Come fare un’analisi di mercato: passaggi e esempi
Data di pubblicazione: 07.07.2020
Ultimo aggiornamento: 29.04.2026
Un’analisi di mercato è il punto di partenza per qualsiasi decisione strategica rilevante. È fondamentale, ad esempio, quando si vuole lanciare un nuovo prodotto, espandersi in una nuova area o aprire un secondo punto vendita.
Per una piccola o media impresa (PMI), in particolare, sapere come fare un’analisi di mercato in modo strutturato significa ridurre il rischio di errori costosi e aumentare le probabilità di successo dell’investimento.
In questa guida ti spiegheremo come fare un’analisi di mercato completa seguendo 9 semplici passi. In più, ti mostreremo un esempio pratico applicato al contesto italiano e quali sono gli errori più comuni da evitare.
INDICE DEI CONTENUTI
- Cos’è un’analisi di mercato?
- Perché l’analisi di mercato è importante per le PMI italiane?
- Come fare un’analisi di mercato: i 9 step
- Esempio pratico di un’analisi di mercato
- Gli errori più comuni nell’analisi di mercato
- Domande chiave prima di espandere la tua impresa
- Infrastruttura digitale e prontezza nei pagamenti
- Conclusione
Cos’è un’analisi di mercato?
Un’analisi di mercato è una valutazione strutturata del settore in cui opera o intende operare un’impresa.
Al suo interno, l’analisi del mercato comprende lo studio:
- Dei clienti potenziali;
- Dei concorrenti;
- Del contesto normativo;
- Delle dinamiche di domanda e offerta.
L’obiettivo è raccogliere dati oggettivi su cui basare decisioni strategiche e finanziarie, riducendo la dipendenza da intuizioni non verificate. Per le PMI italiane, è anche uno strumento essenziale per supportare richieste di finanziamento bancario o presentazioni a investitori.
Perché l’analisi di mercato è importante per le PMI italiane?
L’importanza di un’analisi di mercato emerge con chiarezza quando si considerano le decisioni che una PMI si trova ad affrontare nella fase di crescita aziendale. Operare senza dati oggettivi significa esporsi a rischi evitabili e sprecare risorse su strategie non validate.
I principali motivi per cui condurre un’analisi di mercato per le PMI italiane sono:
- Ridurre il rischio di espansione, verificando in anticipo se esiste una richiesta di mercato reale per il prodotto o servizio che si intende offrire.
- Supportare le discussioni con banche e investitori, fornendo proiezioni credibili e dati di settore verificabili a supporto delle richieste di finanziamento.
- Comprendere le differenze regionali del mercato italiano, che presenta dinamiche molto diverse tra Nord, Centro e Sud in termini di reddito disponibile, comportamenti d’acquisto e presenza competitiva.
- Migliorare le decisioni di pricing e posizionamento aziendale, identificando il segmento di clientela più adatto e il livello di prezzo sostenibile in relazione alla concorrenza.
Una PMI che investe tempo in un’analisi strutturata prima di espandersi è in una posizione significativamente più solida rispetto a chi procede per tentativi.
Come fare un’analisi di mercato: i 9 step
Fare un’analisi di mercato efficace richiede un approccio metodico, che copra tutti gli ambiti rilevanti prima di prendere qualsiasi decisione strategica.
Una definizione chiara degli obiettivi dell’analisi consente di orientare la raccolta dei dati verso le informazioni più necessari per l’azienda.
I 9 step descritti di seguito consentono di raccogliere dati oggettivi in modo strutturato e di trasformarli in decisioni concrete.
Step 1: Analizza il tuo settore
Il primo passo per fare un’analisi di mercato è acquisire una visione chiara del settore in cui operi o intendi entrare. L’analisi di settore deve rispondere a domande precise su dimensioni, andamento e prospettive del mercato di riferimento. Senza questa base, tutte le valutazioni successive rischiano di essere costruite su assunzioni non verificate.
Gli elementi da esaminare in questa fase sono:
- Le dimensioni del mercato in Italia, con dati aggiornati su fatturato complessivo, numero di operatori e volumi di domanda.
- I trend di mercato e le prospettive di crescita, distinguendo tra settori in espansione, maturi o in contrazione.
- La fase del ciclo di vita del settore, che influenza direttamente le opportunità di business disponibili e il livello di competizione atteso.
- Le differenze regionali tra Nord, Centro e Sud Italia, che possono determinare approcci commerciali e distributivi significativamente diversi.
Un’analisi di settore accurata fornisce il contesto entro cui tutte le decisioni successive acquistano senso. Fonti utili per questa fase includono i report di Confindustria, le statistiche ISTAT (Istituto nazionale di statistica), le analisi di Unioncamere e i dati settoriali delle associazioni di categoria.
Step 2: Identifica e segmenta i tuoi clienti target
La segmentazione consumatori è uno degli elementi centrali di qualsiasi analisi di mercato efficace. Conoscere con precisione chi sono i potenziali clienti consente di costruire buyer personas realistiche.
Inoltre, permette di orientare le strategie di marketing e comunicazione in modo mirato. Più la segmentazione è precisa, più le decisioni commerciali saranno efficaci e meno risorse verranno disperse su segmenti non adatti.
Le principali dimensioni di segmentazione da considerare sono:
- Segmentazione demografica: età, genere, livello di istruzione, professione.
- Segmentazione geografica: area di residenza, contesto urbano o rurale, differenze regionali nel mercato italiano.
- Reddito e comportamenti d’acquisto: capacità di spesa, frequenza di acquisto, canali preferiti, sensibilità al prezzo.
- Differenze tra mercato B2B e B2C: i clienti business hanno processi decisionali, tempistiche e criteri di valutazione molto diversi rispetto ai consumatori finali.
Definire con chiarezza il profilo del cliente ideale non è un esercizio teorico. È la base su cui costruire un’offerta competitiva e una strategia digitale efficace.
Step 3: Valuta i tuoi concorrenti
Lo studio dei competitor è una componente essenziale della raccolta dati. Capire chi sono i tuoi concorrenti, come si posizionano e quali punti deboli presentano consente di identificare nicchie di mercato non ancora coperte e di costruire una proposta di valore differenziata.
Un’analisi competitiva superficiale è uno degli errori più frequenti nelle PMI che si preparano a espandersi. Spesso, infatti, porta a sottovalutare la pressione competitiva reale nel nuovo mercato.
Gli elementi da analizzare in questa fase includono:
- Concorrenti diretti: imprese che offrono prodotti o servizi analoghi agli stessi segmenti di clientela.
- Concorrenti indiretti: operatori che soddisfano lo stesso bisogno del cliente con soluzioni diverse.
- Confronto di pricing: analisi dei prezzi di mercato per identificare il range competitivo e valutare il posizionamento aziendale più adatto.
- Proposta di valore e differenziazione: cosa offrono i concorrenti che tu non offri, e viceversa.
Fonti utili per questa fase includono i siti web e i profili social dei concorrenti, le recensioni online su piattaforme come Google e Trustpilot, i report di settore e il feedback clienti. Il monitoraggio SEO è un altra tecnica che consente di analizzare la visibilità online dei concorrenti, le parole chiave su cui si posizionano e il tra
+ffico stimato generato dai motori di ricerca.
Step 4: Valuta il contesto normativo e legale
Ogni settore e territorio presenta un quadro normativo specifico che può influenzare significativamente la fattibilità e i costi di espansione. Trascurare questa fase espone l’impresa a rischi reputazionali e sanzioni evitabili.
Per le PMI che operano in settori regolamentati o che intendono espandersi oltre i confini regionali, perciò, questa valutazione è particolarmente rilevante.
Gli aspetti da esaminare del contesto normativo e legale includono:
- Licenze e permessi necessari per operare nel settore o nel territorio target.
- Considerazioni IVA e fiscali, soprattutto per le imprese che intendono operare in ecommerce con clienti in altri Paesi UE. In questi casi è necessario gestire correttamente l’IVA sulle vendite a distanza (regime OSS) e gli adempimenti connessi. All’interno dell’Italia, invece, l’IVA è un’imposta nazionale con regole e aliquote uniformi, quindi non varia tra regioni. Eventuali differenze territoriali riguardano piuttosto altre imposte, come l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), che è di competenza regionale.
- Normative di settore specifiche, come quelle applicabili alla ristorazione, alla sanità, ai servizi finanziari o al commercio al dettaglio.
- Barriere all’ingresso di natura normativa, che possono rallentare l’accesso al mercato o richiedere investimenti iniziali significativi in termini di conformità.
Questa fase non richiede necessariamente competenze legali avanzate. Tuttavia, è consigliabile confrontarsi con un commercialista o un consulente legale specializzato nel settore di riferimento.
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Step 5: Conduci un’analisi SWOT
L’analisi SWOT è uno strumento strategico che consente di sintetizzare i risultati delle fasi precedenti in una valutazione integrata della posizione competitiva dell’impresa.
È particolarmente utile per collegare i dati raccolti alle decisioni operative e finanziarie. Inoltre, permette di comunicare in modo chiaro e sintetico la situazione dell’impresa a partner, investitori o istituti di credito.
Le quattro dimensioni dell’analisi SWOT sono:
- Punti di forza (Strengths): cioè competenze distintive, risorse, reputazione, vantaggio competitivo già acquisito.
- Punti di debolezza (Weaknesses): come lacune operative, risorse limitate, aree di miglioramento interno.
- Opportunità (Opportunities): come trend di mercato favorevoli, nicchie di mercato non presidiate, cambiamenti normativi vantaggiosi, nuovi canali di vendita.
- Minacce (Threats): tra cui concorrenza crescente, instabilità economica, cambiamenti nei comportamenti d’acquisto, rischi normativi.
Applicata al contesto italiano, l’analisi SWOT deve tenere conto delle specificità regionali e settoriali del mercato. Queste possono far emergere opportunità di business significative anche in segmenti apparentemente maturi.
Step 6: Definisci il modello di pricing e di ricavo
La definizione del modello di pricing è uno degli step più critici dell’intera analisi di mercato. Prezzi troppo alti rispetto al mercato riducono la domanda. Prezzi troppo bassi, invece, compromettono la sostenibilità finanziaria dell’impresa.
Trovare il punto di equilibrio richiede un’analisi incrociata di costi interni, prezzi di mercato e disponibilità a pagare del segmento target.
Gli elementi da considerare nell’identificazione del modello di pricing sono:
- Struttura dei costi: costi fissi, variabili e di avviamento necessari per operare nel nuovo mercato o segmento.
- Benchmark di pricing competitivi: range di prezzi praticati dai concorrenti diretti e indiretti identificati nello step 3.
- Aspettative di margine: margine lordo e netto atteso in relazione al volume di vendite previsto.
- Modello di vendita: vendita una tantum, abbonamento, freemium o modelli misti, a seconda della natura del prodotto o servizio e delle abitudini di acquisto del segmento target.
Una strategia di pricing ben costruita è anche uno degli elementi più analizzati dagli investitori e dagli istituti di credito nelle fasi di valutazione del piano d’azione.
Step 7: Analizza i canali di distribuzione e di vendita
Identificare i canali di vendita più adatti al proprio modello di business è una componente operativa essenziale dell’analisi di mercato. La scelta dei canali incide direttamente su costi, margini e capacità di raggiungere il segmento di clientela target.
Una strategia di canale ben definita riduce il rischio di dispersione delle risorse. Inoltre, consente di concentrare gli investimenti dove la domanda è più accessibile.
Gli aspetti da esaminare nella strategia di distribuzione includono:
- Canali fisici e digitali: dalla vendita nel punto vendita tradizionale all’ecommerce proprietario, fino ai marketplace come Amazon.
- Grado di preparazione all’ecommerce: cioè l’infrastruttura tecnologica, logistica e la capacità di gestire gli ordini online in modo efficiente.
- Marketplace online: opportunità di ottenere visibilità immediata, considerando però costi di commissione e livello di concorrenza.
- Partnership e distributori locali: collaborazioni con operatori già attivi nel mercato target, utili per ridurre tempi e costi di ingresso.
La scelta dei canali deve essere coerente con il profilo delle buyer personas definiti nello step 2 e con le risorse operative disponibili.
Step 8: Valuta la fattibilità finanziaria e le opzioni di finanziamento
Prima di procedere con qualsiasi piano di espansione, è necessario verificare che l’iniziativa sia finanziariamente sostenibile nel medio termine.
Questa fase traduce i dati raccolti negli step precedenti in proiezioni economiche concrete, consentendo di valutare se l’investimento è giustificato dai ritorni attesi e in quali tempi.
È anche la fase in cui si identificano le risorse finanziarie necessarie e le modalità per reperirle.
Gli elementi da analizzare nel tuo piano finanziario sono:
- Fabbisogno di investimento iniziale: costi di avviamento, acquisto di attrezzature, adeguamento degli spazi, campagne di lancio.
- Tempistica di break-even: stima del tempo necessario per raggiungere il punto di pareggio in base alle proiezioni di ricavo e alla struttura dei costi.
- Sostenibilità del flusso di cassa: verifica che i ricavi attesi coprano i costi operativi nei primi mesi di attività, quando i volumi sono tipicamente più bassi.
- Opzioni di finanziamento disponibili in Italia: prestiti bancari, garanzie Confidi, incentivi regionali e nazionali (come i fondi PNRR o i bandi Simest per l’internazionalizzazione) e investitori privati o business angel.
In questo modo è possibile valutare se le risorse disponibili possono tradursi in investimenti profittevoli nel medio-lungo periodo.
Una valutazione finanziaria rigorosa è la condizione necessaria per trasformare un’analisi di mercato in un piano d’azione concretamente realizzabile.
Step 9: Interpreta i risultati e costruisci il piano d’azione
L’ultimo step è quello in cui i dati raccolti e analizzati si trasformano in decisioni operative. L’interpretazione dati deve portare a un piano strutturato, non a considerazioni generiche. È il momento in cui l’analisi smette di essere un documento di ricerca e diventa uno strumento di guida per le scelte quotidiane dell’impresa.
Il piano d’azione deve includere:
- Proiezioni di ricavo a 12, 24 e 36 mesi, costruite su ipotesi verificabili e coerenti con i dati di mercato raccolti.
- Previsione del flusso di cassa, con identificazione dei periodi di maggiore tensione finanziaria e delle misure per gestirli.
- Strategia di mitigazione dei rischi, con identificazione degli scenari avversi più probabili e delle contromisure operative e finanziarie.
- Roadmap di implementazione, con milestone chiare, responsabilità definite e indicatori di performance per monitorare l’avanzamento.
Un piano d’azione ben strutturato è anche il documento principale che le PMI presentano a banche e investitori per supportare le richieste di finanziamento.
Esempio pratico di un’analisi di mercato
Analizziamo l’esempio di un negozio di abbigliamento con sede a Bologna. Questo è attivo da cinque anni nel mercato locale e intende avviare un canale di vendita online per raggiungere clienti in tutta Italia.
L’analisi del settore mostra un ecommerce fashion, con margini di sviluppo ancora interessanti. Il target viene identificato in donne tra 25 e 45 anni, urbane, con reddito medio-alto e abituate agli acquisti online.
Lo studio dei competitor evidenzia la presenza di grandi marketplace, ma anche uno spazio per brand di nicchia con identità territoriale. Sul piano normativo, l’azienda deve adeguarsi a GDPR, gestione IVA e condizioni di vendita.
Dall’analisi SWOT emergono:
- Punti di forza: reputazione e qualità;
- Debolezze: poca esperienza digitale;
- Opportunità: crescita del mercato);
- Minacce: competizione sui prezzi.
Il pricing resta coerente con il negozio fisico, integrando i costi logistici. La distribuzione si basa su ecommerce proprietario e un marketplace di supporto, con logistica esternalizzata.
L’investimento iniziale è di circa 15.000€, con break-even previsto in 18 mesi. Il piano prevede il lancio entro 3 mesi e prima verifica dei risultati dopo 6 mesi.
Gli errori più comuni nell’analisi di mercato
Anche con le migliori intenzioni, le PMI commettono spesso errori che compromettono la qualità e l’utilità dell’analisi. Riconoscerli in anticipo consente di evitarli prima che si traducano in decisioni sbagliate o in investimenti difficilmente recuperabili.
Ecco gli errori più frequenti durante lo studio del mercato target:
- Basarsi su assunzioni invece che su dati oggettivi, confondendo la propria percezione del mercato con la realtà documentata. Un’idea che sembra buona internamente deve essere validata da dati esterni prima di diventare la base di una strategia.
- Ignorare le differenze regionali del mercato italiano, trattando il paese come un mercato omogeneo quando in realtà presenta dinamiche molto differenziate per reddito, abitudini di consumo e densità competitiva tra Nord, Centro e Sud.
- Sottovalutare la concorrenza, concentrandosi solo sui competitor più ovvi e trascurando quelli indiretti o emergenti, che spesso rappresentano la minaccia più rilevante nel medio termine.
- Costruire previsioni finanziarie deboli, con proiezioni di ricavo ottimistiche e stime di costo incomplete. Una previsione finanziaria credibile deve includere scenari conservativi e tenere conto dei costi nascosti della fase di avvio.
- Espandersi senza capacità operativa adeguata, pianificando la crescita aziendale senza verificare che le risorse umane, logistiche e tecnologiche siano sufficienti a supportarla. Crescere troppo velocemente rispetto alle proprie capacità operative è una delle cause più comuni di difficoltà finanziarie nelle PMI in fase di espansione.
Riconoscere questi errori in anticipo è già un vantaggio competitivo concreto. Significa affrontare l’analisi di mercato con il rigore necessario per prendere decisioni solide e sostenibili nel tempo.
Domande chiave prima di espandere la tua impresa
Prima di procedere con l’espansione, è utile rispondere in modo onesto ad alcune domande che riguardano la solidità interna dell’impresa. Ecco alcuni esempi.
Sul piano operativo e del team:
- Le persone coinvolte hanno le competenze necessarie per gestire la fase di crescita?
- I processi interni sono sufficientemente strutturati per supportare un aumento del volume operativo?
Sul piano del brand e della comunicazione:
- Il riconoscimento del brand si estende al di là del mercato attuale?
- La strategia di comunicazione è adatta al nuovo segmento o territorio target?
Sul piano dell’innovazione:
- L’espansione è supportata da un vantaggio competitivo reale o si replica semplicemente ciò che fanno già altri?
- Esistono opportunità di business legate a prodotti, servizi o canali non ancora esplorati?
Sul piano della relazione con i clienti esistenti:
- L’espansione rischia di distogliere attenzione e risorse dai clienti attuali?
- Esiste una strategia di customer retention che garantisca continuità di ricavo anche durante la fase di crescita?
Rispondere a queste domande con dati alla mano, e non solo con valutazioni soggettive, è parte integrante di un processo decisionale solido.
Infrastruttura digitale e prontezza nei pagamenti
Una componente spesso sottovalutata nella pianificazione dell’espansione riguarda l’infrastruttura digitale e i sistemi di pagamento. Per una PMI, disporre di strumenti adeguati per gestire incassi fisici e online in modo integrato è una condizione essenziale. Non un dettaglio tecnico.
Gli aspetti da valutare nella prontezza dei pagamenti includono:
- Sistemi POS aggiornati, in grado di accettare pagamenti contactless, carte e wallet digitali. Devono inoltre poter generare reportistica utile per il monitoraggio delle performance di vendita e dei principali KPI operativi.
- Soluzioni di pagamento online, integrate con la piattaforma ecommerce e compatibili con i principali metodi di pagamento utilizzati dal segmento di clientela target.
- Omnicanalità, ovvero la capacità di gestire in modo coerente le transazioni provenienti da canali fisici e digitali, con visibilità unificata sui flussi di cassa.
- Visibilità in tempo reale sul flusso di cassa, che consente di monitorare l’andamento delle vendite e di prendere decisioni finanziarie tempestive durante la fase di espansione.
Provider riconosciuti e affidabili come myPOS offrono terminali POS, gateway di pagamento online e un conto business integrati in un’unica piattaforma pensata per le esigenze operative delle PMI che gestiscono vendite su più canali.
Disporre di un’infrastruttura di pagamento scalabile fin dall’avvio dell’espansione riduce la complessità operativa. Inoltre, un sistema di pagamenti efficace migliora la capacità di controllo finanziario nelle fasi di crescita.
Conclusione
Saper come fare un’analisi di mercato strutturata è il punto di partenza per prendere decisioni basate su dati concreti, non su intuizioni. I 9 step di questo framework coprono in modo completo tutti gli aspetti chiave. Dal contesto di settore alla segmentazione dei clienti, fino alla definizione di un piano d’azione operativo.
Per le PMI italiane, dedicare tempo a questa fase significa ridurre i rischi e aumentare la qualità delle scelte strategiche. Inoltre, consente di presentarsi a banche e investitori con un progetto chiaro, credibile e ben documentato. Una crescita aziendale solida e sostenibile parte sempre da un’analisi rigorosa, che trasforma un’idea in una strategia concreta.
Domande frequenti
Come definisco un TAM locale realistico per la mia nicchia?
Parti dai dati ISTAT sulla spesa delle famiglie nella categoria merceologica di riferimento, filtrati per area geografica target. Moltiplica la spesa media per il numero di nuclei familiari o imprese nel territorio. Riduci il risultato applicando un filtro demografico coerente con il tuo segmento: età, reddito, abitudini d’acquisto. Il numero ottenuto è il tuo TAM (Total Addressable Market) locale di partenza. È una stima, non una certezza, ma costruita su dati oggettivi verificabili.
Quali fonti pubbliche italiane validano la domanda rapidamente?
In questo caso bisogna consultare fonti pubbliche affidabili che forniscono dati aggiornati e facilmente accessibili.
Le fonti di informazione più utili sono:
- ISTAT per dati demografici, redditi e consumi per categoria;
- Unioncamere per statistiche su imprese attive per settore e provincia;
- Infocamere per la composizione del tessuto imprenditoriale locale;
- Google Trends per misurare l’interesse di ricerca nel tempo su termini chiave del tuo settore;
- Report di Confindustriae delle associazioni di categoria per trend e previsioni settoriali.
Consultare queste fonti consente di ottenere una prima validazione della domanda in modorapido, basata su dati affidabili e aggiornati.
Come stimo il fatturato di un concorrente senza bilanci pubblici?
Puoi stimare il fatturato analizzando più indicatori indiretti. Ad esempio, il numero di dipendenti visibile su LinkedIn può essere moltiplicato per il fatturato medio per addetto del settore (dato disponibile su fonti come ISTAT o banche dati settoriali). Un altro elemento utile è il volume stimato di traffico web, che può essere analizzato tramite strumenti come SimilarWeb o SEMrush. Infine, anche la presenza e lafrequenza delle campagne pubblicitarie online rappresentano un segnale indiretto del budget disponibile. Per le società di capitali italiane, i bilanci sono depositati al Registro delle Imprese. Inoltre, sono consultabili tramite Infocamere a costi contenuti.
Come testo la disponibilità a pagare prima del lancio?
Puoi testare la disponibilità a pagare anche con un budget limitato. Un primo approccio consiste nel condurre interviste dirette a potenzialiclienti, ponendo domande aperte sul prezzo che considererebbero equo e su quello che li porterebbe a rinunciare all’acquisto. Un’altra opzione è creare una landing page con un prezzo indicato e misurare il tasso di conversione su un campione di traffico reale. Infine, puoi proporre un pre-ordine o una lista d’attesa con prezzo esplicito. Quest’ultimo metodo è generalmente il più affidabile, perché richiede un’azione concreta da parte dell’utente e non solo una dichiarazione di intento.
Come individuo i punti deboli dei concorrenti in modo oggettivo?
Analizza le recensioni online su Google, Trustpilot e i marketplace di settore. I pattern ricorrenti nelle valutazioni negative sono dati strutturati sulle lacune percepite dalla clientela. Confronta i tempi di risposta al cliente tramite test diretti. Valuta la qualità e la frequenza della comunicazione digitale come indicatore indiretto di investimento in marketing. Monitora infine le offerte di lavoro pubblicate. Un concorrente che cerca continuamente figure operative in una determinata area segnala spesso un problema strutturale in quel processo.
Quali segnali indicano un mercato saturo?
Un mercato saturo mostra segnali oggettivi che indicano un’elevata competizione e una ridotta capacità di crescita.
I principali indicatori di un mercato saturo sono:
- Margini medi di settore in contrazione documentati nei report di categoria;
- Alta densità di operatori per area geografica rilevabile da Infocamere;
- Guerra di prezzo visibile nelle campagne pubblicitarie dei concorrenti;
- Recensioni online che mostrano clientela già fidelizzata con bassa propensione al cambio di fornitore;
- Assenza di innovazione di prodotto o servizio negli ultimi anni, segnale che il mercato è in fase matura o di declino.
In presenza di tre o più di questi segnali simultaneamente, è consigliabile valutare un posizionamento di nicchia molto specifico prima di procedere.





