad esempio, i contributi ammontano a 7.821 euro.

Artigiani e commercianti

Per artigiani e commercianti il sistema è diverso. È infatti prevista una contribuzione calcolata sul reddito minimale, con ulteriori contributi sul reddito che lo supera. Nel 2026, secondo la Circolare numero 14 del 09-02-2026, l’aliquota è del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti. Il reddito minimale è fissato a 18.808 euro.

Nel regime forfettario, artigiani e commercianti possono inoltre richiedere all’INPS la riduzione contributiva del 35%, se ne ricorrono i requisiti.

Casse professionali

Se eserciti una professione regolamentata con una propria cassa previdenziale, i contributi vengono invece versati all’ente di categoria, secondo regole e aliquote specifiche. 

Prima di calcolare il reddito netto, è quindi importante verificare gli obblighi previdenziali previsti per la propria professione. 

Step 6: Scegli il regime fiscale

La scelta del regime fiscale determina come verrà calcolato il reddito e quante imposte dovrai versare. Per molti freelance che iniziano l’attività, il regime forfettario rappresenta la principale alternativa al regime ordinario.

Nel 2026, come dichiarato dall’Agenzia delle Entrate, il forfettario prevede un limite di ricavi o compensi di 85.000 euro, un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività, se ricorrono i requisiti) e una soglia di 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente. Le spese per lavoro dipendente e collaboratori non possono inoltre superare 20.000 euro lordi annui.

Il reddito imponibile non corrisponde ai costi effettivamente sostenuti. Si calcola applicando ai ricavi il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO. Per molte attività professionali è pari al 78%. I contributi previdenziali obbligatori sono poi deducibili dal reddito così determinato.

Se i ricavi superano 85.000 euro ma non 100.000 euro, il regime cessa dall’anno successivo. Se invece superano 100.000 euro, l’uscita è immediata e l’IVA si applica già nello stesso anno.

Nel regime ordinario, invece, il reddito viene determinato tenendo conto dei costi deducibili e si applicano IRPEF, IVA e relativi adempimenti. La scelta dipende quindi dalla situazione individuale, dai costi sostenuti e dal tipo di clientela.

Step 7: Organizza fatturazione e contabilità

Step 7: Organizza fatturazione e contabilità

Una volta aperta la partita IVA, devi organizzare anche la gestione amministrativa dell’attività. La fatturazione elettronica avviene tramite il Sistema di Interscambio (SdI) e, dal 2024, riguarda anche i contribuenti in regime forfettario. Puoi creare e inviare le fatture gratuitamente attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate oppure utilizzare un software gestionale.

Ogni fattura deve riportare i dati obbligatori, tra cui:

  • Numero progressivo;
  • Data;
  • Dati del cliente;
  • Descrizione della prestazione;
  • Compenso e informazioni relative al trattamento fiscale. 

Per le operazioni soggette a imposta di bollo, il bollo è generalmente di 2 euro per le fatture di importo superiore a 77,47 euro. Nel caso della fatturazione elettronica, l’imposta viene assolta secondo le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate.

È importante inoltre distinguere la data di emissione della fattura da quella dell’incasso, soprattutto nel regime forfettario, che segue il principio di cassa. Conserva quindi fatture emesse e ricevute, documentazione bancaria e gli altri documenti relativi all’attività. La conservazione elettronica può essere gestita anche attraverso il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate o tramite un intermediario.

Infine, tieni sotto controllo le scadenze per dichiarazione dei redditi, imposte, contributi e altri eventuali versamenti. Saldo e acconti vengono generalmente pagati tramite modello F24. Un calendario aggiornato e un conto dedicato all’attività possono aiutarti a separare gli incassi dalle somme da accantonare per tasse e contributi.

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Step 8: Completa gli eventuali adempimenti aggiuntivi

L'apertura della partita IVA non conclude necessariamente tutte le pratiche. Gli ulteriori adempimenti dipendono dal tipo di attività, dalla professione esercitata e dalla presenza di dipendenti o collaboratori.

Se svolgi una professione regolamentata, devi completare l'iscrizione all'albo e, quando previsto, alla relativa cassa previdenziale. Per alcune professioni è inoltre obbligatoria una polizza di responsabilità civile professionale. Anche quando non è imposta dalla legge, una copertura assicurativa può tutelare il professionista dai rischi legati all'attività.

Per artigiani e commercianti possono essere necessari l'iscrizione al Registro delle Imprese, la presentazione della SCIA al Comune e ulteriori autorizzazioni legate al tipo di attività o ai locali utilizzati. Se sono presenti dipendenti o collaboratori, possono inoltre sorgere obblighi contributivi, assicurativi e in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Anche la PEC può essere necessaria: è obbligatoria, tra gli altri, per le imprese individuali e per i professionisti iscritti a un albo o elenco. L'indirizzo deve essere utilizzato per le comunicazioni ufficiali nei casi previsti dalla legge.

Infine, se raccogli o utilizzi dati personali di clienti, fornitori o collaboratori, devi rispettare il GDPR. A seconda dell'attività, questo può comportare la predisposizione di informative sulla privacy, procedure per la gestione dei dati e, nei casi previsti, un registro dei trattamenti.

Step 9: Apri il conto e attiva i pagamenti

Chi è tenuto a memorizzare e trasmettere i corrispettivi, come artigiani e commercianti che emettono lo scontrino, dal 2026 deve anche abbinare ogni POS al registratore telematico sul portale dell’Agenzia delle Entrate. Per i nuovi terminali l’abbinamento va effettuato tra il sesto e l’ultimo giorno del secondo mese successivo all’attivazione. Chi documenta tutti i compensi con fattura elettronica, come la maggior parte dei liberi professionisti, non è interessato da questo collegamento.

Uno psicologo che riceve in studio o un fotografo che lavora agli eventi può incassare con un lettore portatile come myPOS Go 2, oppure direttamente con lo smartphone grazie all’app myPOS Glass, che accetta carte contactless e wallet digitali. Traduttori, sviluppatori e consulenti che lavorano da remoto possono inviare link di pagamento o codici QR e farsi pagare a distanza. In entrambi i casi gli incassi arrivano sul conto myPOS pochi secondi dopo il pagamento, anche nei giorni festivi.

Un conto dedicato all’attività è facoltativo per il libero professionista e rende molto più semplice il controllo delle entrate. Separare gli incassi professionali da quelli personali mostra a colpo d’occhio quanto hai incassato rispetto alla soglia di 85.000 euro del forfettario e quanto mettere da parte per imposte e contributi. 

Il conto di moneta elettronica myPOS è gratuito e, con i lettori myPOS, include una carta Mastercard Business per le spese dell’attività.

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Step 10: Verifica visto e permesso di soggiorno (per cittadini non UE)

I cittadini dell'UE possono avviare un'attività autonoma in Italia senza un visto per lavoro autonomo. Per i cittadini di Paesi extra-UE, invece, è necessario verificare il titolo di soggiorno posseduto o le condizioni per entrare in Italia e svolgere un'attività autonoma.

L'articolo 6 del Decreto Flussi 2026-2028 prevede 650 quote per il lavoro autonomo per ciascun anno del triennio. Le quote riguardano categorie specifiche, tra cui determinate figure imprenditoriali, liberi professionisti, artisti e fondatori di start-up innovative.

Chi si trova già in Italia deve verificare se il proprio permesso consente lo svolgimento di lavoro autonomo o se può essere convertito. Requisiti, categorie e procedure cambiano in base alla situazione personale. Perciò, è opportuno verificare la propria posizione prima di aprire la partita IVA, rivolgendosi a un patronato, a un professionista dell'immigrazione o agli uffici competenti.

Step 11: Avvia e fai crescere la tua attività

Aprire la partita IVA è solo l'inizio. Dopo gli adempimenti fiscali e previdenziali, il passo successivo è trovare clienti e costruire un'attività sostenibile.

Prima di definire servizi e prezzi, analizza il mercato a cui vuoi rivolgerti. Quali problemi puoi risolvere, chi sono i potenziali clienti e quali competenze sono maggiormente richieste? Una specializzazione chiara può aiutarti a distinguerti, mentre un'offerta troppo generica rende più difficile comunicare il valore del servizio.

Anche la presenza online deve essere coerente con il posizionamento scelto. Un sito o un profilo professionale aggiornato dovrebbe spiegare in modo semplice cosa offri, a chi ti rivolgi e quali risultati o esperienze puoi dimostrare. Le prime opportunità possono arrivare anche dalla rete di contatti costruita durante precedenti esperienze lavorative, dalle associazioni professionali e dalle piattaforme dedicate ai freelance.

Sul piano economico, calcola la tariffa considerando non solo il tempo effettivamente lavorato, ma anche imposte, contributi, periodi senza incarichi, ferie, formazione e costi operativi. Accantonare regolarmente una quota degli incassi per tasse e contributi aiuta a evitare problemi di liquidità e permette di monitorare più facilmente i ricavi durante l'anno.

Infine, aggiorna periodicamente competenze e offerta. Per alcune professioni la formazione continua è anche un obbligo previsto dall'ordinamento professionale. Dati e andamento del mercato possono inoltre aiutarti a capire quando ampliare i servizi, modificare il posizionamento o cercare nuovi segmenti di clientela.

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Conclusioni

Diventare libero professionista in Italia è più semplice di quanto sembri, ma richiede qualche accorgimento. Bisogna verificare i requisiti e la propria categoria, scegliere struttura e regime fiscale con i numeri alla mano, mettersi in regola con previdenza e fatturazione elettronica e attrezzarsi per incassare in modo semplice e conforme, POS compreso. 

Il regime forfettario rende l'avvio accessibile, ma non elimina il peso di contributi e imposte. Accantonare circa un terzo degli incassi resta la regola più prudente. Il resto lo fanno posizionamento, clienti e costanza. Con una buona base amministrativa puoi concentrarti sul lavoro che sai fare meglio.

Domande frequenti

Per chi è iscritto alla Gestione Separata l’indennità di malattia la paga l’INPS, a due condizioni: almeno un mese di contribuzione piena nei dodici mesi precedenti e un reddito, nell’anno precedente, non superiore al 70% del massimale contributivo. L’indennità vale l’8%, il 12% o il 16% del massimale diviso per 365, in base ai mesi di contributi versati, e copre da 20 a 61 giorni, esclusi gli episodi inferiori a quattro giorni; in caso di ricovero le percentuali raddoppiano. Chi è iscritto a una cassa professionale riceve le prestazioni previste dalla propria cassa, mentre artigiani e commercianti non hanno un’indennità di malattia INPS.

Sì, avere una partita IVA non impedisce di assentarsi per malattia. Tuttavia, non esiste un meccanismo equivalente alla malattia del lavoro dipendente. Il professionista deve verificare se ha diritto a un'indennità previdenziale e rispettare le condizioni previste dalla propria gestione. In assenza di una specifica tutela, durante la malattia può semplicemente non lavorare e non fatturare.

Il massimale varia ogni anno. Nel 2026 è pari a 122.295 euro: i contributi alla Gestione Separata non vengono quindi calcolati sulla parte di reddito che supera questo limite. Il massimale riguarda la contribuzione previdenziale e non rappresenta un limite ai ricavi che un professionista può conseguire.

Per aprire una partita IVA è necessario esercitare un'attività economica in modo abituale e professionale. Occorre comunicare all'Agenzia delle Entrate l'inizio dell'attività, scegliere il codice ATECO e il regime fiscale e, quando previsto, iscriversi alla relativa gestione previdenziale. Per alcune professioni sono inoltre richiesti titoli di studio, abilitazioni o iscrizioni a un albo.

I principali vantaggi sono l'autonomia nell'organizzazione del lavoro, la possibilità di scegliere clienti e incarichi e una maggiore flessibilità nella gestione di tempi e modalità di lavoro. Il professionista può inoltre specializzarsi in una determinata attività e ampliare progressivamente la propria clientela. Questi vantaggi vanno però considerati insieme agli obblighi fiscali, contributivi e amministrativi e all'assenza delle tutele tipiche del lavoro dipendente.

La partita IVA permette di svolgere un'attività professionale in modo continuativo e di lavorare con clienti diversi senza un rapporto di subordinazione. Offre autonomia organizzativa, ma comporta anche responsabilità nella gestione di tasse, contributi, fatture e scadenze. Inoltre, a differenza di un dipendente, il professionista deve generalmente sostenere personalmente i periodi senza lavoro e non beneficia automaticamente di ferie, TFR e malattia retribuita.

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