Le 16 principali cause e statistiche di fallimento aziendale
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Le 16 principali cause e statistiche di fallimento aziendale

Il termine fallimento aziendale, in senso generale, indica una situazione di crisi grave che può portare alla chiusura dell’attività. Dal punto di vista giuridico, però, la procedura formale è la liquidazione giudiziale, prevista dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

Un fallimento è spesso l’esito di criticità accumulate nel tempo, dovute a fattori sia interni che esterni all’impresa. 

Errori di gestione della liquidità, scelte manageriali sbagliate o una pianificazione finanziaria assente possono infatti sommarsi a fattori come ritardi nei pagamenti, aumento dei costi e rigidità della normativa italiana. Le conseguenze di un fallimento possono essere molteplici e rilevanti non solo per l’imprenditore, ma anche per dipendenti, fornitori e creditori.

In questo scenario, prevenire diventa quindi fondamentale. Analisi preventiva, controllo finanziario, capacità di adattamento e strumenti digitali aiutano infatti a ridurre i rischi e a tutelare patrimonio, lavoratori e creditori.

Capire il fallimento aziendale in Italia  

In Italia, il fallimento aziendale non coincide sempre con l’interruzione improvvisa dell’attività. Può manifestarsi anche come incapacità finanziaria, blocco operativo o perdita di sostenibilità nel medio periodo. 

La richiesta di fallimento, nell’attuale normativa fallimentare definita come ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale, può essere presentata dal debitore, dai creditori o dal pubblico ministero.

Dal punto di vista normativo, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) distingue diverse situazioni. Il codice è stato introdotto nel Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, emanato in attuazione della legge delega 19 ottobre 2017, n. 155.

Questi casi, accomunati dall’impossibilità di far fronte regolarmente ai debiti aziendali, includono:

  • Liquidazione giudiziale: È la procedura che ha sostituito il fallimento tradizionale. Si applica quando l’imprenditore commerciale si trova in stato di insolvenza aziendale, cioè non è più in grado di pagare regolarmente i propri debiti. Con la sentenza di apertura della liquidazione giudiziale, l’impresa perde la disponibilità e la gestione del proprio patrimonio aziendale. La procedura è affidata a un curatore fallimentare, che provvede alla liquidazione dei beni del debitore al fine di soddisfare i creditori.
  • Procedura di ristrutturazione o risanamento: Comprende strumenti come il concordato preventivo, gli accordi di ristrutturazione e la composizione negoziata della crisi. L’obiettivo non è la chiusura immediata, ma il risanamento aziendale. Questo avviene attraverso la riorganizzazione dei debiti, la continuità operativa e il riequilibrio finanziario, evitando la liquidazione giudiziale.
  • Chiusura o cessazione dell’attività senza procedura formale: Molte imprese cessano l’attività senza avviare una procedura concorsuale. Accade spesso per pressione fiscale, adempimenti complessi, mancanza di ricambio generazionale o difficoltà di accesso al credito. In questi casi, pur senza una formale istanza di fallimento, gli effetti economici e occupazionali possono essere rilevanti.

In tutti gli scenari, la differenza tra crisi gestibile e fallimento definitivo dipende dalla capacità di intervenire in anticipo. Monitoraggio finanziario, pianificazione e approccio proattivo sono elementi chiave per rafforzare l’impresa e ridurre il rischio di insolvenza.

Statistiche sul fallimento aziendale in Italia

Statistiche sul fallimento aziendale in Italia

Le statistiche sul fallimento aziendale in Italia evidenziano un quadro complesso, dove molte imprese affrontano rischi crescenti di crisi e insolvenza. Nel 2025 si stima un aumento delle insolvenze aziendali in Italia del +35% su base annua, secondo l’Insolvency Report di Allianz Trade. Altre fonti, come Atradius, prevedono invece una crescita dei fallimenti aziendali in Italia intorno al +10% per lo stesso anno.

Per le startup e le PMI (piccole e medie imprese), in particolare, il rischio di non superare i primi anni di vita resta elevato. Secondo i dati ufficiali sulla demografia d’impresa, una quota significativa di aziende non supera i primi 5 anni di vita, con un tasso di sopravvivenza medio intorno al 50%.

La diffusione della crisi non è però uniforme sul territorio. Secondo uno studio CRIBIS, durante il quarto trimestre del 2025 si sono registrate concentrazioni elevate di liquidazioni giudiziali in regioni come Lombardia, Lazio e Piemonte. Al contrario, aree come Valle d’Aosta, Molise e Basilicata registrano numeri nettamente inferiori di procedure concorsuali. 

Tra i settori più colpiti dalle liquidazioni giudiziali figurano commercio (23,2%), costruzioni (22,2%) e manifatturiero (16,3%). Sono seguiti da turismo e ospitalità, che però risentono di cicli di domanda irregolari e costi operativi elevati. 

Le imprese a gestione familiare, infine, mostrano sfide specifiche. Difficoltà di passaggio generazionale, limitata digitalizzazione e scarsa accessibilità al credito aumentano la vulnerabilità a crisi prolungate, specialmente nelle aree rurali e nel Sud. 

A ulteriore conferma di queste fragilità strutturali, i dati ufficiali evidenziano una progressiva riduzione del numero di imprese attive nel tempo. Secondo dati di Istat sulla demografia delle imprese italiane (anni 2018-2023), i tassi di sopravvivenza delle aziende nate nel 2018 mostrano una progressiva riduzione nel tempo già a partire dal primo anno di attività. 

L’industria presenta una tenuta leggermente superiore rispetto a costruzioni, commercio e altri servizi, ma il trend rimane discendente in tutti i comparti. Dopo cinque anni, infatti, sopravvive soltanto circa la metà delle imprese, a dimostrazione di un contesto competitivo e sfidante.

La tabella di seguito (Tabella 1) mostra le tendenze descritte e i tassi di sopravvivenza a 1, 2, 3, 4 e 5 anni delle imprese italiane nate nel 2018, distinti per macrosettore economico. 

SettoreSopravvivenza dopo 1 annoSopravvivenza dopo 2 anniSopravvivenza dopo 3 anniSopravvivenza dopo 4 anniSopravvivenza dopo 5 anni
Industria in senso stretto 83,5%73,3%66,3%
60,6%55,1%
Costruzioni 77,5%66,6%59,8%54,3%49,5%
Commercio 77,7%65,1%57,3%51,6%46,4%
Altri servizi 77,8%64,9%57,9%52,7%47,9%

Tabella 1: I tassi di sopravvivenza delle imprese italiane

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Fonte: Istat (Demografia d’impresa - Anni 2018-2023, allegati: Tavola 5)

Le principali cause di fallimento aziendale

Il fallimento aziendale raramente dipende da un solo fattore. Nasce spesso dall’interazione tra cause interne, legate alla gestione dell’impresa, e cause esterne, come mercato, credito e contesto normativo. Vediamole più in dettaglio.

Cause interne del fallimento aziendale

Le cause interne dipendono dalle scelte strategiche, finanziarie e operative dell’impresa. Se non vengono gestite correttamente, possono indebolire progressivamente l’azienda. Di seguito esploreremo le principali cause interne di fallimento aziendale.

1. Gestione finanziaria e flusso di cassa scarsi

Una gestione della liquidità carente è tra i principali presupposti del fallimento. Spese eccessive, espansioni senza capitale e scarso controllo su imposte, contributi INPS/INAIL e fornitori aggravano i debiti aziendali

Al contrario, l’adozione di soluzioni di pagamento efficienti, come QR code e POS moderni, consente di migliorare la gestione finanziaria. Con myPOS, in particolare, gli incassi sono immediatamente disponibili sul tuo account, senza costi mensili fissi.

2. Pianificazione aziendale inadeguata

Molte imprese operano senza una reale pianificazione finanziaria. L’assenza di budget, previsioni di cassa e analisi di scenario rende difficile affrontare imprevisti e cali di fatturato.

Senza obiettivi finanziari chiari o piani di emergenza, anche una crisi temporanea può trasformarsi in insolvenza aziendale e avviare una procedura concorsuale.

3. Cattive decisioni di gestione

Decisioni manageriali errate incidono direttamente sulla sostenibilità dell’impresa. Spesso i titolari mancano di competenze finanziarie o gestionali e concentrano ogni scelta su di sé

Una governance troppo accentrata rallenta le risposte al mercato e aumenta il rischio operativo. Riduce inoltre la capacità di prevenire situazioni che possono portare alla dichiarazione di fallimento.

4. Marketing e targeting dei clienti deboli

Una strategia di marketing inefficace limita crescita e ricavi. In particolare, dipendere da canali tradizionali, trascurare il digitale o investire poco nel brand rende l’impresa vulnerabile. 

In mercati competitivi, una scarsa visibilità porta al calo delle vendite e, nel tempo, a problemi di liquidità.

5. Cattiva gestione operativa o dell'inventario

Una cattiva gestione operativa genera costi inutili e blocchi finanziari. 

Scorte eccessive o insufficienti, logistica inefficiente e dipendenza da un solo canale di vendita, inoltre, riducono i margini. Queste inefficienze compromettono il flusso di cassa e aumentano l’esposizione ai debiti, accelerando il rischio di sospensione dell’attività aziendale.

6. Mancanza di innovazione

Non innovare significa perdere competitività. Ignorare le potenzialità di e-commerce, pagamenti digitali o nuovi modelli di servizio isola l’impresa dal mercato. 

L’adozione di soluzioni moderne, come POS, link di pagamento e QR code, invece, consente incassi immediati e maggiore controllo finanziario. In questo modo, riduce il rischio di crisi legate a ritardi e inefficienze.

7. Gestione inefficace del team

Turnover elevato, ruoli poco chiari e assenza di formazione minano la stabilità interna. Senza una struttura organizzativa solida, la produttività cala e aumentano errori e conflitti

Nel lungo periodo, una gestione del personale inefficace incide sui risultati economici e può aggravare situazioni di insolvenza e difficoltà.

8. Problemi di successione nelle imprese familiari

Nelle imprese familiari, il mancato passaggio generazionale è una causa frequente di fallimento. Conflitti interni, leadership non definita e assenza di trasferimento delle competenze indeboliscono la continuità aziendale. 

Senza un piano strutturato, l’attività rischia la chiusura anche in assenza di una formale istanza di fallimento.

9. Eccessiva dipendenza da un cliente o canale

Affidarsi a un solo cliente o canale di vendita espone l’impresa a rischi elevati. 

La perdita improvvisa di un contratto può compromettere i flussi di cassa e rendere impossibile far fronte ai debiti. La mancanza di diversificazione accelera l’ingresso in crisi e limita le opzioni di risanamento aziendale.

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Cause esterne del fallimento aziendale

Le cause esterne sono fattori fuori dal controllo diretto dell’impresa, come cambiamenti di mercato, crisi economiche o nuove normative. Anche aziende ben gestite possono trovarsi in difficoltà se non riescono ad adattarsi rapidamente a questi cambiamenti. 

Scopriamo insieme le principali cause esterne del fallimento aziendale.

10. Saturazione del mercato e pressione competitiva

In molti settori il mercato è saturo e altamente competitivo. Catene strutturate e operatori internazionali riescono a praticare prezzi più bassi, riducendo i margini delle PMI. 

La progressiva commoditizzazione in ambiti come alimentare, moda e logistica rende difficile differenziarsi, aumentando il rischio di perdere ricavi.

11. Instabilità economica e inflazione

L’instabilità economica e l’inflazione incidono pesantemente sui costi aziendali. Aumenti di energia, affitti e materie prime diminuiscono i margini, mentre la stagnazione salariale riduce i consumi. 

Questo squilibrio rende più difficile sostenere le spese correnti e può aggravare rapidamente situazioni di tensione finanziaria.

12. Interruzione della catena di fornitura

Molte imprese dipendono da fornitori esteri o filiere frammentate. 

Ritardi nei trasporti, carenze di materiali e aumenti improvvisi dei costi interrompono la produzione e rallentano le vendite. L’assenza di alternative locali o scorte di sicurezza riduce la capacità di reagire e aumenta l’esposizione al rischio operativo.

13. Oneri burocratici e fiscali

Il peso burocratico e fiscale rappresenta una criticità strutturale in Italia. Normative complesse, autorizzazioni lente e adempimenti frequenti assorbono risorse e tempo. 

Errori o ritardi nella gestione dell’IVA o della fatturazione elettronica possono generare sanzioni, peggiorando la situazione finanziaria dell’impresa.

14. Cambiamenti nelle preferenze dei consumatori

Le abitudini dei consumatori evolvono rapidamente verso digitale, sostenibilità e convenienza

Le imprese che non si adattano a questi cambiamenti faticano a restare competitive. Le imprese con modelli aziendali tradizionali, poco flessibili o poco orientati al cliente, rischiano di perdere quote di mercato e ridurre la redditività.

15. Accesso limitato al credito

L’accesso al credito resta complesso per molte PMI italiane. Le banche richiedono garanzie elevate e storicità finanziaria, escludendo spesso imprese giovani o familiari. 

Di conseguenza, molti imprenditori ricorrono a risparmi personali o finanziamenti informali, aumentando l’esposizione al rischio in caso di crisi.

16. Ritardi nei pagamenti da parte dei clienti o del settore pubblico

I ritardi nei pagamenti sono una causa rilevante di crisi di liquidità. Nei rapporti B2B e con la Pubblica Amministrazione, tempi di incasso molto lunghi compromettono il flusso di cassa. 

Anche imprese solide possono entrare in difficoltà quando devono sostenere costi immediati senza entrate tempestive.

Campanelli d’allarme di fallimento aziendale

Campanelli d’allarme di fallimento aziendale

Individuare i segnali di crisi è fondamentale per intervenire prima che la situazione diventi irreversibile. 

I campanelli d’allarme più comuni riguardano sia l’area finanziaria che quella operativa e organizzativa, includendo:

  • Carenza di liquidità: l’azienda fatica a coprire spese quotidiane come stipendi, affitti o fornitori, segnale di squilibrio finanziario.
  • Calo costante delle vendite: una riduzione prolungata del fatturato indica perdita di competitività o un’offerta non più allineata al mercato.
  • Aumento dei debiti: il ricorso frequente a prestiti o dilazioni di pagamento segnala una struttura finanziaria sempre più fragile.
  • Ritardi fiscali e contributivi: mancati pagamenti di imposte, IVA (Imposta Valore Aggiunto) o contributi INPS/INAIL espongono l’impresa a sanzioni e blocchi operativi.
  • Problemi con i fornitori: fatture non saldate o rapporti deteriorati compromettono la continuità della catena operativa.
  • Basso morale del personale: demotivazione, turnover elevato e conflitti interni riducono produttività ed efficienza.
  • Perdita di clienti fidelizzati: il calo della clientela abituale indica insoddisfazione dei clienti o una concorrenza più attrattiva.

Riconoscere questi segnali in anticipo consente all’impresa di adottare misure correttive mirate e ridurre gli effetti di un fallimento.

Come prevenire il fallimento aziendale

Prevenire il fallimento aziendale significa intervenire prima che i problemi diventino strutturali. Non esiste una soluzione unica, ma una combinazione di controllo finanziario, capacità di adattamento e visione strategica. 

Di seguito trovi alcune azioni concrete e strategie che aiutano ad evitare fallimento e a rafforzare la stabilità dell’impresa nel tempo.

1. Rafforzare i controlli finanziari

Un controllo finanziario solido consente di anticipare le criticità. Budget, previsioni e flussi di cassa devono essere aggiornati regolarmente

La creazione di riserve di liquidità aiuta a gestire imprevisti, ritardi nei pagamenti e oscillazioni della domanda. Questo riduce la dipendenza dal credito esterno, rendendo l'azienda più stabile e indipendente.

2. Migliorare il marketing e le relazioni con i clienti

Investire nel marketing rafforza la visibilità e la stabilità dei ricavi. Una presenza digitale efficace, unita a strategie di fidelizzazione, migliora infatti la relazione con i clienti. 

Ascoltare feedback e analizzare i comportamenti di acquisto, in particolare, consente di adattare l’offerta e mantenere un vantaggio competitivo.

3. Monitorare le tendenze ed essere reattivi

Monitorare costantemente il mercato permette di reagire rapidamente ai cambiamenti. L’uso dei dati dei clienti, infatti, aiuta a individuare nuove esigenze e opportunità. 

In particolare, l’adozione di soluzioni di pagamento moderne, come POS, QR code e link di pagamento, favorisce la flessibilità operativa. 

4. Costruire un modello di business resiliente

Un modello di business resiliente riduce l’esposizione al rischio. Una maggiore diversificazione di clienti, fornitori e fonti di reddito limita infatti l’impatto di crisi settoriali. 

L’automazione dei processi e l’utilizzo di sistemi di pagamento digitali, inoltre, migliorano l’efficienza operativa, riducono gli errori e consentono una gestione più snella delle risorse.

5. Sviluppare la leadership e i team

Una leadership efficace è fondamentale per la continuità aziendale. Investire nella formazione, definire ruoli chiari e favorire la collaborazione interna rafforza infatti il coinvolgimento del team. 

Dipendenti motivati e competenti migliorano la produttività, facilitano l’innovazione e supportano l’azienda nei momenti di cambiamento o difficoltà.

Esempi imparare dal fallimento aziendale 

Esempi: imparare dal fallimento aziendale 

Analizzare casi concreti aiuta a capire come errori strategici o gestionali possano compromettere la continuità di un’impresa. Gli esempi di seguito mostrano situazioni diverse, ma accomunate da una mancanza di pianificazione o controllo.

Esempio 1: Chiusura di una catena di vendita al dettaglio a causa dell'eccessiva espansione

Il primo esempio che vogliamo analizzare riguarda una catena di negozi che ha aperto troppi punti vendita in poco tempo, senza un adeguato supporto finanziario. I costi fissi sono aumentati rapidamente e la gestione del magazzino è diventata inefficiente. 

La lezione principale è pianificare la crescita in modo sostenibile, bilanciando investimenti e liquidità. Questo permette di evitare espansioni che superino le capacità operative.

Esempio 2: Impresa familiare senza piano di successione

Il secondo esempio riguarda un’impresa familiare senza un piano di successione chiaro. Conflitti tra generazioni e leadership incerta hanno rallentato le decisioni, indebolendo la continuità aziendale e provocando la perdita di clienti. 

Questo caso evidenzia l’importanza di organizzare il passaggio generazionale e trasferire competenze per ridurre il rischio di fallimento.

Esempio 3: Startup che perde il controllo della spesa pubblicitaria

L’ultimo esempio riguarda una startup digitale che ha perso il controllo della spesa pubblicitaria. I debiti si sono accumulati rapidamente, generando problemi di liquidità. 

Questo caso evidenzia l'importanza del controllo finanziario. Usare strumenti di pagamento digitali e monitorare costantemente i flussi di cassa permette di evitare sprechi e mantenere l'equilibrio economico.

Strategie di continuità e risanamento aziendale 

Affrontare una crisi aziendale richiede preparazione e capacità di reazione rapida. 

Ecco alcune strategie per ridurre l’impatto dei problemi finanziari, proteggere la liquidità e preservare la continuità operativa:

  • Creare piani di emergenza: Preparare procedure per gestire crisi finanziarie, interruzioni operative o cali di fatturato consente di reagire prontamente. Un piano dettagliato minimizza i danni e sostiene la liquidità, mantenendo l’attività funzionante anche in situazioni impreviste.
  • Valutare il risanamento o la ristrutturazione: Esplorare soluzioni come rinegoziazione dei debiti, consolidamento o procedure concorsuali aiuta a evitare il fallimento. Strategie di ristrutturazione ben progettate possono riportare l’impresa su un percorso di stabilità finanziaria.
  • Chiedere consulenza professionale: Affidarsi a esperti in finanza, diritto e gestione aziendale permette decisioni più informate. La consulenza supporta il risanamento aziendale e l’adozione di strumenti adeguati per gestire la liquidità.
  • Mantenere trasparenza con stakeholder e creditori: Comunicare apertamente con banche e fornitori favorisce la fiducia e permette di negoziare soluzioni condivise. Una gestione tempestiva delle trattative con i creditori può facilitare il recupero dei crediti ed evitare l’avvio di procedure esecutive o concorsuali. Previene così escalation che potrebbero portare a una dichiarazione di fallimento.
  • Gestire i rapporti con i dipendenti: Mantenere un dialogo chiaro con i lavoratori è altrettanto fondamentale nei momenti di crisi. Una comunicazione tempestiva aiuta a tutelare le retribuzioni maturate e i diritti dei dipendenti in caso di fallimento, prevenendo incertezze, tensioni interne e possibili contenziosi.

Applicare queste strategie non solo riduce i rischi immediati, ma costruisce una base solida per la resilienza futura dell’impresa.

Best practice per la resilienza aziendale in Italia

Il contesto economico italiano è caratterizzato da forte pressione normativa, frammentazione produttiva e accesso al credito limitato. Le PMI, in particolare, devono adottare pratiche strutturate per prevenire crisi e rafforzare la propria sostenibilità nel tempo.

Ecco le principali best practice per la resilienza aziendale:

  • Effettuare audit finanziari e operativi regolari: Monitorare costi, margini, flussi di cassa e processi interni consente di individuare tempestivamente segnali di insolvenza aziendale e intervenire prima che i problemi diventino strutturali.
  • Garantire la piena conformità normativa: Il rispetto delle regole fiscali, contributive e ambientali, incluse IVA, fatturazione elettronica, INPS e INAIL, riduce il rischio di sanzioni e contenziosi che possono aggravare i debiti aziendali.
  • Investire in strumenti digitali e relazioni strategiche: Tecnologie digitali, soluzioni di pagamento moderne, partnership locali e attenzione alla customer experience migliorano l’efficienza operativa e rafforzano la competitività.
  • Valorizzare reti locali e supporto territoriale: Associazioni di categoria, consulenti e reti imprenditoriali locali offrono supporto, competenze e opportunità fondamentali per affrontare momenti di difficoltà.

Adottare queste best practice aiuta le imprese a prevenire il fallimento e a costruire modelli di business più solidi.

Fallimento aziendale: le conclusioni

Il fallimento aziendale è spesso il risultato di una combinazione di fattori interni ed esterni. Tuttavia, una pianificazione finanziaria solida, un monitoraggio costante e la capacità di adattarsi ai cambiamenti riducono significativamente il rischio. 

Per le imprese italiane, restare informate, connesse e finanziariamente vigili è la chiave per garantire continuità e sostenibilità nel tempo.

Domande frequenti

Con la sentenza di apertura della liquidazione giudiziale, l’impresa perde la disponibilità e la gestione dei propri beni. La procedura è affidata a un curatore, che amministra il patrimonio del debitore al fine di soddisfare i creditori secondo le regole della procedura concorsuale previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Dove ne ricorrano i presupposti, il tribunale può autorizzare la prosecuzione temporanea dell’attività d’impresa mediante esercizio provvisorio.

L’imprenditore commerciale subisce lo spossessamento dei beni aziendali. Nelle società di capitali il rischio è limitato al patrimonio sociale, salvo responsabilità personali. Nelle ditte individuali, il patrimonio personale può essere coinvolto.

I debiti aziendali vengono soddisfatti con il patrimonio della società. Se insufficiente, i creditori restano parzialmente insoddisfatti. I soci rispondono solo nei limiti previsti dalla forma giuridica.

Non esiste una soglia unica di debito per l’apertura della liquidazione giudiziale, poiché il presupposto principale è lo stato di insolvenza, ossia l’incapacità non temporanea di adempiere regolarmente alle obbligazioni. Tuttavia, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza prevede specifici limiti ed esclusioni.

Se lo stato di insolvenza persiste, i creditori possono presentare ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale. In alternativa, l’impresa può tentare il risanamento attraverso gli strumenti di regolazione e composizione della crisi previsti dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Per i lavoratori subordinati, la tutela del credito è assicurata dal Fondo di Garanzia INPS, che interviene in presenza dell’insolvenza del datore di lavoro e al ricorrere di specifiche condizioni.

Se lo stato di insolvenza persiste, i creditori possono presentare ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale. In alternativa, l’impresa può tentare il risanamento attraverso gli strumenti di regolazione e composizione della crisi previsti dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

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