Come aprire un negozio: requisiti, adempimenti e costi
Ultimo aggiornamento: 12.10.2026
Aprire un negozio fisico in Italia richiede alcuni passaggi obbligati, come costituire l’attività, scegliere un locale idoneo dal punto di vista legale, completare la registrazione e le procedure SUAP, ottenere le eventuali autorizzazioni specifiche per il settore e preparare il negozio per vendite e pagamenti conformi alla normativa fiscale.
In questo articolo vedremo come aprire un negozio passo dopo passo, dalla definizione dell’attività fino all’apertura. Inoltre, analizzeremo le principali voci di costo, sia di avvio sia di gestione corrente.
Indice dei Contenuti
- Come aprire un negozio in Italia: la procedura passo dopo passo
- Quanto costa aprire un negozio in Italia?
- Come stimare il budget per aprire il tuo negozio
- Come finanziare l’apertura di un negozio
- I costi da prevedere dopo l’apertura
- Come fare per aprire un negozio in franchising
- Aprire negozio online
- Scegliere il tipo di negozio da aprire
- Conclusione
Come aprire un negozio in Italia: la procedura passo dopo passo
Aprire un negozio in Italia richiede una pianificazione attenta e il rispetto di una serie di adempimenti amministrativi, fiscali e commerciali. Prima di avviare l’attività, è importante valutare diversi aspetti come la sostenibilità economica del progetto, il locale adatto e i requisiti previsti dalla normativa.
La procedura comprende una serie di passaggi, dalla definizione dell’idea imprenditoriale fino all’apertura del punto vendita. Vediamo quali sono e come affrontarli in ordine.
1. Definisci l’attività e prepara un business plan
Prima di impegnare risorse economiche, anche se non è obbligatorio per legge, è utile mettere per iscritto un business plan.
Il documento dovrebbe definire almeno:
- I prodotti che intendi vendere;
- Se l’attività riguarda il settore alimentare o non alimentare;
- Il target di clientela;
- La location e il traffico pedonale atteso;
- Una stima realistica delle vendite;
- I costi di avvio;
- I costi mensili di gestione;
- Il capitale circolante necessario;
- Una stima del punto di pareggio (break-even);
- Eventuali requisiti normativi specifici legati alla tipologia di beni venduti.
Questo lavoro preliminare ti aiuta a capire se l’idea è sostenibile prima di firmare un contratto d’affitto o avviare una ristrutturazione.
2. Scegli la forma giuridica e costituisci l’attività
Una volta definita l’attività, il passo successivo è dare forma giuridica al progetto.
In particolare, per costituire la tua attività bisogna:
- Scegliere la forma giuridica più adatta, ad esempio una ditta individuale, una società in nome collettivo o una SRL (Società a Responsabilità Limitata). Non tutti i negozi devono necessariamente costituirsi come società di capitali.
- Aprire la partita IVA.
- Scegliere il codice ATECO corrispondente all’attività svolta.
- Registrarsi al Registro delle Imprese.
- Completare le iscrizioni all’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) e all’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), dove previste.
- Utilizzare la Comunicazione Unica per coordinare in un solo invio le registrazioni presso Registro Imprese, Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL.
Chi esercita un’attività individuale deve possedere i requisiti morali previsti dalla normativa. In particolare, l’art. 71 del D.Lgs. 59/2010 individua specifiche condanne penali e altre cause ostative, tra cui determinate misure di prevenzione. Tali requisiti si applicano, nei casi previsti dalla legge, anche ai rappresentanti legali delle società.
Data la varietà di forme giuridiche, regimi fiscali e adempimenti, rivolgersi a un commercialista o a un consulente in questa fase aiuta a evitare scelte poco adatte alla propria situazione.
3. Scegli un locale utilizzabile legalmente come negozio
Prima di firmare un contratto d’affitto o acquistare un immobile, è necessario verificare che il locale possa essere legittimamente destinato all’attività commerciale che hai in mente.
Gli aspetti da controllare comprendono:
- La destinazione d’uso commerciale del locale;
- La conformità urbanistica ed edilizia;
- I requisiti igienico-sanitari, dove applicabili;
- I requisiti di accessibilità;
- I requisiti di prevenzione incendi, dove applicabili;
- Gli impianti e la conformità tecnica richiesti;
- Le regole per insegne ed esposizioni esterne, dove applicabili;
- Eventuali requisiti specifici del comune o della regione in cui si trova il locale.
Conviene verificare questi requisiti con il SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) competente prima di impegnarsi in ristrutturazioni costose o in un contratto di locazione a lungo termine.
4. Verifica se serve una SCIA o un’autorizzazione
Non esiste un’unica “licenza per negozi” valida per ogni tipo di attività commerciale.
Nel quadro normativo nazionale, in particolare, l’apertura di un esercizio di vicinato avviene generalmente tramite SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) presentata al SUAP competente. I riferimenti nazionali per un esercizio di vicinato sono una superficie di vendita fino a 150 mq nei comuni con meno di 10.000 abitanti e fino a 250 mq negli altri comuni.
Al di sopra di queste soglie, si parla generalmente di media o grande struttura di vendita, per cui è richiesta un’autorizzazione anziché la semplice SCIA.
Un negozio sotto la soglia dimensionale, comunque, non può “aprire liberamente” senza alcun adempimento. Resta infatti necessario presentare la SCIA e rispettare tutti i requisiti previsti. Vanno inoltre verificate le normative regionali e comunali sul commercio, perché procedure, vincoli urbanistici e requisiti applicabili possono variare da territorio a territorio.
5. Presenta la SCIA al SUAP
La SCIA va presentata al SUAP del comune in cui si trova il negozio, per via telematica. In alcuni casi è possibile presentare la SCIA insieme alla Comunicazione Unica, coordinando così più adempimenti in un unico invio.
Le attività soggette a SCIA possono generalmente iniziare dalla data di presentazione della segnalazione conforme, senza dover attendere 30 giorni per un’approvazione. Le autorità competenti possono comunque verificare successivamente che i requisiti dichiarati siano effettivamente rispettati.
Le dichiarazioni e gli allegati richiesti variano in base al tipo di attività e al comune. Possono inoltre applicarsi diritti di istruttoria comunali, che non sono un importo fisso uguale in tutta Italia.
In genere, la SCIA viene presentata direttamente dal proprio commercialista o da un professionista incaricato. Questo si occupa della compilazione e della trasmissione telematica della modulistica richiesta.
6. Ottieni eventuali permessi settoriali o requisiti professionali
Alcune attività richiedono, oltre alla SCIA generale, alcuni requisiti specifiche.
Tra le autorizzazioni da controllare rientrano:
- Commercio alimentare: richiede il possesso dei requisiti professionali previsti dall’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010.
- Notifica sanitaria e requisiti di sicurezza alimentare, dove applicabili.
- Vendita di tabacchi: richiede l’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
- Regole aggiuntive per alcolici e altri beni soggetti a controlli specifici.
- Commercio su aree pubbliche, che segue un quadro autorizzativo o concessorio diverso da quello del negozio in sede fissa.
Per queste attività conviene verificare i requisiti specifici con il SUAP e con l’autorità competente. I requisiti variano infatti in base al tipo di prodotto venduto e non si riducono a un’unica licenza valida per ogni negozio alimentare.
7. Prepara il negozio per vendite conformi alla normativa fiscale
Prima di aprire al pubblico, il negozio deve essere pronto a gestire vendite e incassi nel rispetto degli obblighi fiscali.
Occorre, in particolare, organizzare alcuni aspetti fondamentali della gestione contabile, tra cui:
- Predisporre la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, salvo i casi esclusi;
- Aprire un conto corrente con IBAN dedicato per la gestione delle entrate e delle uscite;
- Dotarsi di un registratore telematico o di una soluzione alternativa approvata;
- Predisporre la fatturazione elettronica, salvo i casi in cui non è necessario emettere fattura in formato elettronico;
- Impostare correttamente il trattamento IVA e la contabilità;
- Definire le procedure per scontrini, fatture, resi e rimborsi.
Configurare questi aspetti insieme a un commercialista prima dell’apertura evita errori nei primi giorni di attività.
8. Attiva i pagamenti con carta e digitali
Tra gli aspetti operativi da considerare per l’apertura di un negozio rientra anche la configurazione dei sistemi di pagamento. È quindi necessario dotarsi di un POS o di un’altra soluzione idonea ad accettare pagamenti elettronici, comprese le transazioni con carta e i pagamenti contactless.
La scelta del terminale dovrebbe tenere conto delle esigenze del punto vendita. A seconda dell’organizzazione della cassa, è possibile optare per un POS fisso da banco, un modello portatile o un’altra configurazione adatta alle modalità di pagamento adottate.
Prima di scegliere, è utile confrontare il costo del terminale, le commissioni sulle transazioni, i tempi e le modalità di accredito degli incassi, la connettività disponibile e le condizioni contrattuali.
Per un negozio fisico è inoltre importante considerare gli adempimenti previsti per la gestione dei corrispettivi. Dal 2026, per le attività soggette alla trasmissione elettronica dei dati dei corrispettivi giornalieri, occorre tenere conto anche dell’associazione richiesta tra gli strumenti di pagamento elettronico e gli strumenti utilizzati per la certificazione dei corrispettivi.
myPOS è un esempio di fornitore che offre terminali POS e soluzioni di pagamento pensate per negozi fisici, tra le opzioni disponibili sul mercato da valutare in base alle proprie esigenze.
9. Completa gli ultimi preparativi prima dell’apertura
Prima di aprire le porte al pubblico, resta da mettere a punto gli aspetti operativi finali.
Tra le cose da verificare rientrano:
- La disponibilità della merce in magazzino;
- Scaffalature, banco e attrezzatura del negozio;
- Utenze e connettività;
- Un’eventuale polizza assicurativa;
- L’assunzione di personale e l’impostazione dei relativi adempimenti, se previsto;
- Gli accordi con i fornitori;
- Il listino prezzi e l’etichettatura dei prodotti;
- Le comunicazioni e la segnaletica obbligatorie;
- Il collaudo del registratore di cassa e del sistema di pagamento.
Prima dell’apertura, conviene infine verificare di avere completato tutte le registrazioni, la SCIA e le eventuali autorizzazioni settoriali previste dai passaggi precedenti.
Quanto costa aprire un negozio in Italia?
Passiamo ora a uno dei temi che più interessano chi vuole avviare un’attività: i costi. Non esiste un costo medio significativo valido per tutti. Il budget può variare sensibilmente in base alla tipologia e alle dimensioni del negozio, alla zona, alle condizioni del locale, agli interventi necessari e alla quantità di merce da acquistare.
Tra le principali spese una tantum per l’apertura rientrano:
- Costituzione e servizi professionali: iscrizione al Registro delle Imprese, commercialista e altre consulenze.
- SUAP, SCIA e autorizzazioni: eventuali pratiche e relativi diritti amministrativi.
- Locale: deposito cauzionale, eventuale acquisto dell’immobile, spese di agenzia e costi contrattuali.
- Ristrutturazione e adeguamento: lavori, impianti e interventi necessari per rendere il locale conforme.
- Arredamento e allestimento: scaffali, banconi, insegne e altre attrezzature.
- Prima fornitura: acquisto delle merci.
- Cassa e pagamenti: registratore telematico, altre attrezzature fiscali e POS.
- Avvio: eventuali costi di attivazione delle utenze e di internet, assicurazione, selezione del personale e marketing di lancio.
Infine, è necessario prevedere un capitale circolante sufficiente a coprire questi costi nei primi mesi, quando gli incassi potrebbero non essere ancora sufficienti. I costi amministrativi comunali e quelli professionali variano in base al caso specifico.
Come stimare il budget per aprire il tuo negozio
Per arrivare a una stima realistica dei costi per l’apertura di un negozio, conviene procedere per passaggi, distinguendo l’investimento iniziale dalle spese necessarie per mantenere l’attività nei primi mesi.
Un metodo pratico per prevedere il budget necessario include i seguenti passaggi:
- Sommare tutti i costi di apertura una tantum, come quelli elencati nella sezione precedente.
- Stimare le spese fisse mensili, tra cui affitto, utenze, assicurazione e servizi professionali.
- Calcolare il costo del personale, comprensivo di stipendi e oneri a carico del datore di lavoro, se sono previste assunzioni.
- Stimare il costo del riassortimento, considerando quantità e frequenza degli acquisti in base alla rotazione prevista della merce.
- Includere i costi bancari e di pagamento, comprese le commissioni sulle transazioni e gli eventuali costi dei servizi utilizzati.
- Considerare imposte e contributi previdenziali nella pianificazione finanziaria, con il supporto di un commercialista.
- Prevedere un fondo per gli imprevisti, ad esempio per ritardi nei lavori, interventi aggiuntivi o spese non preventivate.
- Calcolare il capitale circolante necessario, cioè la liquidità che servirà a coprire i costi dell’attività finché gli incassi non saranno sufficienti a sostenerli.
- Confrontare il capitale necessario con le risorse disponibili, come risparmi e altre fonti di finanziamento, per individuare l’eventuale importo da reperire.
Questo approccio permette di capire non solo quanto serve per aprire il negozio, ma anche quanta liquidità occorre per mantenerlo operativo nella fase iniziale.
Come finanziare l’apertura di un negozio
Se vuoi aprire un negozio con pochi soldi, può essere necessario affiancare al capitale personale altre fonti di finanziamento. Difficilmente, infatti, l’intero investimento per aprire un negozio viene coperto con fondi propri.
Ecco quindi le principali opzioni da valutare:
- Capitale personale;
- Finanziamenti o linee di credito bancarie;
- Incentivi e contributi pubblici;
- Programmi promossi da “Invitalia“, che possono prevedere, a seconda della misura, finanziamenti agevolati, contributi a fondo perduto o altre forme di sostegno, a condizione che l’attività rispetti i requisiti di ammissibilità in vigore al momento della domanda;
- Programmi di finanziamento regionali o locali;
- Investimenti esterni o crowdfunding, dove pertinenti al modello di negozio e alla struttura del progetto.
Il crowdfunding può essere valutato, ad esempio, quando si vuole raccogliere parte del capitale necessario attraverso una campagna rivolta a sostenitori o investitori, secondo la modalità e le condizioni previste dalla piattaforma utilizzata. Non rappresenta però una fonte di finanziamento garantita e richiede un progetto strutturato e una valutazione preventiva della sua effettiva fattibilità.
Prima di fare affidamento su un incentivo specifico, verifica che il programma sia effettivamente attivo e che la tua attività rispetti i requisiti di ammissibilità e le condizioni previste al momento della domanda. Bandi, disponibilità delle risorse e criteri di accesso possono infatti cambiare nel tempo.
Contributi e finanziamenti agevolati non devono però essere visti come una copertura garantita del fabbisogno necessario per aprire il negozio. È quindi preferibile considerarli come una possibile componente del piano finanziario complessivo e prevedere anche risorse alternative nel caso in cui la domanda non venga accolta o i fondi disponibili siano esauriti.
I costi da prevedere dopo l’apertura
Oltre alle spese di avvio, un negozio comporta costi ricorrenti che vanno pianificati fin dall’inizio per valutare la sostenibilità dell’attività.
Tra le voci di costo ricorrenti più comuni:
- Affitto;
- Utenze;
- Riassortimento della merce;
- Stipendi e contributi del personale;
- Contabilità e servizi professionali;
- Assicurazione;
- Commissioni sui pagamenti;
- Software e servizi legati al POS, dove utilizzati;
- Pulizia e manutenzione;
- Marketing;
- Imposte e contributi previdenziali, secondo le scadenze previste.
Queste spese vanno considerate nella pianificazione dei flussi di cassa e nel calcolo del punto di pareggio, non solo nella stima del capitale necessario per l’apertura. Valutare fin dall’inizio quanto costa mantenere operativo il negozio aiuta infatti a determinare il livello di vendite necessario per sostenere l’attività nel tempo.
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Come fare per aprire un negozio in franchising
Aprire un negozio in franchising può essere la soluzione ideale se, da un lato, vuoi gestire un’attività in proprio ma al contempo senti che potrebbe aiutarti il know-how di un’azienda già affermata sul territorio.
Il franchising, in tal senso, è la soluzione ideale perché, nella sua versione classica e di fronte a un primo investimento, ti permette di avere tutto ciò che ti serve per avviare un negozio.
Il franchisor mette a disposizione:
- Supporto all’iter burocratico, autorizzativo e di avvio dell’attività;
- Prodotti da vendere;
- Arredamento;
- Formazione;
- Attività di marketing.
Tutti questi vantaggi possono aiutare il tuo negozio ad affermarsi rapidamente sul territorio e sollevarti da tante incombenze. Di contro, chiaramente, c’è il fatto che non sei al 100% padrone delle tue scelte, ma dovrai adeguarti alle linee guida fornite dalla casa madre.
Il franchising è ormai molto diffuso. Puoi trovare proposte in tal senso per avviare un negozio di cosmetici, un negozio di articoli sportivi, un negozio d’abbigliamento o qualsiasi altra idea ti venga in mente.
Aprire negozio online
Aprire un negozio online può essere una valida alternativa al classico negozio fisico situato in città.
Il mercato del commercio online continua a crescere in Italia e nel mondo, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) in Italia pari a circa il 5,33%.
Chiaramente, non è tutto così facile. Se da un lato non hai spese per l’affitto o l’acquisto del locale, dall’altro tutte le altre spese, l’iter burocratico per l’avvio della società, il pagamento delle imposte e l’acquisto della fornitura dei prodotti restano comunque a tuo carico.
A queste vanno aggiunte le spese per la gestione delle spedizioni, nonché tutti gli aspetti logistici come:
- Servizio clienti;
- Gestione resi;
- Cura della piattaforma.
L’investimento quindi può essere sì più contenuto, ma al contempo è un’idea imprenditoriale che va affrontata con la giusta motivazione per avere successo.
Se ti interessa creare un negozio online noi di myPOS ti offriamo questa possibilità. Puoi infatti gratuitamente e con facilità creare il tuo negozio online, scegliere tra tanti temi predefiniti e lasciare a noi la gestione di aspetti quali checkout e spedizioni, il tutto senza alcun canone mensile.
Scegliere il tipo di negozio da aprire
In questo approfondimento abbiamo visto che puoi aprire tanti negozi diversi. Puoi aprire un piccolo negozio in una località turistica o in un piccolo paese, optare per un negozio classico o puntare su una proposta innovativa. Puoi anche scegliere un negozio strano e fuori dagli schemi, portando così in città una proposta che ancora non c’è.
Per aiutarti nella scelta, ti segnaliamo alcuni negozi che potrebbero avere successo nei prossimi anni. Si tratta di alcune idee che, per essere realizzate, hanno bisogno di acquisire alcune competenze, ma che potrebbero fare di te un imprenditore di successo.
Ecco alcune attività commerciali che potresti prendere in considerazione:
- Negozio per la cura della persona: le persone sono sempre alla ricerca di negozi per migliorare la propria salute, il benessere e restare in forma. Aprire un’attività vendendo prodotti per il fitness, integratori alimentari e per il miglioramento del sonno potrebbe permetterti di entrare nel fiorente mercato del benessere, che si rivela in grande crescita.
- Negozio per gamer: tra console, giochi, tastiere e sedie da videogiocatore, quello del video game market è un settore in estrema crescita. Aprire un negozio dedicato può avvicinare tanti videogiocatori alla ricerca di un luogo dove trovare soluzioni a ogni esigenza.
- Negozio di beni rifugio: con le crisi economiche sempre dietro l’angolo, dedicarsi alla compravendita di beni rifugio, opere d’arte, monete antiche, orologi, pietre preziose, può diventare un business interessante.
Queste sono tre proposte che ti consigliamo di valutare. Sono proposte che trovano buona applicazione anche nel mercato online.
Conclusione
Aprire un negozio richiede una pianificazione attenta, che parte dalla scelta e dalla verifica del locale e comprende la registrazione dell’attività, gli eventuali adempimenti presso il SUAP e il rispetto dei requisiti previsti per il settore.
Prima di firmare un contratto di locazione o investire nella ristrutturazione, è quindi importante verificare che il locale e l’attività siano compatibili con i requisiti urbanistici, amministrativi e di settore applicabili.
Anche il budget deve essere valutato con attenzione. Oltre all’investimento iniziale, bisogna considerare i costi ricorrenti e mantenere una riserva di capitale circolante sufficiente a sostenere l’attività nei primi mesi.
Infine, prima dell’apertura è necessario predisporre i sistemi fiscali e le modalità di pagamento e verificare gli eventuali requisiti regionali, comunali e specifici del settore. Per evitare errori o spese impreviste, è consigliabile confrontarsi con il SUAP competente e con professionisti qualificati prima di avviare l’attività.
Domande frequenti
Come si calcolano con precisione i costi di apertura di un negozio, comprese le spese spesso trascurate?
Oltre alle voci più evidenti, come affitto, arredamento e merce, conviene includere nel calcolo i diritti di istruttoria comunali, le eventuali provvigioni di agenzia per la locazione, le imposte e i costi di registrazione del contratto, gli adeguamenti tecnici e di sicurezza del locale, i costi di attivazione delle utenze e una riserva di capitale circolante per i primi mesi, quando le entrate possono essere inferiori alle attese.
Posso avviare un negozio da un immobile residenziale o serve una destinazione d’uso commerciale?
In generale serve una destinazione d’uso commerciale compatibile con l’attività prevista. Un immobile con destinazione residenziale può richiedere un cambio di destinazione d’uso, soggetto alle norme urbanistiche ed edilizie del comune. Conviene verificare questo aspetto con il SUAP prima di impegnarsi nel contratto di locazione o nell’acquisto.
Quali assicurazioni sono consigliate per un negozio al dettaglio?
Tra le coperture più comuni per un’attività commerciale rientrano la responsabilità civile verso terzi, l’assicurazione sui beni e sull’immobile contro incendio e furto ed eventualmente una copertura per interruzione dell’attività. I costi variano molto in base a settore, dimensioni e valore assicurato. Conviene quindi richiedere preventivi personalizzati a più assicuratori piuttosto che fare riferimento a una cifra media generica.
Come faccio a passare da pagamenti in contanti a un sistema POS conforme?
Il passaggio richiede di scegliere un fornitore di servizi di pagamento e un terminale POS adatti al volume e al tipo di vendite, verificare l’integrazione con il registratore telematico e la trasmissione dei corrispettivi, e formare il personale sull’uso del nuovo sistema. Conviene testare il sistema completo prima dell’apertura al pubblico, come indicato nell’ultimo passaggio della procedura descritta in questo articolo.
Quali clausole del contratto di locazione conviene negoziare per tutelarsi come conduttore di un negozio?
Tra i punti da valutare con attenzione rientrano la durata del contratto e le condizioni di recesso anticipato, l’importo del deposito cauzionale, le responsabilità di manutenzione ordinaria e straordinaria tra proprietario e conduttore, eventuali clausole di adeguamento del canone e la possibilità di subaffitto o cessione del contratto. È consigliabile far verificare il contratto da un legale prima della firma.
Ci sono requisiti diversi per un pop-up store rispetto a un negozio permanente?
Un’attività temporanea può comunque richiedere una SCIA o un’autorizzazione specifica, a seconda della durata e del tipo di attività, oltre al rispetto dei requisiti del locale. Le regole variano da comune a comune, quindi conviene verificare con il SUAP competente se sono previste procedure semplificate per le attività temporanee.
Tra i punti da valutare con attenzione rientrano la durata del contratto e le condizioni di recesso anticipato, l’importo del deposito cauzionale, le responsabilità di manutenzione ordinaria e straordinaria tra proprietario e conduttore, eventuali clausole di adeguamento del canone e la possibilità di subaffitto o cessione del contratto. È consigliabile far verificare il contratto da un legale prima della firma.
Quanto tempo passa realisticamente dalla presentazione delle pratiche all’apertura effettiva del negozio?
I tempi dipendono dal tipo di attività, dalla complessità del locale e dai permessi richiesti. Per un esercizio di vicinato senza esigenze particolari, spesso il collo di bottiglia non è la SCIA in sé, che può consentire l’avvio quasi immediato, ma i tempi di ristrutturazione del locale, di consegna degli arredi e di allestimento della merce. È realistico prevedere un margine di alcune settimane oltre alla data ipotizzata inizialmente, soprattutto in caso di lavori di ristrutturazione.
È possibile aprire un’attività commerciale se si ha avuto un fallimento in passato?
Sì. Il precedente fallimento, oggi liquidazione giudiziale, non costituisce di per sé un impedimento automatico all’apertura di un’attività commerciale. Occorre tuttavia verificare il possesso dei requisiti morali previsti dall’art. 71 del D.Lgs. 59/2010, con particolare riferimento alle eventuali condanne penali e alle altre cause ostative previste dalla legge.





