Che cos’è il punto di pareggio: formula e calcolo
Data di pubblicazione: 26.01.2026
Ultimo aggiornamento: 26.01.2026
Il punto di pareggio, o break even point (BEP), è il momento in cui i ricavi totali sono equivalenti ai costi totali. In questa soglia l’azienda non genera né profitti né perdite.
Conoscere il BEP è fondamentale per le imprese italiane, che spesso affrontano costi fissi elevati tra affitti e contributi. Il calcolo del punto di pareggio, infatti, aiuta a definire un prezzo di vendita sostenibile, gestire i costi variabili e valutare la redditività dei prodotti.
Inoltre, permette di controllare i margini e pianificare il futuro in modo più sicuro. Ogni azienda può così capire il fatturato di pareggio necessario per mantenere stabilità, prendere decisioni strategiche e crescere nel tempo.
In questo articolo scopriremo insieme cos’è il punto di pareggio, qual è la formula per calcolarlo e vedremo alcuni esempi pratici.
INDICE DEI CONTENUTI
- Cos’è il punto di pareggio?
- Componenti chiave dell’analisi del punto di pareggio
- La formula del punto di pareggio
- Esempio: come calcolare il punto di pareggio passo dopo passo
- Punto di pareggio nella pianificazione e strategia finanziaria
- Utilizzo dell’analisi del punto di pareggio per informazioni su Costi-Volume-Profitto (CVP)
- Analisi di sensibilità applicata al break-even point: test di scenari “What if”
- Interpretazione del BEP per le decisioni aziendali
- Limitazioni dell’analisi del punto di pareggio
- Consigli pratici per abbassare il punto di pareggio
- Conclusioni
Cos’è il punto di pareggio?
Il punto di pareggio indica il volume minimo di vendite necessario per coprire i costi aziendali, sia fissi che variabili. È il livello in cui ricavi e costi coincidono, senza generare né profitto né perdita. Questo dato è fondamentale nelle decisioni su prezzo di vendita, investimenti e strategia finanziaria.
Conoscere il BEP, infatti, aiuta le aziende a:
- Stabilire un prezzo adeguato.
- Valutare la sostenibilità di nuovi investimenti.
- Valutare con precisione la redditività di prodotti e servizi.
In Italia, il BEP assume particolare rilevanza nei settori in cui i costi fluttuano, come turismo, moda, retail e ristorazione. Il punto di pareggio, infatti, rende chiaro quale volume di vendita serve per evitare perdite e mantenere la stabilità finanziaria.
Ad esempio, un negozio al dettaglio deve tener conto di costi fissi significativi (affitto, contributi) e costi variabili legati alle merci. Un ristorante, invece, deve fare i conti con spese fisse (stipendi) e costi variabili (materie prime). Un’impresa manifatturiera, infine, deve coprire costi di produzione e materiali.
Anche l’uso crescente dei pagamenti elettronici può influire sul calcolo del punto di pareggio. Commissioni POS e costi di transazione, infatti, diventano veri e propri costi variabili da includere nei calcoli. Considerare questi elementi permette alle aziende di stimare con maggiore precisione il proprio fatturato di pareggio e prendere decisioni consapevoli.
Componenti chiave dell’analisi del punto di pareggio
L’analisi del break-even point si basa su alcuni elementi fondamentali che permettono di capire quando un’attività inizia a coprire i costi e a generare profitto. Vediamo insieme le componenti essenziali per valutare la sostenibilità economica del modello di business e supportare le decisioni strategiche.
Costi fissi
I costi fissi sono quei costi che l’azienda deve sostenere indipendentemente dal volume di vendite.
In Italia, in particolare, i costi fissi comprendono:
- Affitto;
- Parte degli stipendi mensili e dei contributi previdenziali di eventuali dipendenti;
- Eventuali imposte immobiliari (es. IMU, Imposta Municipale Unica, per chi possiede un ufficio o locale);
- Assicurazioni;
- Abbonamenti a software digitali.
Per esempio, un artigiano o commerciante deve versare contributi minimi INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), anche se non produce alcun fatturato. Nel 2025, i contributi INPS dei settori artigianato e commercio ammontano a circa €4.460-€4.550 all’anno.
I costi fissi solitamente non cambiano al variare delle vendite. Conoscerli con precisione è quindi fondamentale per calcolare il punto di pareggio e garantire la stabilità della struttura aziendale.
Costi variabili
I costi variabili sono direttamente legati al volume di produzione o di vendite. Perciò, aumentano o diminuiscono in proporzione all’attività.
In un’azienda i costi variabili possono includere:
- Materiali;
- Imballaggi;
- Commissioni POS per pagamenti con carta;
- Costi di consegna;
- Consumi energetici o di carburante (esclusa la quota fissa).
L’aumento dei costi dell’energia elettrica e del gas in Italia dal 2025, in particolare, ha dimostrato come le spese variabili possano oscillare sensibilmente, influenzando il margine operativo.
Considerare i costi variabili è quindi essenziale per stimare correttamente quanto ogni singola vendita contribuisca alla generazione di utile.
Margine di contribuzione
Il margine di contribuzione indica quanto, da ogni vendita, “resta” per coprire i costi fissi. Il margine di contribuzione guida decisioni su prezzo, mix di prodotti e strategia commerciale. Inoltre, è cruciale per capire quante unità vendere per coprire i costi fissi.
Si calcola con la seguente formula:
Margine di contribuzione = Prezzo di vendita per unità – Costo variabile per unità
Ad esempio, se un prodotto è venduto a 100€ e il costo variabile è pari a 60€, il suo margine di contribuzione sarà 40€.
In settori ad alta marginalità come la moda, il margine per unità può essere alto. Il volume di vendite necessario per raggiungere il punto di pareggio, perciò, sarà basso. In settori a bassa marginalità come la ristorazione, invece, bisogna vendere molte unità per coprire costi fissi e variabili.
Struttura dei costi
La struttura dei costi indica come un’azienda distribuisce le proprie spese tra costi fissi e costi variabili.
Una struttura con molti costi fissi e pochi costi variabili è più rischiosa quando le vendite calano. Nonostante i bassi ricavi, infatti, l’azienda deve comunque sostenere gran parte delle spese. Tuttavia, è più efficiente quando i volumi di vendita sono stabili o in crescita.
Al contrario, un modello con costi fissi ridotti e costi variabili più elevati offre maggiore flessibilità ed efficienza produttiva. Se le vendite diminuiscono, anche le spese si riducono.
In Italia, molte attività tradizionali, come negozi fisici o ristoranti, presentano costi fissi elevati. I modelli digitali o gli e-commerce, invece, permettono una migliore suddivisione dei costi e di adattarsi più facilmente ai cambiamenti del mercato.
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La formula del punto di pareggio
La formula del punto di pareggio (metodo analitico) permette di calcolare quante unità un’azienda deve vendere per coprire tutti i costi.
Vediamo sotto la formula per il calcolo del break even point:
BEP (unità) = Costi fissi ÷ Margine di contribuzione = Costi fissi ÷ (Prezzo di vendita per unità – Costo variabile per unità)
Ogni elemento della formula ha un ruolo preciso:
- Costi fissi: sono le spese da sostenere anche senza vendite (affitto, quota fissa utenze, stipendi). Esempio: 10.000€ al mese.
- Prezzo di vendita per unità: il prezzo a cui si vende il singolo prodotto. Esempio: 50€.
- Costo variabile per unità: il costo legato a ogni singola vendita (materiali, packaging, commissioni POS, ecc…). Esempio: 20€.
Per visualizzare meglio ricavi e costi, è utile tracciare in Excel due linee - una per i costi totali e una per i ricavi totali. In questo modo, è possibile trovare il BEP graficamente nel punto in cui le linee si intersecano (metodo grafico).
Per simulazioni più avanzate, le PMI italiane possono utilizzare software come Zucchetti, TeamSystem o Tagetik. Queste permettono di integrare analisi dei costi, scenari e previsioni nel business plan aziendale.
Esempio: come calcolare il punto di pareggio passo dopo passo
Per capire come funziona il calcolo del punto di pareggio, vediamo subito un esempio pratico.
Supponiamo che un’azienda presenti:
- Costi fissi pari a 12.000€ al mese;
- Prodotti venduti a 120€ per unità;
- Costo variabile per unità pari a 70€.
Applicando la formula otteniamo:
BEP = 12.000 ÷ (120 – 70)
BEP = 12.000 ÷ 50 = 240 unità
In questo caso, l’azienda deve vendere almeno 240 unità per coprire integralmente i costi totali. Ogni unità venduta oltre questa soglia, invece, genera profitto.
Per rendere l’analisi più utile nella pratica, è consigliabile creare delle tabelle di scenario. Queste permettono di simulare come varia il BEP al cambiare di alcuni elementi chiave, come costi, prezzi o volumi.
Alcuni esempi di scenari da analizzare includono:
- L’aumento del costo dell’energia;
- L’incremento del costo della manodopera o del ciclo di produzione ;
- La variazione del prezzo di vendita per effetto della concorrenza;
- L’aumento delle commissioni POS o dei costi di consegna.
Le tabelle di scenario sono utili perché aiutano l’azienda a prevedere l’impatto di eventi esterni. Inoltre, permettono di valutare la sostenibilità dei margini e prepararsi a eventuali oscillazioni del mercato.
Punto di pareggio nella pianificazione e strategia finanziaria
Il break even point diventa uno strumento strategico quando viene inserito nella pianificazione finanziaria e nelle scelte di investimento.
Usando il BEP nella pianificazione strategica, infatti, un’azienda può:
- Definire con precisione il prezzo di vendita e il mix di prodotti necessari per coprire i costi.
- Valutare la convenienza di nuovi investimenti o ampliamenti di capacità produttiva. Se la previsione di vendite supera il BEP, infatti, l’investimento è più sicuro.
- Stimare quanto tempo ci vuole per raggiungere la redditività, utile in un business plan destinato a banche o investitori.
Il BEP è utile anche per valutare la convenienza di un POS portatile o di un servizio SaaS. Permette, infatti, di confrontare i costi fissi (come il canone mensile) con i costi variabili (come le commissioni per transazione o le tariffe per utilizzo).
Inoltre, le aziende spesso analizzano quante operazioni, vendite o utenti servono per coprire l’investimento e iniziare a generare profitto. In questo contesto, il break-even point può essere utilizzato come riferimento per definire obiettivi finanziari realistici.
Quando si valuta un finanziamento o un prestito, il BEP può essere affiancato ad analisi predittive basate sul valore attuale netto (VAN), per dimostrare la redditività e fattibilità reale del progetto. In questo modo si stabiliscono soglie realistiche di fatturato e profittabilità.
Il ricalcolo del break-even point in occasione del bilancio d’esercizio o di report trimestrali, infine, consente di aggiornare la soglia di pareggio sulla base dei dati reali di costi e ricavi.
In questo modo il BEP diventa uno strumento dinamico, capace di guidare le decisioni in linea con l’andamento effettivo dell’impresa.
Utilizzo dell'analisi del punto di pareggio per informazioni su Costi-Volume-Profitto (CVP)
L’analisi del punto di pareggio può essere estesa al modello Cost-Volume-Profit (CVP). Questo permette di valutare come piccole variazioni nei costi, prezzo o volume di vendita influenzano direttamente il profitto netto.
Mentre il BEP indica il livello minimo di vendite necessario per coprire i costi, il CVP aiuta a comprendere la sensibilità dei profitti rispetto a modifiche operative o di mercato.
In particolare, l’analisi CVP consente di:
- Stabilire se e quando investire in una strategia di riduzione dei costi o aumento delle vendite.
- Pianificare promozioni, sconti o nuovi prodotti in modo strategico.
- Valutare come piccoli cambiamenti di prezzo o quantità possano aumentare o ridurre il profitto netto.
- Anticipare l’impatto di variazioni dei costi energetici, logistici o delle materie prime sulla redditività.
- Migliorare la precisione della pianificazione finanziaria il controllo della produzione, riducendo rischi e incertezze.
- Identificare rapidamente scenari critici e reagire a cambiamenti di mercato o della concorrenza.
Questi vantaggi rendono il CVP uno strumento essenziale per le aziende italiane, soprattutto in settori come retail, ristorazione e moda. I costi variabili elevati e le fluttuazioni di domanda, infatti, possono influire significativamente sui margini.
Le imprese possono sfruttare il CVP (combinato con stime esplicite della domanda) anche per condurre studi di elasticità dei prezzi, individuando il punto in cui la domanda resta stabile senza erodere i margini.
Ad esempio, un aumento del prezzo di un prodotto di fascia alta può ridurre leggermente le vendite, ma aumentare il margine complessivo. Al contrario, in prodotti a bassa marginalità anche piccoli incrementi di costo possono ridurre drasticamente la redditività.
Analisi di sensibilità applicata al break-even point: test di scenari "What if"
L’analisi di sensibilità applicata al punto di pareggio permette alle aziende di simulare diversi scenari “What if”. Si tratta di una metodologia particolarmente utile in Italia, dove inflazione, costi energetici e vincoli logistici possono cambiare rapidamente.
Attraverso simulazioni è possibile valutare, ad esempio:
- L’impatto di aumenti dei costi energetici o del carburante;
- La riduzione della domanda stagionale o regionale;
- Le variazioni dei costi di fornitura dovute a problemi di supply chain;
- La tolleranza dei prezzi in diverse aree del Paese (ad esempio, Nord vs. Sud), tenendo conto delle differenze di potere d’acquisto e dei costi fissi locali.
L’analisi di sensibilità consente inoltre di identificare rapidamente i fattori più critici per la redditività. In questo modo, aiuta l’azienda a preparare strategie di mitigazione del rischio, come aumenti di prezzo mirati, ottimizzazione dei fornitori o riduzione dei costi variabili.
Per ottenere risultati accurati, le imprese utilizzano fogli di calcolo avanzati o software ERP. Questi permettono di creare modelli dinamici, aggiornabili con dati reali e proiezioni future. L’analisi del BEP diventa quindi uno strumento concreto per pianificare scenari e prendere decisioni informate.
Interpretazione del BEP per le decisioni aziendali
Il punto di pareggio è uno strumento fondamentale per guidare decisioni aziendali strategiche. Analizzarlo permette di comprendere la sostenibilità economica di nuove iniziative e di ottimizzare operazioni già esistenti.
In pratica, il BEP supporta l’azienda nelle seguenti attività:
- Valutare la fattibilità di nuovi prodotti o aperture di negozi: calcolando il BEP prima di immettere un prodotto sul mercato o aprire un nuovo punto vendita permette di capire quante vendite servono per coprire i costi.
- Confrontare la redditività tra regioni o canali di distribuzione: usando il BEP è possibile stimare quanto è redditizia un’attività in aree diverse o tramite canali differenti.
- Integrare il BEP nelle dashboard di performance per monitorare i margini: inserire il BEP nei sistemi di controllo (dashboard, report periodici, ERP) consente di monitorare costantemente costi, vendite e soglia di equilibrio.
- Supportare decisioni su prezzi o scala di produzione: se il BEP mostra che servono molte vendite per pareggiare, l’azienda può valutare di rivedere il prezzo di vendita, ottimizzare i costi per abbassare la soglia o modificare la scala produttiva.
Interpretare correttamente il BEP consente quindi alle aziende di trasformare i dati sui costi e sui ricavi in decisioni concrete. Questo garantisce maggiore controllo sulla redditività e una gestione più efficiente delle risorse.
Limitazioni dell'analisi del punto di pareggio
Il punto di pareggio è uno strumento utile, ma non offre una visione completa. Per questo motivo è importante conoscerne i limiti e affiancarlo ad altre analisi.
L’analisi del break-even point presenta alcune limitazioni che le aziende devono considerare, tra cui:
- Ipotesi di costi e prezzi stabili: il BEP presume che i costi fissi, i costi variabili e il prezzo di vendita rimangano costanti. Nella realtà, tuttavia, i mercati sono soggetti a fluttuazioni continue.
- Esclusione di fattori esterni: non considera elementi come inflazione, imposte, tasse locali o variazioni nel comportamento dei consumatori, che possono influenzare profitti e vendite.
- Necessità di integrare altre metriche: il BEP dovrebbe essere combinato con indicatori di performance (KPI) e analisi qualitative, come la soddisfazione del cliente o le dinamiche di mercato, per avere una visione più completa della redditività.
- Effetti esterni specifici per l’Italia: il calcolo può essere influenzato da differenze municipali di tassazione (es. IMU, Tari) o da oscillazioni dei prezzi delle materie prime e dell’energia.
Riconoscere queste limitazioni permette di usare il BEP come guida, ma sempre integrandolo in una strategia di gestione più ampia.
Consigli pratici per abbassare il punto di pareggio
Ridurre il BEP aiuta le imprese a raggiungere più rapidamente la redditività e a migliorare la resilienza operativa.
Soprattutto, strumenti digitali come un conto aziendale online supportano l’analisi del punto di pareggio, migliorando il monitoraggio dei ricavi e la previsione dei costi.
Ecco alcune strategie pratiche per abbassare il BEP della tua azienda:
- Esternalizzare attività non strategiche: servizi come IT, logistica o customer care possono essere affidati a partner esterni, riducendo i costi fissi e aumentando la flessibilità.
- Negoziare prezzi e ottimizzare le scorte: rivedere i contratti con i fornitori e applicare metodi di inventory management aiuta a tagliare i costi variabili e ridurre sprechi.
- Automatizzare processi amministrativi: strumenti di contabilità digitale e integrazioni con il gestionale limitano errori e rilavorazioni, abbassando i costi operativi.
- Ottimizzare l'uso di pagamenti digitali ed e-invoicing: migliorando il flusso di cassa, riducendo i costi amministrativi e gli errori legati alla gestione manuale dei documenti.
- Sfruttare incentivi fiscali come Transizione 5.0: il nuovo programma italiano Transizione 5.0 offre crediti d’imposta per investimenti in efficienza energetica e digitalizzazione, contribuendo a ridurre costi e consumo di risorse.
Applicare queste misure consente di abbassare la soglia di pareggio e aumentare la competitività aziendale.
Conclusioni
Il punto di pareggio indica il momento in cui i ricavi coprono esattamente i costi, senza profitto né perdita.
Monitorarlo regolarmente migliora pianificazione, analisi del rischio e decisioni sui prezzi. Integrare il BEP nei dashboard finanziari, inoltre, permette di monitorare rapidamente cambiamenti nei margini e fare analisi dei rischi.
Strumenti moderni, automazioni contabili e POS flessibili aiutano infine a ridurre costi e accelerare il raggiungimento della redditività, rendendo l’analisi ancora più utile nella gestione aziendale.
Domande frequenti
Come si trova il punto di pareggio?
Si trova dividendo i costi fissi per il margine di contribuzione unitario (Prezzo di Vendita – Costo Variabile). Il risultato indica quante unità bisogna vendere per coprire tutti i costi.
Cosa si intende per BEP?
Il BEP, l'acronimo per break-even point, è il punto in cui Ricavi Totali = Costi Totali, cioè il momento in cui l’azienda non genera né profitti né perdite.
Come calcolare il totale a pareggio?
Si calcola applicando la formula:
BEP (unità) = Costi fissi ÷ (Prezzo – Costo variabile)
Moltiplicando le unità per il prezzo si ottiene il valore di ricavo necessario.
Che cos’è il prezzo di breakeven?
È il prezzo minimo per unità che consente di coprire sia i costi variabili sia la quota di costi fissi attribuita al numero di unità che si prevede di vendere. Il prezzo di breakeven non è un valore assoluto, ma dipende dal volume di vendita previsto.
Come si calcola il break-even analysis?
Richiede tre dati: costi fissi, costi variabili e prezzo. Si determina il margine di contribuzione e si divide il totale dei costi fissi per tale margine.
Cosa rappresenta il margine di contribuzione?
Questa metrica mostra la differenza tra il prezzo di vendita di un prodotto e i costi variabili sostenuti. È anche un dato di base per il calcolo del break-even point (BEP).







