Franchising significato: Come funziona il franchising
Ultimo aggiornamento: 25.08.2026
Il franchising è un modello di business in cui un franchisor concede a un franchisee il diritto di utilizzare un marchio, un know-how, un format di business e un sistema di supporto, in cambio di un pagamento (fee d’ingresso e/o royalties).
In questo approfondimento vedremo cosa significa aprire un franchising, come funziona, quali sono le principali tipologie, i costi da sostenere, gli obblighi contrattuali, i vantaggi e gli svantaggi. Inoltre, spiegheremo come avviare un’attività in franchising passo dopo passo.
INDICE DEI CONTENUTI
- Cos’è il franchising?
- Franchisor vs franchisee: qual è la differenza?
- Come funziona un franchising?
- Le principali tipologie di franchising
- Contratto di franchising e obblighi legali in Italia
- Vantaggi e svantaggi del franchising
- Quanto costa aprire un franchising?
- Quanto si può guadagnare con un franchising?
- Come avviare un franchising: la guida passo passo
- Esempi di franchising
- Errori comuni da evitare nel franchising
- Strumenti di pagamento e gestione per il franchising
- Conclusioni
Cos’è il franchising?
Il franchising è un accordo commerciale tra due soggetti: il franchisor, proprietario del marchio e del sistema di business, e il franchisee, l’affiliato che acquisisce il diritto di utilizzare quel marchio per replicare l’attività.
Nello specifico, il franchisee ottiene l’uso del marchio, del know-how, del nome, delle procedure operative e, a seconda dei casi, dei prodotti o servizi sviluppati dal franchisor. In cambio, versa una fee d’ingresso iniziale e, generalmente, delle royalties periodiche calcolate sul fatturato.
Questo modello è molto diffuso in Italia, in Europa e nel mondo occidentale, perché offre vantaggi a entrambe le parti.
Per il franchisor, rappresenta un modo per espandere il proprio brand più rapidamente sul territorio, ottenendo royalties e fee senza dover sostenere in prima persona tutti i costi di apertura dei nuovi punti vendita.
Per il franchisee, invece, è l’opportunità di avviare un’attività autonoma partendo da un modello di business già collaudato, con formazione e assistenza incluse.
Franchisor vs franchisee: qual è la differenza?
Franchisor e franchisee restano due soggetti giuridicamente ed economicamente indipendenti, ma con ruoli e responsabilità diversi.
Esploriamo le definizioni dei due franchising soggetti:
- Il franchisor è il titolare o dispone legittimamente dei diritti sul marchio e sugli altri elementi distintivi utilizzati nella rete. Mette a disposizione del franchisee il modello di business, il know-how e gli standard operativi previsti dal contratto. Può inoltre fornire formazione, supporto e attività di marketing, secondo quanto stabilito nell’accordo di franchising.
- Il franchisee paga per utilizzare quel sistema e gestisce l’attività a livello locale. Si occupa della gestione quotidiana del punto vendita, seguendo il modello concordato.
In sintesi, il franchisor “presta” il proprio brand e il proprio sistema. Il franchisee investe invece capitale e lavoro per farlo fruttare a livello locale, restando comunque un imprenditore autonomo e non un dipendente del franchisor.
Come funziona un franchising?
Il franchising si basa su una collaborazione strutturata tra il franchisor e il franchisee.
Il funzionamento di un franchising segue in genere questa logica:
- Il franchisor sviluppa e testa un format di business;
- Il franchisee paga per ottenere il diritto di utilizzare quel format;
- Il franchisee riceve accesso al marchio, al know-how, alla formazione e alle regole operative;
- Il franchisee apre e gestisce il punto vendita o il servizio sul territorio;
- Il franchisor monitora la qualità e la coerenza del brand su tutta la rete;
- Il franchisee versa le royalties o le altre fee concordate;
- Il contratto definisce diritti, limiti, durata, rinnovo e condizioni di cessazione del rapporto.
Vediamo ora, più nel dettaglio, quali sono le principali tipologie di franchising disponibili.
Le principali tipologie di franchising
Non tutti i franchising funzionano allo stesso modo. A seconda del settore, si possono distinguere tre macro-categorie principali, ciascuna con caratteristiche, rischi e competenze richieste diverse.
1. Franchising di servizi
Il franchising di servizi è un modello in cui l’affiliato offre al cliente un servizio anziché un prodotto fisico.
Un esempio comune di questo tipo di franchising è quello delle agenzie immobiliari, come Tecnocasa o Gabetti, molto diffuse in Italia. Altri esempi includono franchising legati alla prima infanzia, all’assistenza fiscale, all’assistenza agli anziani e al fitness.
Questo tipo di franchising assicura vantaggi, come l’assenza di problemi legati all’invenduto, poiché non si vendono beni fisici. Tuttavia, sono indispensabili competenze specifiche, come la capacità di stabilire e mantenere relazioni con il pubblico, una conoscenza approfondita del servizio offerto e la costruzione di una solida reputazione locale.
2. Franchising di distribuzione
Nel franchising di distribuzione, l’affiliato si occupa di vendere prodotti forniti dal franchisor. I prodotti vengono distribuiti attraverso punti vendita allestiti secondo le linee guida decise dalla casa madre, sia per il layout del negozio sia per l’offerta di prodotti.
Questo tipo di franchising è diffuso in molti settori, tra cui alimentare, abbigliamento, elettronica e articoli per la casa.
Tra gli aspetti da considerare in questo modello di franchising ci sono la gestione del magazzino e della logistica, oltre ai rischi legati all’invenduto, soprattutto per i prodotti deperibili. La capacità di gestire queste sfide è fondamentale per il successo dell’attività.
3. Franchising industriale
Il franchising industriale prevede l’affiliazione a un brand che opera nella produzione o nell’attività industriale, secondo il sistema definito dal franchisor.
Questo può includere la produzione di prodotti chimici, componenti per l’automotive o macchinari. Si tratta di un modello più specialistico rispetto al franchising di distribuzione o di servizi, e richiede un investimento iniziale generalmente più elevato.
Comporta inoltre il rispetto di know-how tecnico, certificazioni, brevetti, licenze e normative specifiche di settore. Questo richiede un livello di due diligence legale e operativa più approfondito rispetto agli altri modelli.
Contratto di franchising e obblighi legali in Italia
Gli accordi tra franchisee e franchisor sono regolati dalla legge italiana, in particolare dalla Legge n. 129 del 6 maggio 2004, che disciplina l’affiliazione commerciale o franchising, stabilendo obblighi e diritti per entrambe le parti coinvolte.
Esploriamo gli obblighi per i soggetti coinvolti nel processo di franchising.
Cosa deve prevedere il contratto di franchising
Un contratto di franchising è un accordo scritto, a pena di nullità, in cui un soggetto (il franchisor) concede a un altro soggetto (il franchisee) il diritto di utilizzare il marchio, il know-how e altri diritti di proprietà intellettuale per produrre o distribuire beni o servizi.
Un contratto ben strutturato deve includere, in particolare:
- I diritti concessi al franchisee su marchio, know-how e proprietà intellettuale;
- La fee d’ingresso e gli investimenti richiesti;
- Le royalties e le condizioni di pagamento;
- L’eventuale esclusiva territoriale;
- Gli obblighi di formazione e assistenza;
- La durata del contratto;
- Le regole di rinnovo, cessazione e cessione del contratto.
Prima della firma, è sempre consigliabile far verificare il contratto da un consulente legale, data la complessità e la lunga durata di questo tipo di accordi.
Obblighi del franchisor
Il franchisor non si limita solo a concedere l’utilizzo del marchio e del modello di business, ma assume anche una serie di responsabilità nei confronti del franchisee.
Tra i principali obblighi e best practice del franchisor troviamo:
- Fornitura di informazioni: prima della firma del contratto, il franchisor deve fornire al franchisee, almeno 30 giorni prima, una copia completa del contratto da sottoscrivere e le informazioni previste dalla legge.
- Manuale operativo: anche se non strettamente obbligatorio, il franchisor dovrebbe fornire un manuale operativo che descriva dettagliatamente come gestire l’attività, inclusi i metodi commerciali e l’organizzazione del franchising.
- Assistenza continua: il franchisor deve indicare nel contratto le caratteristiche e l’entità dell’eventuale assistenza fornita al franchisee. La legge non impone un obbligo generale di assistenza continua di contenuto e durata prestabiliti. Formazione, assistenza tecnica, supporto commerciale e altri servizi possono essere previsti dal contratto, che ne deve definire modalità e portata.
- Buona fede nelle trattative: il franchisor deve comportarsi secondo correttezza e buona fede sia in fase di trattativa che di esecuzione del contratto.
Questi obblighi e best practice mirano a garantire al franchisee il supporto e le condizioni necessarie per gestire l’attività secondo gli standard della rete.
Obblighi del franchisee
Anche il franchisee assume precisi impegni con la sottoscrizione del contratto di franchising.
Tra gli obblighi del franchisee, invece, troviamo:
- Pagamenti: il franchisee deve pagare una fee di ingresso e, se previste, le royalties, che sono solitamente calcolate sul fatturato.
- Conformità al modello: il franchisee è obbligato a rispettare le indicazioni e le procedure stabilite dal franchisor, seguendo sia il manuale operativo che il modello di business.
- Riservatezza: il franchisee deve mantenere la riservatezza su tutte le informazioni condivise dal franchisor e non può divulgarle a terzi.
- Utilizzo corretto del marchio e del know-how: il franchisee può utilizzare marchio e know-how solo secondo le modalità concordate nel contratto.
- Conformità normativa: il franchisee è inoltre tenuto a rispettare tutti i termini del contratto, le normative locali sull’attività d’impresa, le regole sul lavoro e i requisiti specifici del settore in cui opera.
La Legge n. 129 del 2004 fornisce un quadro legale chiaro e dettagliato per i rapporti tra franchisor e franchisee, assicurando che entrambi rispettino i loro obblighi contrattuali e che siano tutelati i loro diritti.
Vantaggi e svantaggi del franchising
Il franchising rappresenta un modello di business che offre sia vantaggi che svantaggi.
Partiamo dai primi.
Vantaggi del franchising
Il primo vantaggio riguarda il franchisor, che ha la possibilità di espandersi rapidamente sul mercato riducendo il rischio d’impresa, evitando di sostenere in prima persona i costi d’avvio e di apertura di un nuovo punto vendita.
Dal punto di vista del franchisee, anche qui i vantaggi non mancano. Si pensi all’opportunità di avviare un’attività con un marchio già noto e, auspicabilmente, apprezzato dai clienti.
Affidarsi a una rete di franchising significa adottare un sistema già collaudato e completo, dove sono già ben definite procedure operative, manuali, assistenza continua, formazione e, in alcuni casi, supporto di marketing e potere d’acquisto di rete.
Tutto questo semplifica la gestione dell’attività, riduce i rischi d’impresa rispetto a un concetto non testato, e generalmente consente un avvio più rapido rispetto alla costruzione di un brand indipendente da zero.
A parità di attività, infatti, i costi e i tempi di lancio sono generalmente inferiori rispetto all’avvio di un business indipendente.
Svantaggi del franchising
Ci sono anche degli svantaggi, soprattutto per il franchisee. Questo gode di un’autonomia relativa ma limitata, poiché non può gestire al 100% le decisioni.
Deve sempre attenersi a quanto stabilito negli accordi commerciali, senza poter intervenire liberamente su prodotti, promozioni, layout o fornitori, che devono essere concordati con la casa madre.
Inoltre, i costi iniziali (fee d’ingresso) e le royalties ricorrenti rappresentano spese fisse che possono erodere i margini di profitto, insieme a eventuali contributi obbligatori al marketing di rete. Questa dipendenza dalle decisioni del franchisor è uno dei principali svantaggi di questa tipologia di attività.
Nonostante ciò, l’imprenditore che desidera entrare in un settore dove già esistono marchi consolidati e una distribuzione capillare può sicuramente valutare questa soluzione.
Quanto costa aprire un franchising?
Aprire un franchising richiede un investimento che può variare sensibilmente in base al settore, al marchio e alla struttura dell’attività. Prima di aderire a una rete è quindi essenziale valutare non solo il capitale necessario per l’avvio, ma anche le spese che accompagneranno la gestione nel tempo.
I costi di apertura di un franchising dipendono da vari fattori, a partire dal format scelto, tra cui:
- Fee d’ingresso;
- Allestimento del punto vendita;
- Attrezzature;
- Licenze e permessi;
- Formazione;
- Scorte iniziali;
- Costi di lancio del marketing;
- Royalties ricorrenti;
- Personale;
- Utenze;
- Assicurazioni;
- Manutenzione.
È importante tener presente che questi costi possono variare a seconda delle parti coinvolte. Alcuni sono chiaramente a carico del franchisor, mentre altri ricadono sul franchisee.
Come per l’avvio di qualsiasi attività, è poi fondamentale distinguere tra costi iniziali, costi ricorrenti e voci di costo variabile, poiché una solida base finanziaria garantisce la sostenibilità del progetto nel medio-lungo termine.
Distinguiamo quindi i costi a carico del franchisor da quelli a carico del franchisee, in modo da avere una panoramica completa. Questi costi variano ampiamente a seconda del brand, del settore, della location e del format di business scelto.
Costi per il franchisor
Per quanto concerne i costi del franchisor, possiamo partire dai costi iniziali. Tra questi troviamo lo sviluppo del materiale operativo, ossia una guida che descriva tutto ciò che è necessario per avviare l’attività in franchising.
In questa guida devono essere indicati ad esempio:
- Settore di business;
- Tipologia di locale richiesta;
- Le politiche aziendali;
- Revenue richieste;
- Barriere d’ingresso;
- Formazione necessaria;
- Garanzie che il franchisor offre al franchisee.
Un altro costo iniziale riguarda lo sviluppo di una piattaforma per gestire la rete del franchising, nonché tutti i costi legati alle questioni legali per garantire che gli accordi siano conformi alle normative vigenti.
Ci sono poi da considerare anche i costi di marketing e pubblicità, sia per promuovere il franchising a nuovi potenziali affiliati, sia per fare in modo che le attività avviate possano farsi rapidamente conoscere sul territorio.
Bisogna inoltre stimare i costi per la formazione dei franchisee sul territorio, e naturalmente tutti i costi legati all’arredamento dei locali e alla logistica, sebbene una parte di questi possa essere a carico del franchisee.
Anche una volta avviata la rete, ci saranno sempre spese ricorrenti legate alla gestione della rete. Si pensi ai costi per l’assistenza, al controllo qualità, allo sviluppo del marchio, così come costi legali e amministrativi.
È difficile dare una stima precisa sui costi di avvio di una rete di franchising per il franchisor. Possiamo stimare che questi possano variare tra un range piuttosto elevato, partendo da 50.000 euro fino a 250.000 euro.
Costi per il franchisee
I costi a carico del franchisee dipendono da numerosi fattori, tra cui il marchio o brand con cui si collabora, la dimensione del punto vendita e la location. Anche in questo caso, ci sono costi iniziali, costi fissi e costi variabili.
Partendo dai costi iniziali, la prima voce da considerare è la fee d’ingresso, ovvero la somma fissa stabilita dal franchisor per acquisire il diritto di utilizzo del marchio e dell’intero sistema di franchising. Questa fee può essere relativamente bassa, intorno ai 10-15.000 euro, ma può essere molto più elevata nel caso di franchising di grandi dimensioni.
Successivamente, troviamo altri costi che includono:
- Allestimento del punto vendita;
- Costi burocratici, come permessi e licenze;
- Costi per la formazione (se a carico del franchisee);
- Deposito cauzionale.
È utile considerare anche le spese ricorrenti necessarie per la gestione quotidiana dell’attività.
Tra i costi ricorrenti, se previsti negli accordi, vi sono:
- Le royalties, ovvero la percentuale sul fatturato da versare al franchisor;
- Utenze (luce, acqua, gas);
- Spese per il personale;
- Assicurazioni;
- Costi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Ancora una volta, ribadiamo l’importanza di preparare un business plan dettagliato che fornisca una panoramica di tutti i costi variabili e fissi da affrontare.
È inoltre buona prassi valutare diverse offerte e confrontarle con la propria capacità finanziaria, al fine di valutare la sostenibilità economica dell’attività in base ai dati emersi.
Quanto si può guadagnare con un franchising?
La domanda su quanto si può guadagnare con il franchising non ha una risposta univoca, poiché i profitti dipendono da moltissimi fattori.
Il margine di profitto di un’attività in franchising dipende da diversi elementi, tra cui:
- Tipologia di franchising: esistono diverse tipologie di franchising. Ognuno di questi settori offre margini di profitto differenti. In generale, i franchising di servizi o industriali tendono a stimare guadagni superiori rispetto ai tipici franchising di sola distribuzione.
- Brand: il marchio con cui si stipula l’affiliazione commerciale ha un suo valore. Un brand ben conosciuto generalmente garantisce una clientela già consolidata, riducendo il rischio e il tempo necessario per raggiungere la redditività. Al contrario, un brand meno conosciuto potrebbe richiedere un periodo di avviamento più lungo per costruire una base di clienti.
- Location: anche la zona in cui si apre il franchising ha una grande importanza. Un punto vendita in una zona ad alto passaggio pedonale, con elevato traffico o vicino a centri commerciali, tende a generare ricavi maggiori rispetto a una posizione meno favorevole.
- Capacità imprenditoriali: le capacità imprenditoriali del franchisee sono fondamentali per sviluppare un modello di business remunerativo. Anche il franchisor gioca un ruolo cruciale, poiché il supporto e l’esperienza che fornisce possono avere un impatto significativo sui profitti.
- Spese e margini: ai guadagni vanno sottratti una serie di costi fissi e variabili, come affitto, stipendi, utenze, costi per la merce e le royalties da versare al franchisor. Questi costi riducono il margine di profitto finale.
Non esiste quindi una cifra di profitto universale valida per ogni franchising: dipende dal contratto specifico e dalle ipotesi del proprio business plan.
Per dare un’idea concreta, ecco un esempio semplificato e puramente illustrativo. Consideriamo un franchising nel settore dell’abbigliamento, specializzato in articoli sportivi, con costi iniziali stimati intorno ai 250.000 euro.
Supponiamo ricavi mensili lordi pari a 50.000 euro. Sottraendo il costo della merce, stimato intorno ai 30.000 euro, e gli altri costi fissi mensili (affitto, stipendi, utenze e royalties), si può facilmente arrivare a un margine operativo di circa 7.500 euro al mese. Da questo margine, il profitto netto potrebbe aggirarsi intorno ai 3.000 euro mensili.
Questo esempio è puramente indicativo. I risultati effettivi possono variare di molto in base alle specifiche condizioni del franchising, del contratto firmato e del mercato in cui si opera.
Come avviare un franchising: la guida passo passo
Il processo di apertura di un franchising è simile in tutti i settori. Di base deve esserci la volontà del franchisor di condividere il proprio modello di business. È quest’ultimo che si occupa di decidere le condizioni specifiche che permettano agli interessati di aprire i punti vendita.
In generale, l’apertura di un franchising segue i seguenti passaggi.
Step 1: Ricerca delle opportunità di franchising
È sicuramente un vantaggio scegliere un franchising in un settore in cui si ha già una certa predisposizione e competenza.
Esistono franchising di ogni tipo: di servizi, di distribuzione, industriali, nel food, nel retail o in settori più specialistici, come i distributori automatici. È importante anche verificare la domanda nella propria area di riferimento e la reputazione del brand, evitando di scegliere solo perché il costo d’ingresso sembra basso.
Step 2: Contattare il franchisor
Dopo aver scelto il settore, il passo successivo è selezionare i franchisor disponibili per avviare la partnership.
Prima di contattarli, è importante verificare la reputazione del marchio, il modello di business adottato e le condizioni economiche richieste.
È utile quindi chiedere informazioni su costi iniziali, royalties, territorio ed eventuale esclusiva, formazione e supporto offerto. Questo può includere, ad esempio: assistenza per la formazione, l’arredamento, la fornitura di prodotti, attività di pubblicità e marketing. Dove possibile, è utile anche parlare direttamente con franchisee già attivi nella rete.
Step 3: Preparare un business plan per il franchising
Il consiglio valido per l’apertura di una qualsiasi attività è di redigere un business plan che fornisca un’idea chiara del futuro business.
Questo piano aziendale dovrebbe includere:
- Costi d’avvio;
- Costi mensili;
- Previsioni di ricavo;
- Punto di pareggio;
- Flusso di cassa;
- Piano del personale;
- Piano di marketing;
- Analisi del mercato locale;
- Rischi e ipotesi di partenza;
- Eventuale necessità di finanziamento.
Il business plan aiuta così a prevedere con maggiore precisione i rischi e i benefici a cui si va incontro.
Step 4: Verificare l’accordo di franchising
Prima di procedere alla firma, è importante verificare che i termini siano chiari e sostenibili.
È fondamentale rivedere attentamente ogni aspetto del contratto, tra cui:
- Durata;
- Fee d’ingresso;
- Royalties;
- Esclusiva;
- Territorio;
- Formazione;
- Assistenza;
- Manuale operativo;
- Condizioni di rinnovo;
- Cessazione e cessione del contratto;
- Clausole di riservatezza ed eventuali clausole di non concorrenza.
Solo una volta completata questa verifica, idealmente con il supporto di un consulente legale, si può procedere alla firma dell’accordo tra franchisor e franchisee, ufficializzando così la partnership e i relativi termini contrattuali.
Step 5: Completare gli adempimenti burocratici
Il franchisee, in quanto imprenditore giuridicamente ed economicamente indipendente, deve occuparsi degli adempimenti necessari per avviare e gestire la propria attività.
Tra questi passi burocratici per una franchising attività rientrano:
- L’iscrizione al Registro delle Imprese;
- L’apertura della partita IVA;
- La richiesta di eventuali autorizzazioni;
- L’ottenimento di licenze e permessi;
- La messa in regola e la gestione del personale;
- L’apertura delle posizioni previdenziali;
- La stipula delle coperture assicurative necessarie;
- Il rispetto degli eventuali requisiti amministrativi locali.
Il franchisor può fornire assistenza nelle procedure, mettere a disposizione indicazioni operative o, se previsto dal contratto, sostenere alcuni costi. La responsabilità legale per gli adempimenti relativi all’attività del franchisee, tuttavia, resta in capo a quest’ultimo.
Prima di avviare l’attività, è quindi importante verificare con il franchisor quali supporti e servizi sono inclusi nel contratto e quali adempimenti e relativi costi restano a carico del franchisee.
Step 6: Allestire il punto vendita o la sede operativa
Dopo aver definito il locale, il layout secondo gli standard del brand, l’attrezzatura, le scorte iniziali, la tecnologia necessaria (incluso il sistema POS per i pagamenti) e aver assunto e formato il personale, si può procedere con i controlli finali e l’apertura vera e propria dell’attività.
I contratti di franchising possono avere una durata variabile. La normativa italiana (art. 3, comma 3, Legge 129/2004) impone comunque una durata minima sufficiente ad ammortizzare l’investimento del franchisee e in ogni caso non inferiore a 3 anni. Nella pratica, però, molti contratti si estendono per 5 anni o più, a seconda del settore e dell’entità dell’investimento iniziale.
Step 7: Lancio e monitoraggio delle performance
Una volta aperto il punto vendita, la fase di lancio prevede in genere una campagna di apertura e attività di marketing locale per acquisire i primi clienti.
Da lì in avanti, diventa fondamentale monitorare costantemente le vendite, controllare i costi, gestire il pagamento puntuale delle royalties, mantenere gli standard di qualità richiesti dal franchisor e occuparsi della reportistica prevista dal contratto.
Il miglioramento continuo, basato sui dati raccolti dopo l’apertura, è ciò che permette a un punto vendita in franchising di consolidarsi nel tempo.
Trova la soluzione di pagamento ideale per la tua attività
Approfitta del 10% di sconto sul tuo primo ordine compilando il modulo qui sotto!
Esempi di franchising
Vediamo quattro esempi di franchising attivi in Italia. Ti consigliamo di verificare sempre la disponibilità e le condizioni aggiornate direttamente con il franchisor prima di avviare qualsiasi trattativa.
1. Gabetti – Agenzia immobiliare
Gabetti è un franchising di servizi specializzato nel settore immobiliare. Con una vasta rete di agenzie su tutto il territorio nazionale, gli affiliati offrono servizi di intermediazione per la compravendita e la locazione di immobili.
Gabetti è un marchio consolidato con una lunga esperienza nel settore e fornisce un supporto continuo ai franchisee, che include formazione, assistenza e accesso a una piattaforma tecnologicamente avanzata.
Questo franchising è ideale per chi ha una forte passione per il settore immobiliare e desidera avvalersi di un brand già affermato.
2. Clinica iPhone – Riparazione e assistenza smartphone
Clinica iPhone è un franchising specializzato nella riparazione e assistenza di smartphone, in particolare iPhone.
Questo franchising è molto diffuso in Italia e presenta un modello di business interessante, grazie a un investimento iniziale a basso costo.
Dopo aver acquisito la formazione necessaria per le riparazioni, i franchisee possono attrarre una clientela vasta e costante, vista la frequenza con cui i dispositivi elettronici necessitano di assistenza.
3. Obiettivo Incontro – Servizi di incontri e relazioni
Obiettivo Incontro è un franchising nel settore dei servizi, specializzato nell’aiutare le persone a trovare la loro anima gemella.
Il modello di business si basa sul facilitare i contatti tra persone in cerca di relazioni significative.
Si tratta di un franchising a basso costo, poiché richiede principalmente spese per un locale idoneo, possibilmente situato in una zona di passaggio. Obiettivo Incontro è adatta a chi desidera avviare un’attività con un investimento contenuto e una domanda costante di servizi di matchmaking.
4. EVPrime 24 – Stazioni di ricarica per veicoli elettrici
EVPrime 24 è un’attività innovativa nel settore della mobilità sostenibile, con un focus sulla creazione e installazione di stazioni di ricarica per veicoli elettrici.
Questo franchising risponde alla crescente domanda di infrastrutture per veicoli elettrici e rappresenta un’opportunità per chi è appassionato di tecnologie green e desidera investire in un settore in espansione.
EVPrime 24 è un esempio di franchising che combina servizi e distribuzione, con un ottimo potenziale di crescita in futuro grazie all’espansione della mobilità elettrica.
Errori comuni da evitare nel franchising
Chi valuta l’apertura di un franchising per la prima volta tende a commettere alcuni errori ricorrenti, spesso evitabili con un po’ di attenzione in più.
Le principali pratiche problematiche da evitare includono:
- Firmare senza una revisione legale: sottovalutare l’importanza di far leggere il contratto a un consulente prima della firma.
- Sottostimare l’investimento totale: considerare solo la fee d’ingresso, dimenticando allestimento, scorte, formazione e capitale circolante.
- Ignorare royalties e costi ricorrenti: concentrarsi solo sui costi iniziali senza valutare l’impatto delle spese fisse nel tempo.
- Non parlare con franchisee già attivi: perdere l’occasione di raccogliere un feedback diretto e concreto sulla rete.
- Scegliere una location poco adatta: sottovalutare l’importanza del traffico pedonale e della domanda locale.
- Dare per scontato che un brand noto garantisca il profitto: la notorietà del marchio riduce il rischio, ma non lo elimina.
- Fraintendere l’esclusiva territoriale: non chiarire con precisione i confini e le condizioni dell’eventuale esclusiva.
- Non leggere a fondo il manuale operativo: firmare senza comprendere davvero gli standard e le procedure richieste.
- Non prevedere abbastanza capitale circolante: rischiare di trovarsi senza liquidità nei primi mesi, prima di raggiungere il pareggio.
- Ignorare licenze e normative locali: dare per scontato che il franchisor si occupi di ogni aspetto burocratico, senza verificarlo.
Evitare questi errori fin dalla fase di valutazione può fare una grande differenza sulla solidità e sulla redditività dell’attività nel lungo periodo.
Strumenti di pagamento e gestione per il franchising
Indipendentemente dal settore, un punto vendita in franchising ha bisogno di strumenti affidabili per gestire pagamenti e incassi quotidiani.
Tra gli elementi da considerare rientrano:
- Un sistema POS o un lettore di carte per i pagamenti in negozio;
- Eventuali soluzioni di pagamento online se l’attività prevede anche vendite a distanza;
- Un conto business per gestire gli incassi;
- Strumenti di reportistica per monitorare vendite, riconciliazione dei pagamenti, rimborsi e chargeback.
Per chi gestisce più punti vendita in franchising, può inoltre essere utile una reportistica centralizzata su più location. Questo permette di incrociare i dati di incasso con il calcolo delle royalties dovute al franchisor e con la contabilità generale dell’attività.
Un fornitore come myPOS, ad esempio, integra funzionalità quali dispositivi POS fisici e soluzioni SoftPOS/Tap to Pay, pagamenti online, un conto aziendale multivaluta e strumenti di reportistica delle transazioni, utili sia per la gestione di un singolo punto vendita sia per reti con più location.
Conclusioni
In questa guida abbiamo visto tutto sul franchising: da cos’è e come funziona fino al modo in cui sono regolati i rapporti tra franchisor e franchisee. Il franchising si può considerare una forma di affiliazione commerciale vantaggiosa per entrambe le parti coinvolte, sebbene comporti anche vincoli e obblighi contrattuali precisi.
Il franchisor, ovvero la casa madre, beneficia di queste collaborazioni perché riduce gli investimenti necessari e può espandersi rapidamente sul territorio. In questo modo, aumenta anche la visibilità del proprio brand, grazie alla possibilità di aprire in tempi brevi diversi punti vendita affiliati.
D’altra parte, l’imprenditore che decide di aprire un’attività in franchising può ridurre alcuni dei rischi tipici di un’attività indipendente. Ha inoltre la possibilità di partire da un modello di business già collaudato, pur rinunciando a una parte della propria autonomia decisionale.
Le decisioni migliori in materia di franchising nascono da un’analisi attenta dei costi, da una revisione approfondita del contratto, da una seria ricerca di mercato a livello locale e da un business plan realistico.
Domande frequenti
Cos’è il franchising in parole semplici?
Il franchising è un accordo tra due soggetti: il franchisee, che acquisisce il diritto di aprire e gestire un’attività, e il franchisor, titolare del marchio e del sistema di business. Quest’ultimo fornisce supporto e assistenza per la gestione del negozio o del punto vendita, mentre il franchisee riceve, in cambio di un pagamento, formazione e tutto il necessario per replicare il business.
Chi paga i dipendenti di un franchising?
I dipendenti sono assunti e retribuiti dal franchisee, che sostiene i costi relativi al personale del proprio punto vendita e ne gestisce gli adempimenti come datore di lavoro. Il franchisor può stabilire standard organizzativi e operativi per garantire la coerenza della rete, oltre a fornire indicazioni generali sulla gestione del personale. Tuttavia, le decisioni relative ad assunzioni, contratti, retribuzioni, turni e gestione dei dipendenti spettano al franchisee. Un coinvolgimento diretto del franchisor nella gestione del personale potrebbe infatti creare problematiche sotto il profilo del diritto del lavoro.
Quanto dura il contratto di franchising?
La legge italiana (art. 3, comma 3, Legge 129/2004) impone una durata minima sufficiente ad ammortizzare l’investimento del franchisee, comunque non inferiore a 3 anni. Nella pratica, molti contratti si estendono per 5 anni o più, a seconda delle negoziazioni tra le parti e della tipologia di partnership.
Quando conviene il franchising?
Il franchising conviene soprattutto quando si ha l’opportunità di affiliarsi a un brand già affermato e si possiede una predisposizione al settore in cui si desidera entrare. Affidarsi a un brand consolidato che offre supporto e un modello di business collaudato può rendere la gestione dell’attività più profittevole e aumentare le possibilità di successo.
Quali sono i requisiti legali per aprire un franchising in Italia?
Il contratto di franchising deve essere stipulato in forma scritta, a pena di nullità. Inoltre, il franchisor deve consegnare al franchisee, almeno 30 giorni prima della firma, una copia completa del contratto e le informazioni precontrattuali specificamente previste dalla Legge 129/2004. Prima di avviare l’attività, è inoltre necessario verificare le eventuali licenze, autorizzazioni e gli altri requisiti previsti per il settore e il tipo di attività scelto.
Come posso valutare la solidità finanziaria di un franchising prima di aderire?
È utile richiedere al franchisor dati sulla rete esistente (numero di affiliati attivi, eventuali chiusure), parlare direttamente con franchisee già operativi, verificare il bilancio del franchisor dove disponibile e confrontare i costi dichiarati con un proprio business plan realistico che includa un margine di sicurezza per gli imprevisti.
Quali sono i costi ricorrenti di un franchising, oltre alle royalties?
Oltre alle royalties calcolate sul fatturato, i costi ricorrenti tipici includono eventuali contributi obbligatori al marketing di rete, utenze, personale, assicurazioni, manutenzione ordinaria e straordinaria e talvolta canoni per l’uso di piattaforme o software forniti dal franchisor.
Che ruolo ha il marketing locale nel successo di un franchising?
Anche se il franchisor gestisce generalmente la brand awareness a livello nazionale, il marketing locale resta spesso a carico del franchisee ed è determinante per costruire una clientela fedele nella propria zona, specialmente nella fase di lancio del punto vendita.





