Tasso di fallimento delle startup: statistiche e motivazioni
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Tasso di fallimento delle startup: statistiche e motivazioni

Avviare una startup è un’avventura ambiziosa. Tuttavia le statistiche parlano chiaro: il tasso di fallimento delle startup in Italia è alto, soprattutto nei primi anni di attività.

Comprendere quante startup falliscono e i principali motivi che portano alla loro chiusura è il primo passo per non fare la stessa fine.

L’errore più comune, infatti, è credere che il fallimento dipenda solo da un’idea sbagliata. In realtà, pesano numerosi fattori, come mancanza di ricerca di mercato, difficoltà nell’ottenere finanziamenti per startup progetti e marketing inefficace.

In questo articolo, analizzeremo il tasso di fallimento delle startup italiane e cercheremo di capire come costruire un business model solido, che aumenti le tue probabilità di successo fin dal primo giorno.

Tasso di fallimento di imprese e delle startup

Analizzare il livello di chiusure e cessazioni di imprese e startup è fondamentale per valutare i rischi, soprattutto nei primi anni di attività. I dati più recenti mostrano una situazione complessa, con dinamiche diverse e con forti differenze per territorio, dimensione e settore.

Statistiche generali sui tassi di fallimento di imprese e startup

Secondo l’ISTAT (Annuario statistico italiano 2025), tra tutte le imprese nate nel 2022, l’82,2% è ancora attivo dopo il primo anno. Per le startup nello specifico, invece, non è facile definire un equivalente tasso di fallimento.

Come possiamo vedere nell’immagine 1 di seguito, secondo il report “L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane tra il 2012 e il 2023” di Assolombarda, pag. 21), tuttavia, mostra tassi di mortalità delle startup ed ex-startup innovative dopo 1 anno sempre inferiori al 2%.

Immagine 1: L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane tra il 2012 e il 2023

Fonte: Assolombarda (L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane tra il 2012 e il 2023, pag 21)

Le differenze territoriali nel tasso di mortalità delle startup in Italia sono poi marcate:

  • Le regioni del Nord Italia mostrano tassi di sopravvivenza superiori alla media nazionale, (Annuario Statistico Italiano 2025, pag. 276).
  • Sud e Isole presentano invece tassi di natalità e mortalità più elevati (Annuario Statistico Italiano 2025 pag. 276).
  • Il Centro Italia registra anch’esso valori sopra la media nazionale, sia per natalità che per mortalità (Annuario Statistico Italiano 2025 pag. 276).

Nel contesto delle startup ed ex-startup innovative attive, sempre secondo il report di Assolombarda, la Lombardia si conferma il principale polo innovativo. Con il 27% delle startup attive, concentra il 37% degli occupati e il 40% del fatturato del settore a livello nazionale.

Infine, il 92,4% delle startup innovative rientra nella fascia “micro”, con il 56,7% che non ha nessun dipendente (Assolombarda, Rapporto 2025). Queste affrontano sfide maggiori in termini di sopravvivenza rispetto alle imprese di dimensioni superiori, che beneficiano di maggiore solidità strutturale.

Tassi di sopravvivenza specifici del settore

In Italia, la sopravvivenza delle imprese varia in modo significativo da settore a settore, riflettendo le diverse dinamiche competitive.

Secondo l’analisi settoriale ISTAT (Demografia d’impresa – Anni 2018-2023, Tavola 5), ci sono differenze significative nei tassi di sopravvivenza delle imprese:

  • Il settore dell’industria in senso stretto registra il tasso più elevato, con circa l’86% delle imprese ancora attive dopo 12 mesi dalla nascita (dato 2023 su imprese nate nel 2022).
  • Seguono le costruzioni con l’82,2% e gli altri servizi con tasso intorno all’82,7%.
  • Il commercio presenta il tasso più basso, intorno al 79,9%.

Nel contesto delle startup innovative, oltre la metà degli occupati del settore lavora proprio in servizi e manifattura high-tech (Assolombarda, Rapporto 2025). Si tratta di segmenti trainanti per innovazione e produttività, ma anche più esposti alla pressione competitiva.

Sopravvivenza oltre il primo anno

La sopravvivenza delle nuove imprese tende a ridursi progressivamente nei primi anni di attività, una fase cruciale per la stabilità e il consolidamento del business.

Per le imprese italiane in particolare, i dati ISTAT (Demografia d’impresa – Anni 2018-2023, Tavola 5) mostrano che la percentuale di sopravvissute diminuisce significativamente nei primi 5 anni:

  • Primo anno: 82,2% (dato 2023 su imprese nate nel 2022).
  • Secondo anno: 73% (dato 2023 su imprese nate nel 2021).
  • Terzo anno: 64% (dato 2023 su imprese nate nel 2020).
  • Quarto anno: 55,4% (dato 2023 su imprese nate nel 2019).
  • Quinto anno: 48,2% (dato 2023 su imprese nate nel 2018).

Diversi elementi possono influenzare la capacità di un’impresa di superare questa fase iniziale e consolidarsi nel mercato.

I fattori che favoriscono la sopravvivenza delle imprese in Italia includono:

  • Localizzazione geografica: le imprese del Nord Italia beneficiano di un ecosistema più favorevole, con produttività del lavoro di 65,8 mila euro per addetto nel Nord-ovest e 60,7 mila nel Nord-est, contro i 41 mila euro di Sud e Isole (Annuario Statistico Italiano 2025, pag. 284).
  • Dimensione aziendale: le grandi imprese (oltre 250 addetti), pur rappresentando solo lo 0,1% del totale, realizzano il 34,5% del valore aggiunto e il 44,9% degli investimenti, dimostrando maggiore resilienza (Annuario Statistico Italiano 2025 pag. 279).
  • Settore di attività: l’industria in senso stretto mostra la maggiore stabilità, con una dimensione media di 11,0 addetti (contro i 4,0 della media nazionale). Realizza 359,0 miliardi di euro di valore aggiunto (Annuario Statistico Italiano 2025, pag. 281).
  • Presenza di imprese “high-growth”: nel 2023 si è registrato un aumento della percentuale di imprese ad alta crescita (dall’11,1% al 15,3%) e di “gazelle”, cioè imprese giovani ad alta crescita (dallo 0,9% all’1,1%), concentrate soprattutto nel settore delle costruzioni e nel Sud Italia (Annuario Statistico Italiano 2025, pag. 276-77).

Comprendere questi fattori permette quindi di sviluppare strategie di crescita sostenibili e aumentare le probabilità di successo nel lungo periodo.

Tassi di sopravvivenza oltre al primo anno delle startup innovative

Per le startup innovative, il quadro è parzialmente più incoraggiante nel lungo periodo. Secondo una ricerca del centro di studi Assolombarda (come si può vedere nell’immagine 2) il tasso di mortalità medio aumenta con l’età. La curva tende però ad appiattirsi dopo circa 10 anni, stabilizzandosi appena sopra il 35%. 

Perciò, circa il 65% delle startup ed ex-startup innovative italiane sopravvive ai primi 10 anni di attività. 

Inoltre, la fase più critica non coincide con il primo anno, bensì con il periodo tra i 5 e i 7 anni di vita, come mostrato nell’immagine 2. In questa fase si registrano gli incrementi più marcati della probabilità di uscire dal mercato. 

Immagine 2: L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane tra il 2012 e il 2023

Fonte: Assolombarda (L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane tra il 2012 e il 2023, pag 21)

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Motivi comuni per cui le aziende falliscono

Il tasso di fallimento delle startup in Italia è spesso il risultato di una combinazione di fattori

Tra i motivi di fallimento delle startup più comuni troviamo:

  • Cattiva gestione finanziaria: molte imprese chiudono nonostante siano profittevoli “sulla carta” perché mancano di liquidità sufficiente per le operazioni quotidiane. Ritardi nei pagamenti e difficoltà di accesso al credito aggravano ulteriormente la situazione. Rendono infatti critico il cash flow management e la pianificazione finanziaria.
  • Scarsa ricerca di mercato: molte startup innovative in Italia avviano attività senza originalità e senza adattare i prodotti alle abitudini di spesa e alle differenze regionali. La mancanza di ricerca e di analisi dei competitor porta spesso a entrare in mercati saturi senza una proposta di valore distintiva e a create un prodotto non soddisfacente o poco differenziato rispetto alla concorrenza.
  • Pianificazione aziendale inefficace: la mancanza di obiettivi chiari, di un modello di business sostenibile e di strategie alternative aumenta il rischio nei primi mesi. L’assenza di modelli scalabili e piani di emergenza rende inoltre l’azienda vulnerabile agli imprevisti.
  • Marketing inefficace e acquisizione clienti: molte startup non definiscono correttamente il loro target. Utilizzano poi poco i canali digitali e non investono in strumenti di CRM, limitando il customer journey e la costruzione della community di clienti.
  • Sfide operative: gestire team ridotti e profili non allineati rallenta lo sviluppo. Carenze di competenze digitali o tecniche, insieme alla complessità burocratica e normativa italiana, rappresentano ostacoli concreti alla continuità aziendale.
  • Limitata esperienza imprenditoriale: molti fondatori affrontano il mercato senza una precedente esperienza nella gestione aziendale o nella crescita di un’impresa. Tante startup, inoltre, iniziano senza una precedente esperienza nel settore, sottovalutando la complessità del mercato e le dinamiche competitive.

Questi elementi combinati sottolineano quanto sia cruciale per i fondatori di una startup puntare su una pianificazione strategica. Anche il supporto consulenziale e l’accesso a finanziamenti sono fondamentali per aumentare le probabilità di sopravvivenza e crescita.

Lezioni da aziende di successo

Lezioni da aziende di successo

Comprendere perché alcune imprese resistono nel tempo aiuta a ridurre il tasso di fallimento delle startup. Alcune startup riescono anche a trasformarsi in startup unicorno, cioè aziende non quotate che raggiungono una valutazione superiore al miliardo di dollari.

In particolare, le aziende più solide condividono pianificazione, adattabilità e competenze organizzative.

L'importanza di un piano aziendale solido

Creare un piano aziendale solido è il primo passo per ridurre il rischio di fallimento. Le imprese italiane più resilienti partono da ricerche di mercato approfondite, obiettivi chiari e previsioni finanziarie realistiche.

In particolare, è essenziale stimare con precisione costi di avvio di una startup, ricavi attesi e fabbisogno di liquidità. Permette infatti di evitare crisi di cassa nei primi mesi, quando le risorse sono limitate e ogni errore può essere fatale.

Grandi realtà come Ferrero e Barilla dimostrano chiaramente il valore di basi strategiche solide, avendo costruito il loro successo su:

  • Pianificazione di lungo periodo;
  • Controllo rigoroso dei costi;
  • Investimenti costanti in qualità, innovazione e internazionalizzazione.

Nel contesto italiano, un piano aziendale efficace deve però includere anche la conformità normativa. Scegliere la forma giuridica più adatta, pianificare la gestione fiscale e garantire il rispetto delle normative è infatti prioritario. Ignorare questi aspetti può trasformare piccole inefficienze burocratiche in problemi legali e finanziari che compromettono la sopravvivenza dell'impresa.

Adattarsi ai cambiamenti del mercato

La capacità di adattamento è un altro dei fattori determinanti per la sopravvivenza a lungo termine. Le imprese che riescono a leggere i cambiamenti del mercato, infatti, hanno tassi di successo superiori.

Ecco alcuni casi di successo italiani che dimostrano il valore di questo pivot strategico:

  • Campari, nata nel 1860 come piccola distilleria, è diventata un gruppo globale grazie alla diversificazione e all'acquisizione di marchi internazionali.
  • Luxottica, partita come laboratorio artigianale in Cadore, si è trasformata in leader mondiale integrando produzione, brand e distribuzione retail.
  • Eataly, fondata nel 2007, ha evoluto il proprio modello da semplice retail alimentare a ecosistema omnicanale. Oggi integra ristorazione, e-commerce e partnership strategiche internazionali per rispondere ai nuovi comportamenti di consumo.

Inoltre, studiare le tendenze delle startup e puntare sull’innovazione è essenziale per rimanere competitivi. Le aziende che investono in digitalizzazione e intelligenza artificiale riescono infatti ad anticipare i bisogni del mercato.

La pandemia ha accelerato queste dinamiche. Molte imprese della ristorazione e del retail, ad esempio, hanno dovuto rapidamente adottare e-commerce, delivery e servizi digitali per sopravvivere. Anche l'attenzione verso la sostenibilità rappresenta oggi un elemento differenziante per attrarre investimenti e clienti consapevoli.

Costruire un team resiliente

La qualità del team di startup è spesso determinante per il successo della stessa, soprattutto nelle fasi iniziali. Quando le risorse sono limitate, ogni persona deve contribuire in modo trasversale, con competenze operative, capacità decisionali e forte motivazione. 

Un team flessibile e orientato agli obiettivi del startup consente di affrontare meglio le incertezze tipiche del primo anno. La scarsa collaborazione interna, invece, incide significativamente sul tasso di fallimento delle startup.

In Italia, tuttavia, molte imprese incontrano difficoltà nel reperire membri con competenze digitali e tecnico-specialistiche. Per questo, le startup dovrebbero investire nella formazione continua e selezionare candidati con spiccate capacità di apprendimento e adattamento. 

Collaborazioni con università, incubatori e centri di ricerca, inoltre, possono facilitare l'accesso a talenti emergenti.

Creare ambienti di lavoro inclusivi e dinamici rappresenta un'ulteriore vantaggio competitivo. Team diversificati per esperienza, formazione e background favoriscono infatti il confronto e la crescita collettiva.

Tasso di fallimento delle imprese approfondimenti per settore

Tasso di fallimento delle imprese: approfondimenti per settore

Il tasso di fallimento di imprese e startup varia in modo significativo in base al settore e al livello di esperienza. Vediamo quindi come sfruttare queste differenze per definire strategie più efficaci fin dall'avvio.

Tassi di fallimento nei diversi settori

In Italia, il rischio di chiusura di un’impresa nel primo anno non è uniforme tra i diversi settori. Come visto, i tassi di sopravvivenza più elevati si registrano nell'industria e nel manifatturiero. 

Settori come commercio, turismo e ristorazione, invece, mostrano livelli di cessazione più alti. Le imprese in questi ambiti di attività sono infatti caratterizzati da forte concorrenza, domanda variabile e margini più ridotti.

Ciascuno dei tre settori affronta sfide specifiche:

  • Il turismo risente fortemente della stagionalità e dei costi fissi elevati, rendendo critica la gestione della liquidità. 
  • L'agroalimentare, pur beneficiando del valore del Made in Italy, richiede invece investimenti nella certificazione di qualità e nell'internazionalizzazione per consolidarsi. 
  • La manifattura artigianale di eccellenza (moda, design, meccanica di precisione), infine, dimostra maggiore resilienza quando combina tradizione con digitalizzazione ed e-commerce.

Un altro fattore chiave è il livello di innovazione. Le imprese che investono in tecnologie digitali, automazione e analisi dei dati registrano performance migliori rispetto a quelle meno digitalizzate.

Infine, anche la domanda locale incide in modo rilevante. Nelle regioni del Nord, in particolare, le probabilità di sopravvivenza risultano solitamente più elevate.

Startup vs aziende consolidate

Le startup e le imprese consolidate affrontano condizioni molto diverse, con effetti diretti sul tasso di fallimento. Nel primo anno, ad esempio, le nuove imprese operano senza uno storico finanziario.

Questa condizione limita l'accesso ai finanziamenti e rende necessario l'autofinanziamento o il ricorso a capitali informali. Allo stesso tempo, devono costruire da zero la base clienti, sostenendo costi di avvio e di marketing.

Secondo l’ISTAT (Istituto nazionale di statistica), inoltre, la maggior parte delle nuove imprese italiane nasce come microimpresa. Questo aumenta la vulnerabilità del business, soprattutto in caso di problemi di liquidità o variazioni della domanda.

Le aziende già consolidate, invece, dispongono di risorse finanziarie, brand riconosciuto e competenze organizzative. Queste riducono il rischio quando entrano in nuovi mercati o lanciano nuove linee.

Tuttavia, strutture più rigide e processi interni complessi possono rallentare l'innovazione e l'adattamento rispetto alla maggiore agilità delle startup.

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Come evitare i fallimenti del primo anno: Consigli per le startup

Ridurre il tasso di fallimento delle startup richiede un approccio strutturato fin dall'inizio. 

Ecco le azioni chiave per prevenire i principali motivi di fallimento e aumentare le probabilità di sopravvivenza:

  • Ricerca di mercato approfondita: l'analisi dei competitor e la validazione idea di business sono fondamentali per evitare la mancanza di ricerca. Raccogli dati da ISTAT, Camere di Commercio e associazioni di settore. Valuta attentamente la scelta del mercato e le differenze territoriali tra Nord, Centro e Sud.
  • Gestione finanziaria e finanziamenti: i ritardi nei pagamenti creano problemi di liquidità. Monitora entrate e uscite, riduci i costi di avvio e pianifica riserve. Valuta finanziamenti pubblici, privati e bandi regionali per sostenere la crescita della tua startup. Il supporto consulenziale finanziario può fare davvero la differenza.
  • Strategia di marketing efficace: una strategia di marketing solida previene il marketing inefficace. Utilizza canali digitali e partnership strategiche per la visibilità. Una community solida e un customer journey chiaro favoriscono fidelizzazione e crescita della startup. Segui inoltre le tendenze italiane per restare competitivo.
  • Approccio flessibile: testa il prodotto sul mercato e aggiorna il startup business model in base ai risultati. Validare l’idea di business in modo continuo aiuta le startup a correggere la strategia rapidamente e ridurre il rischio di fallimento.

Una gestione strutturata, degli obiettivi chiari e un team unito fanno la differenza tra chiusura precoce e una crescita sostenibile. 

Inoltre, scegliere le giuste soluzioni di pagamento aziendale può fare la differenza tra il successo e il fallimento della tua startup. Con myPOS hai strumenti pratici e accessibili per sostenere la crescita del tuo business fin dalle prime fasi.

L'importanza del contesto nel fallimento delle startup

L'importanza del contesto nel fallimento delle startup

Il tasso di fallimento delle startup in Italia non può essere valutato solo osservando le performance interne delle imprese. È fondamentale considerare anche il contesto economico, sociale e normativo in cui le aziende operano. Ecco i principali fattori esterni in grado di influenzare la sopravvivenza di un business.

Tendenze storiche nei fallimenti aziendali

Il tasso di fallimento delle startup e delle PMI (piccole e medie imprese) italiane è strettamente legato all'andamento economico generale del Paese. Negli ultimi anni, infatti, la demografia d'impresa ha mostrato forti oscillazioni, influenzate da crisi, shock economici e cambiamenti della domanda

Dopo il calo registrato durante la pandemia, il periodo 2021-2022 ha segnato una fase di ripresa delle nuove aperture. A questa è seguita però un rallentamento della sopravvivenza nel primo anno. Secondo i dati ISTAT, in particolare, tra le imprese nate nel 2022, l'82,2% risulta ancora attivo dopo 12 mesi. Nel 2021, invece, la percentuale si attesta intorno al 85,2%.

Inoltre, un elemento distintivo del tessuto imprenditoriale italiano è la prevalenza di imprese a conduzione familiare. Questa caratteristica influenza profondamente la pianificazione aziendale e la tolleranza al rischio. Le imprese familiari, infatti, tendono ad adottare strategie più conservative, privilegiando la continuità generazionale e la stabilità.

Ruolo dei fattori esterni

La continuità aziendale non dipende solo da fattori interni, ma anche da variabili esterne. In particolare, la complessità burocratica, gli adempimenti fiscali e i tempi amministrativi rappresentano ancora un ostacolo per molte nuove imprese.

Anche l'accesso ai finanziamenti resta critico, soprattutto per le startup senza storico finanziario o garanzie. Secondo la Banca d'Italia (Relazione Annuale 2024, pag. 98), non a caso, le condizioni di finanziamento per le piccole imprese sono più prudenti rispetto alle aziende di maggiori dimensioni.

A questi elementi si aggiungono inflazione, aumento dei costi energetici e instabilità della domanda. La capacità di gestire rischi normativi e finanziari diventa quindi un fattore chiave per ridurre il rischio di chiusura anticipata.

Conclusioni

Il tasso di fallimento delle startup in Italia è elevato, ma evitabile. I principali motivi di fallimento, infatti, includono scarsa ricerca di mercato, marketing inefficace e problemi finanziari.

Per avere successo, è quindi fondamentale sviluppare un piano aziendale solido, definire obiettivi chiari e sfruttare i finanziamenti pubblici. È inoltre importante investire nel team di startup, curare il customer journey e puntare sulla crescita sostenibile. Con il giusto supporto consulenziale, potrai trasformare la tua idea in un business duraturo.

Domande frequenti 

Alcuni segnali precoci includono calo costante della liquidità, dipendenza da un unico cliente, costi fissi troppo elevati rispetto ai ricavi e difficoltà nell’acquisizione di nuovi utenti. Se il burn rate supera le previsioni e non hai una strategia chiara per raggiungere il break-even, il rischio aumenta significativamente.

Non esiste una cifra universale, ma una startup dovrebbe avere risorse sufficienti a coprire almeno 12 mesi di costi operativi senza contare su ricavi ottimistici. Molte chiusure avvengono perché il capitale iniziale copre solo i costi di avvio, ma non il periodo necessario per validare il mercato e raggiungere stabilità.

Oltre al fatturato, è fondamentale monitorare cash flow, costo di acquisizione cliente (CAC), lifetime value (LTV), tasso di retention e margine lordo. Questi indicatori permettono di capire se il modello di business è sostenibile o se sta generando crescita solo apparente.

Le startup autofinanziate hanno maggiore pressione sulla liquidità, ma anche più controllo strategico. Quelle finanziate da venture capital dispongono di più risorse, ma affrontano aspettative di crescita elevate. Il rischio non dipende solo dal tipo di finanziamento, ma dalla capacità di gestire capitali e tempistiche.

Dopo la fase iniziale, molte startup falliscono per mancanza di scalabilità. Crescono in termini di costi e struttura senza aver consolidato un modello replicabile. Espansione geografica prematura, assunzioni non sostenibili e diversificazione troppo rapida sono errori che aumentano il rischio nel medio periodo.

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