Costi, commissioni e spese del POS: la guida completa
Data di pubblicazione: 15.10.2021
Ultimo aggiornamento: 16.04.2026
Ti stai chiedendo quali siano i costi POS? La risposta è semplice: dipende. Il costo totale è infatti influenzato da tre elementi: acquisto o noleggio POS, eventuale canone mensile e commissioni sui pagamenti POS.
In particolare, per le PMI (piccole e medie imprese) italiane esistono diverse soluzioni POS. Alcune senza canone fisso, altre con abbonamento e condizioni diverse sui pagamenti digitali. Ad esempio, provider come myPOS offrono dispositivi con pagamento iniziale e senza costi mensili.
In questa guida vedremo in dettaglio le tipologie di POS più diffuse. Analizzeremo inoltre le principali voci di costo e offerte POS, così da aiutarti a trovare un POS conveniente adatto alle tue esigenze.
INDICE DEI CONTENUTI
- Quanto costa un POS?
- Costi POS spiegati: una tantum, ricorrenti e per transazione
- Costi POS una tantum
- Costi ricorrenti del POS
- Cosa influenza i costi POS per transazione?
- POS senza commissioni: è davvero possibile?
- Credito d’imposta sulle commissioni POS in Italia
- Comprare o noleggiare un POS?
- Tipologie di POS e fasce di costo
- Altri costi del POS che i commercianti spesso sottovalutano
- Come scegliere il POS più adatto al proprio budget
- Costi e struttura tariffaria di myPOS
- Riepilogo finale: quanto costa davvero un POS?
- Per saperne di più sul POS
Quanto costa un POS?
Per valutare il costo totale di un POS bisogna comprendere le diverse categorie di costi associati.
I costi POS si dividono in tre categorie principali:
- Costi iniziali;
- Costi ricorrenti;
- Commissioni POS sulle transazioni.
Questa distinzione è importante perché le soluzioni POS sul mercato italiano distribuiscono i costi in modo diverso. Alcuni modelli riducono o eliminano il canone mensile POS, ma applicano commissioni più alte sulle transazioni. Altri prevedono costi fissi mensili, con condizioni diverse sui pagamenti digitali, anche per i micropagamenti.
Per le attività italiane, conoscere questi aspetti è oggi indispensabile. Le normative vigenti riguardo all’obbligo del POS prevedono infatti sanzioni per chi rifiuta i pagamenti elettronici, rendendo il POS parte integrante dei moderni sistemi di pagamento.
Per questo, è fondamentale fare un confronto POS attento e scegliere in base alle esigenze degli esercenti. Alcuni provider, come myPOS, ad esempio, propongono un modello con acquisto POS una tantum e senza canoni fissi, con una struttura più semplice e trasparente.
Vediamo ora nel dettaglio tutte le voci che compongono il costo POS, per individuare un POS conveniente adatto alla tua attività.
Costi POS spiegati: una tantum, ricorrenti e per transazione
Per capire davvero i costi POS, è utile analizzare nel dettaglio ciascuna voce che contribuisce al costo totale.
Vediamo in dettaglio ciascuno dei costi POS:
- I costi una tantum sono le spese iniziali legate all’attivazione del dispositivo. In questa categoria rientrano l’acquisto POS (ad esempio un POS smart o un POS mobile), gli eventuali accessori come stampanti o basi di ricarica e i costi di installazione POS, se previsti. Ad esempio, un negozio può acquistare un POS con pagamento unico e iniziare subito ad accettare pagamenti contactless senza vincoli.
- I costi ricorrenti, invece, sono le spese periodiche per l’utilizzo del servizio. Possono includere il canone mensile o il noleggio POS, i costi per il conto associato o per servizi aggiuntivi e le spese per assistenza tecnica e supporto clienti. Alcune soluzioni POS eliminano il canone mensile, mentre altre lo includono con servizi integrati. La scelta dipende dalle esigenze degli esercenti.
- I costi variabili, infine, sono le commissioni POS applicate su ogni pagamento. Variano in base al tipo di carta e ai circuiti di pagamento, all’importo della transazione (rilevante per i micropagamenti) e ai volumi di incasso. Ad esempio, un bar con molti pagamenti di piccolo importo deve valutare con attenzione le commissioni per evitare costi elevati.
Un corretto confronto POS richiede di bilanciare costi iniziali, costi ricorrenti e costi per transazioni. L’opzione migliore è quella che meglio si adatta al proprio modello di business e al volume di pagamenti digitali gestiti ogni giorno.
Costi POS una tantum
Alcuni costi legati al POS si pagano una sola volta, generalmente al momento dell’acquisto o dell’attivazione del dispositivo. La loro entità varia in base al fornitore e al modello scelto. Ecco i principali costi POS una tantum.
Costo di acquisto del dispositivo
Il primo costo da considerare è l’acquisto del terminale, una spesa una tantum che dipende dal modello e dalle funzionalità richieste. I POS mobili entry-level possono partire da poche decine di euro, mentre i terminali Android con funzionalità avanzate possono arrivare a diverse centinaia.
I modelli myPOS, ad esempio, partono da 29€ per soluzioni compatte come il myPOS Go 2, fino a 179€ per terminali più avanzati come il myPOS Ultra, senza costi mensili ricorrenti.
Costo di installazione
Non tutti i fornitori prevedono un costo di installazione, ma vale la pena verificarlo prima di firmare il contratto. Nel caso dei POS tradizionali da banco, la configurazione in loco da parte di un tecnico può aggirarsi intorno ai 100€, a cui si aggiunge l’attesa per l’intervento.
I POS mobili e i POS cordless, invece, si configurano autonomamente in pochi minuti, eliminando sia il costo che i tempi di attesa.
Costo di attivazione
L’attivazione è uno dei costi più frequentemente nascosti nelle condizioni contrattuali.
Alcuni fornitori addebitano diverse decine di euro semplicemente per attivare il dispositivo già acquistato. È una voce da controllare con attenzione prima di sottoscrivere qualsiasi accordo.
Costi per accessori e materiali di consumo
Oltre al dispositivo, è utile considerare i materiali accessori che potrebbero essere necessari nel tempo.
Alcuni dei POS accessori e materiali di consumo includono:
- Carta per lo scontrino (rotoli termici per stampante integrata o esterna);
- Base di ricarica e cavi aggiuntivi;
- Scanner per codici a barre (per attività retail);
- Cover protettive (per POS mobili in ambienti intensivi).
Non tutti i fornitori includono questi elementi nella dotazione base, quindi è opportuno verificare cosa è compreso nell’offerta.
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Costi ricorrenti del POS
Accanto alle spese una tantum, esistono costi che si ripetono nel tempo, con cadenza mensile o annuale.
Comprenderne la struttura è essenziale per valutare il costo reale del POS nel lungo periodo.
Canone mensile o annuale (canone o comodato d’uso)
Alcuni fornitori applicano un canone periodico per il semplice possesso o utilizzo del terminale.
In particolare, si distingue tra due tipi di pagamenti applicati per l’uso del POS dispositivo:
- Canone, cioè un pagamento ricorrente a fronte della proprietà del servizio;
- Comodato d’uso, quando il dispositivo resta di proprietà del fornitore e viene concesso in uso.
In entrambi i casi, i contratti possono includere servizi aggiuntivi come supporto tecnico, sostituzione del dispositivo o volumi minimi di transazioni garantiti.
Costo del conto business dedicato
Avere un conto business associato al POS consente di ricevere i fondi incassati in tempi rapidi. In alternativa, è possibile impostare l’accredito su un IBAN esterno, ma in questo caso i tempi di disponibilità possono allungarsi di alcuni giorni lavorativi.
Non tutti i fornitori includono il conto business senza costi aggiuntivi. Alcuni applicano una fee di apertura o un canone mensile. Vale quindi sempre la pena verificare questa voce prima di scegliere il provider a cui affidarsi.
Assistenza tecnica e manutenzione
Prima di scegliere un fornitore, è importante verificare cosa è effettivamente incluso nell’offerta, per quanto tempo e a quali condizioni viene rinnovato.
Quando si valuta il costo di un POS, è importante distinguere tra due voci che spesso vengono confuse:
- La garanzia, che copre i difetti del dispositivo e i guasti hardware.
- Il supporto tecnico, che riguarda l’assistenza operativa in caso di problemi di utilizzo o configurazione.
Alcuni fornitori includono entrambi, altri coprono solo la garanzia e fatturano il supporto tecnico separatamente, soprattutto dopo il primo anno.
Penali per recesso anticipato del contratto
Prima di sottoscrivere un contratto POS, è consigliabile analizzare le condizioni di uscita. Alcuni fornitori applicano costi di recesso significativi in caso di interruzione anticipata del servizio.
I punti da controllare nel contratto POS sono:
- Durata minima contrattuale;
- Importo delle penali per recesso anticipato;
- Condizioni di restituzione del dispositivo (se in comodato);
- Eventuale piano di ammortamento dei costi.
Verificare queste voci prima di firmare evita di trovarsi vincolati a condizioni svantaggiose nel momento in cui si vuole cambiare provider o aggiornare il dispositivo.
Commissioni POS per transazione per i commercianti
Le commissioni su ogni pagamento accettato rappresentano uno dei costi più rilevanti per commercianti, artigiani e liberi professionisti.
Esistono principalmente due modelli di commissioni POS:
- La commissione percentuale, cioè una percentuale applicata sull’importo totale di ogni transazione.
- La commissione mista, che combina una quota fissa con una percentuale variabile sull’importo.
Le tariffe possono variare in base al tipo di carta (personale, business, internazionale) e alla modalità di pagamento (contactless, inserimento chip, online). È importante confrontare le condizioni specifiche per il proprio volume e tipo di transazioni.
Cosa influenza i costi POS per transazione?
Le commissioni POS applicate su ogni pagamento non sono sempre uguali. Variano in base a diversi fattori che è utile conoscere prima di confrontare le offerte dei fornitori.
Ecco i più importanti fattori che incidono sui costi per transazione:
- Tipo di carta: le carte di debito hanno generalmente commissioni più basse rispetto alle carte di credito. Allo stesso modo, le carte consumer (personali) sono solitamente meno costose da accettare rispetto alle carte business o corporate, che prevedono tariffe più alte.
- Provenienza della carta: le carte emesse nello Spazio Economico Europeo (SEE/EEA) o nell’Unione Europea comportano in genere commissioni inferiori, grazie ai limiti sulle commissioni di interscambio previsti dal Regolamento (UE) 2015/751. Al contrario, le carte emesse al di fuori del SEE possono comportare costi più elevati. Accettare pagamenti da clienti stranieri, ad esempio nel settore turistico, può quindi incidere sul costo medio per transazione.
- Modalità di pagamento: i pagamenti di persona (contactless o con chip) rientrano solitamente nella categoria a tariffa standard. Le transazioni online o effettuate a distanza, come i pagamenti MOTO (Mail Order/Telephone Order), possono invece prevedere commissioni più alte, poiché il rischio di frode con pagamenti a distanza è considerato maggiore.
- Rimborsi e chargeback: i rimborsi al cliente comportano spesso una fee aggiuntiva, anche quando la commissione originale non viene restituita. I chargeback, cioè le contestazioni avviate direttamente dalla banca del cliente, possono generare costi ulteriori e, in alcuni casi, penali se si superano determinate soglie di frequenza.
Conoscere questi fattori aiuta a stimare con più precisione il costo reale per transazione, che può variare sensibilmente a seconda del tipo di clientela e del canale di vendita utilizzato.
POS senza commissioni: è davvero possibile?
La quasi totalità dei fornitori prevede commissioni su ogni transazione. È difficile evitarle del tutto, ma esistono offerte POS che le azzerano in cambio di condizioni alternative.
Le più comuni alternative a un’offerta POS con zero commissioni sono due:
- Un canone fisso mensile;
- Un volume minimo di transazioni garantito.
In alcuni casi entrambe le condizioni si applicano insieme.
Con il canone fisso si paga anche nei periodi di inattività o di basso volume, indipendentemente da quanto si incassa. Con il volume minimo, chi non raggiunge la soglia stabilita può incorrere in penali o costi compensativi.
Per chi ha un flusso di pagamenti regolare e consistente queste soluzioni possono risultare vantaggiose. Per chi ha vendite stagionali o discontinue, tuttavia, le commissioni variabili sono spesso più sostenibili.
La scelta più efficace rimane quella di stimare il costo totale nelle due ipotesi, sulla base del proprio volume medio di transazioni mensili.
Credito d’imposta sulle commissioni POS in Italia
Chi gestisce un’attività in Italia può recuperare una parte delle commissioni pagate attraverso il credito d’imposta introdotto dal D.L. n. 124/2019. La misura riconosce un credito pari al 30% delle commissioni addebitate per i pagamenti elettronici effettuati da consumatori finali.
Possono accedervi gli esercenti che esercitano attività d’impresa, arti o professioni che nell’anno precedente abbiano conseguito ricavi o compensi non superiori a 400.000€.
Il requisito va verificato con riferimento al periodo d’imposta precedente a quello in cui maturano le commissioni. Per il 2026, il parametro da controllare sono i ricavi o compensi del 2025.
Per maggiori informazioni su come ricevere il credito d’imposta, ti invitiamo a consultare il Provvedimento divulgato dall’Agenzia delle Entrate e la legge 124/2019.
In aggiunta a questo tipo di agevolazioni fiscali, alcuni fornitori propongono anche iniziative commerciali come il cashback POS, che permettono di recuperare ulteriormente una parte delle commissioni sostenute.
Comprare o noleggiare un POS?
Meglio comprare o noleggiare il POS? Non esiste una risposta valida per tutti: la scelta dipende dalle caratteristiche della propria attività e dalle condizioni contrattuali offerte dal fornitore.
In generale, l’acquisto comporta una spesa iniziale più alta ma elimina i costi ricorrenti legati al possesso del dispositivo. Il noleggio, invece, distribuisce la spesa nel tempo, ma vincola a un canone fisso e spesso a condizioni contrattuali meno flessibili.
Vale anche la pena considerare il canale di acquisto. Noleggiare o acquistare un dispositivo da una banca o da un altro istituto finanziario comporta spesso costi di elaborazione più elevati rispetto ai provider specializzati.
Per orientarsi, è utile porsi alcune domande:
- Qual è il tuo volume mensile di incassi con carta? Chi ha transazioni frequenti ammortizza più rapidamente il costo di acquisto.
- La tua attività è stagionale o discontinua? Con un canone fisso si paga anche nei periodi di inattività.
- Hai più punti vendita o lavori in mobilità? I POS mobili e i POS cordless si acquistano singolarmente e non richiedono installazione.
- Quanto è flessibile il contratto? Verifica durata minima, condizioni di recesso e possibilità di aggiornare il dispositivo.
Rispondere a queste domande, incrociandole con il costo totale stimato, aiuta a identificare la soluzione più adatta alla propria attività.
Tipologie di POS e fasce di costo
La scelta tra POS tradizionale e POS mobile incide direttamente sui costi, ma anche sulla flessibilità operativa. I due dispositivi rispondono a esigenze diverse e si rivolgono a tipologie di attività differenti.
POS tradizionale da banco: costi tipici e quando conviene
Il costo di un POS tradizionale da banco si aggira indicativamente tra i 300 e i 1.500€, con variazioni in base alle funzionalità e al fornitore. A questa cifra si aggiungono tipicamente i costi di installazione, manutenzione periodica e hardware accessori come stampanti di scontrini e lettori di codici a barre.
È una soluzione adatta a medie e grandi realtà con postazioni fisse e flussi di cassa strutturati, dove la mobilità del terminale non è una priorità.
POS mobile: costi tipici e quando conviene
I POS mobili hanno costi di acquisto significativamente più bassi rispetto ai terminali fissi. Inoltre, non richiedono installazione e si configurano in autonomia.
I dispositivi mobili sono la soluzione più diffusa tra le PMI italiane grazie alla loro versatilità. Si adattano infatti bene a contesti come street food, saloni di bellezza, studi professionali, consegne a domicilio e mercati o pop-up temporanei.
I modelli disponibili coprono un’ampia fascia, dai dispositivi compatti ed economici pensati per chi ha esigenze essenziali, fino ai terminali POS smart con stampante integrata, lettore di codici a barre e funzionalità equivalenti a quelle di un POS fisso.
Per chi ha bisogno di libertà di movimento senza rinunciare alla connettività, i modelli con SIM integrata rappresentano una valida alternativa ai POS cordless con connessione Wi-Fi.
Altri costi del POS che i commercianti spesso sottovalutano
Oltre alle voci più note, esistono costi meno visibili che possono incidere sul totale. Vale la pena verificare la loro presenza nelle condizioni contrattuali prima di scegliere un fornitore.
Ecco i principali costi POS meno evidenti da considerare:
- Commissioni PCI e fee amministrative: alcuni fornitori addebitano costi annuali legati alla conformità agli standard di sicurezza PCI DSS o alla gestione amministrativa del contratto.
- Costi per chargeback e gestione delle contestazioni: ogni contestazione avviata da un cliente può generare una fee a carico dell’esercente, indipendentemente dall’esito della disputa.
- Commissioni sui rimborsi: in molti casi la commissione pagata sulla transazione originale non viene restituita quando si effettua un rimborso, a cui si può aggiungere un costo fisso per l’operazione.
- Costi di inattività: alcuni contratti prevedono un addebito periodico se il terminale non registra transazioni per un determinato periodo.
- Tempi e costi di accredito: l’accredito immediato dei fondi non è sempre incluso. Alcuni fornitori applicano una fee per i pagamenti rapidi o impongono tempi di attesa che possono incidere sulla liquidità.
Queste voci non compaiono sempre in evidenza nelle offerte commerciali. Richiedere sempre un prospetto completo delle fee prima di sottoscrivere un contratto è il modo più efficace per evitare sorprese.
Come scegliere il POS più adatto al proprio budget
Scegliere un POS conveniente non significa solo confrontare il prezzo del dispositivo. Per valutare correttamente la convenienza di un’offerta, è utile ragionare sul costo complessivo nel tempo e sulla sua compatibilità con le esigenze operative della propria attività.
In particolare, durante la scelta di un POS dispositivo è importante controllare:
- Costo totale su 12-24 mesi: somma acquisto o canone, commissioni stimate, supporto e accessori per avere un quadro realistico della spesa complessiva.
- Trasparenza delle fee: richiedi un prospetto completo di tutte le voci di costo, incluse quelle meno visibili come chargeback, rimborsi e fee amministrative.
- Velocità di accredito e gestione della liquidità: verifica in quanto tempo i fondi incassati diventano disponibili, soprattutto se la liquidità è una priorità per la tua attività.
- Metodi di pagamento supportati: assicurati che il dispositivo accetti pagamenti contactless, wallet digitali (Apple Pay, Google Pay) e le principali carte internazionali, in base alla clientela che servi.
- Più sedi o più operatori: se gestisci punti vendita multipli o hai dipendenti che usano il POS, verifica se il fornitore supporta questa configurazione e a quali condizioni.
- Integrazioni con altri sistemi: se utilizzi un gestionale, un e-commerce o un software di cassa, controlla la compatibilità prima di scegliere.
- Condizioni contrattuali e uscita: verifica durata minima, penali di recesso e condizioni di restituzione del dispositivo prima di firmare.
Prima di scegliere, è utile valutare anche eventuali promozioni POS disponibili, che possono ridurre i costi iniziali o le commissioni nei primi mesi.
Tenere sotto controllo questi elementi fin dalla fase di valutazione evita brutte sorprese in fase operativa e permette di scegliere il fornitore più adatto alle proprie esigenze reali.
Costi e struttura tariffaria di myPOS
myPOS adotta un modello trasparente, senza canone mensile e senza costi di attivazione. Si paga una volta sola per il dispositivo e una commissione per ogni transazione effettuata, a partire dall’1,20% + 0,05€ per le carte personali e nazionali.
myPOS Go 2 è una soluzione compatta e portatile, ideale per chi cerca un ingresso accessibile, disponibile a partire da 29€. myPOS Ultra è invece un terminale con funzionalità avanzate per attività con volumi più alti o esigenze operative più strutturate, disponibile a partire da 179€. Entrambi i dispositivi non richiedono costi di attivazione: la configurazione è autonoma e gratuita.
I fondi incassati vengono accreditati immediatamente sul conto business myPOS, gratuito e dotato di IBAN proprio. È disponibile anche una carta Visa business per gestire le spese dell’attività direttamente dal saldo incassato.
L’assistenza tecnica è inclusa nella garanzia gratuita di un anno, estendibile, con supporto clienti disponibile 24/7. Infine, non sono previsti costi di recesso anticipato: il servizio può essere interrotto in qualsiasi momento.
Riepilogo finale: quanto costa davvero un POS?
Il costo di un POS non si esaurisce nel prezzo del dispositivo. Come abbiamo visto, le voci da considerare si distribuiscono in tre aree principali: i costi una tantum, i costi ricorrenti e i costi meno visibili, che emergono solo leggendo con attenzione le condizioni contrattuali.
Per scegliere il fornitore più adatto, il criterio più affidabile resta il costo totale stimato su 12-24 mesi, confrontato tra più offerte sulla base delle proprie condizioni reali di utilizzo. Prima di firmare, vale sempre la pena richiedere un prospetto completo delle fee e verificare con attenzione le clausole su durata minima e recesso.
Per saperne di più sul POS
Domande frequenti
1. Qual è la differenza tra MDR e interchange?
L’interchange è la quota della commissione che va alla banca che ha emesso la carta usata dal cliente. L’MDR (Merchant Discount Rate) è invece il costo totale che l’esercente paga al proprio fornitore POS per ogni transazione. Include l’interchange più i margini del circuito di pagamento e del provider. Nella pratica, l’esercente vede solo l’MDR in fattura. L’interchange è una componente interna che incide sulla tariffa finale ma non viene quasi mai esplicitata nelle offerte commerciali.
2. I pagamenti con American Express costano di più?
Sì, in generale le commissioni sui pagamenti American Express sono più alte rispetto a Visa e Mastercard. Questo perché Amex opera con un modello a tre parti, gestendo direttamente sia l’emissione della carta che l’elaborazione del pagamento, con tariffe proprie. Non tutti i fornitori POS includono American Express nella tariffa standard: vale quindi la pena verificare se è coperta dall’offerta e a quali condizioni.
3. È possibile negoziare le commissioni POS da PMI?
In alcuni casi sì, soprattutto se si hanno volumi di transazioni significativi o prevedibili. I grandi provider tendono ad avere tariffe standard per le piccole attività, ma alcuni offrono condizioni personalizzate a partire da determinate soglie di fatturato. Vale la pena confrontare più offerte e, se il proprio volume lo giustifica, chiedere esplicitamente una tariffa dedicata prima di firmare.
4. I POS con SIM integrata prevedono costi di connettività?
Dipende dal fornitore. Alcuni includono la connettività nel prezzo del dispositivo o nel canone. Altri la fatturano separatamente con un costo mensile fisso per la SIM. Prima di acquistare un POS mobile con connessione cellulare, è utile verificare se la SIM è inclusa, se ci sono limiti di traffico dati e cosa succede in caso di utilizzo all’estero.
5. Il settlement istantaneo dei fondi ha un costo aggiuntivo?
Non sempre, ma in molti casi sì. Alcuni provider offrono l’accredito immediato come funzionalità premium, con una fee per transazione o un costo mensile aggiuntivo. Altri lo includono nella tariffa standard. Per le attività con esigenze di liquidità elevate, questo elemento può fare una differenza concreta sul costo totale e merita una verifica esplicita prima di scegliere il fornitore.
6. Ci sono costi per gli strumenti di reportistica e gestione delle transazioni?
Molti provider includono un pannello di controllo base per visualizzare le transazioni. Funzionalità più avanzate, come export contabile, report per punto vendita, integrazioni con gestionali o dashboard multi-operatore, possono invece essere a pagamento o disponibili solo nei piani superiori. Per le PMI che gestiscono più casse o hanno necessità di riconciliazione contabile, è importante verificare cosa è incluso nell’offerta standard e cosa richiede un upgrade.





